La Champions League riapre i battenti. Dopo la pausa invernale si fa sul serio con gli ottavi di finale della massima competizione continentale. Vietato sbagliare dunque per le 16 squadre più forti d'Europa capaci di superare la fase a gironi. Una fase a gironi in cui si è riscontrato un competitive balance, ovvero un livello di equilibrio competitivo della competizione più basso rispetto al passato. Secondo l'analisi del Cies, l'Osservatorio europeo sul calcio, c'è stato un aumento sensibile della media dei punti a partita conquistati dalle prime classificate rispetto al passato, e un aumento delle partite con almeno 3 gol di differenza.

Perché la fase a gironi della Champions è sempre meno equilibrata

Uno studio del Cies, ovvero l'Osservatorio europeo sul calcio, ha evidenziato un aspetto interessante che non può che far riflettere i vertici dell'Uefa e che riguarda il competitive balance, il livello di equilibrio di un torneo. Prendendo in considerazione le fase a gironi della Champions League dal 2003-2004 a quella attuale, si può riscontrare un calo del suddetto equilibrio: in sintesi, a giudicare dai risultati sembra aumentato il gap tra le big, ovvero le prime classificate nei raggruppamenti e le formazioni non qualificate.

Aumenta il divario tra le squadre classificate agli ottavi e le ultime

Prendendo in considerazione i punti delle squadre classificatesi come prime nei gironi della Champions, si è passati da una media di 2.11 lunghezze a partita del periodo 2003-2006, a quella di 2.26 per il 2015-2018. D'altro canto calata la media delle ultime classificate passate dai 0,59 punti a partita nel 2003-06, 0,45 nel 2015-18. Da registrare anche un miglioramento nella differenza reti della formazioni poi qualificatesi agli ottavi, da +6,38 a +8,91. Un aspetto che contraddistingue una maggiore facilità nel bucare le difese avversarie.

Come dovrebbe cambiare la Champions League, i consigli del Cies

Come rendere dunque più equilibrata la Champions League? Ecco quanto consigliato dal Cies, nella nota ufficiale sul tema: "Nel contesto attuale, con lo stesso numero di partecipanti, solo una migliore distribuzione delle risorse a livello internazionale e nazionale consentirebbe un maggiore equilibrio nelle fasi a gironi della Champions League. Tuttavia, questa soluzione si scontra con i club finanziariamente dominanti. Una soluzione alternativa consisterebbe nel ridurre drasticamente il numero di squadre che hanno accesso alle fasi di gruppo. Un simile cambiamento escluderebbe tuttavia ancora più rappresentanti di paesi con un mercato calcistico meno sviluppato. Ciò andrebbe contro il ruolo federativo della UEFA e provocherebbe anche una forte opposizione. Un buon compromesso consisterebbe nel ridurre il numero di partecipanti nella fase a gironi della Champions League, mantenendo un sistema aperto di concorrenza. Contrariamente alla più recente riforma, il compromesso sarebbe anche quello di garantire una maggiore percentuale di entrate per i club che partecipano alle altre competizioni europee e rafforzare la solidarietà nei confronti di altri paesi e club".