La partita contro il Liverpool è un manifesto, un marchio indelebile del nuovo allenatore del Napoli, Carlo Ancelotti. Tutti a fine partita, a denti stretti anche Klopp, hanno sottolineato come il Napoli abbia vinto perché si è perfettamente modellato sulle caratteristiche del Liverpool, squadra che per valori tecnici e momento di forma è nettamente superiore agli azzurri, e ne ha disinnescato tutte le potenzialità, riuscendo prima di tutto a limitarne l’enorme forza offensiva, in secondo luogo ad eludere il pressing in ri-aggressione, marchio di fabbrica del tedesco, e infine a metterne in difficoltà i difensori con una fraseggio – palla a terra – che avvicina il Napoli alle grandi squadre europee, almeno per il gioco espresso.

Il Napoli di Sarri è stato una squadra che tanti hanno studiato, analizzato in ogni minimo dettaglio e sviscerato nelle suoi più piccoli meccanismi. Aveva un modulo fisso, il 4-3-3, a centrocampo tutto girava intorno a un metodista che attivava triangolazioni a destra o a sinistra, portava avanti la manovra. Le due ali poi avevano compiti differenti: Insigne doveva entrare nel campo per rifinire, Callejon doveva tagliare dietro al terzino avversario per puntare la porta. Accanto a queste evidenti caratteristiche ce n’erano poi tante altre che hanno creato una squadra molto riconoscibile.

Quando De Laurentiis ha sostituito Maurizio Sarri con Carlo Ancelotti questa estate tutti i tifosi napoletani erano molto preoccupati, perché affidare una squadra con un’identità di calcio così forte ad un altro allenatore è un grande rischio. Farlo poi senza modificare quasi nulla in rosa, vuol dire dare all’allenatore tutto l’onere di ridefinire l’intero assetto, dovendo dare allo stesso tempo nuove motivazioni a calciatori che con Sarri si sono avvicinati davvero alla perfezione. In questo mese e mezzo di calcio, fra serie A e Champions League, Carlo Ancelotti è riuscito già a cambiare il Napoli sotto tre punti di vista.

  • Nuova identità tattica. In primo luogo ha cambiato ruolo e compiti a quasi tutti i calciatori. L’emblema di questo stravolgimento è Hamsik, che da mezzala di sostegno è diventato regista, a cui viene demandato soprattutto il gioco lungo, anche a scavalcare la difesa avversaria, mentre con Sarri Jorginho era addetto a passaggi di dieci metri massimo, assolutamente rasoterra. Ma insieme allo slovacco altri che hanno cambiato i compiti in campo sono Zielinski, utilizzato da mezzala d’inserimento, Allan, sempre più mediano centrale, Callejon, ala tattica quasi a tutta fascia, Insigne, numero 10 alla vecchia maniera, molto più vicino alla porta e quindi più decisivo.
  • Modulo camaleontico. Per cambiare ruoli e compiti ai calciatori Ancelotti non ha cambiato il 4-3-3, scegliendo un altro modulo fisso, ma ha optato per l’adeguamento della sua squadra in base all’avversario affrontato. Contro il Torino che ha una difesa molto lenta, spazio ad un 4-4-2 che diventava velocemente 4-3-3 in fase di possesso e schierava in attacco Verdi, Insigne e Mertens, risultati imprendibili per i difensori torinisti. Ieri che invece bisognava affrontare il terribile tridente del Liverpool, ha schierato una difesa a tre, per avere sempre un difensore sull’uomo, con Albiol che scalava addirittura con compiti da libero, per chiudere eventuali dribbling riusciti, e un centrocampo molto folto, in cui Fabian Ruiz è riuscito a tenere insieme i reparti di centrocampo e attacco grazie al suo moto continuo e un’ottima conduzione della palla.
  • Gestione della rosa. Il terzo grande cambiamento poi, è strettamente legato al secondo. Se Ancelotti, a differenza di Sarri, cambia spesso modulo, lo fa anche perché ha una gestione della rosa completamente differente dal suo predecessore, ragionando su una base di partenza di calciatori molto più ampia. Se Sarri ha creato specialisti eccezionali, difficilmente però sostituibili dai compagni stessi in panchina, Ancelotti vuole che ogni calciatore si esprima secondo le sue inclinazioni più evidenti, e per farli giocare in questo modo si adatta a loro, tenendo dentro il progetto tattico, sempre mutevole, un numero molto alto di giocatori.

Quello di Napoli è un fantastico cantiere tattico a cui tutti dovremmo guardare per capire come rimodellare una squadra in poco tempo, considerando anche gli input dirigenziali, perché, e non bisogna mai dimenticarlo, Ancelotti è stato scelto da De Laurentiis proprio perché sfruttamento e messa in mostra dell’intera rosa e sottolineatura della multi-dimensione dei calciatori dovevano diventare principi della squadra fondamentali.

Ancelotti quindi sta riuscendo a cambiare il Napoli, altra cosa però è rispondere alla domanda se questo è un cambiamento che migliorerà i risultati della squadra, la consapevolezza dei calciatori, la loro crescita e anche l’immagine del Napoli in Europa. In questo senso quello che a Sarri è riuscito nei suoi anni napoletani è ancora un piccolo miracolo sportivo che dobbiamo sempre tenere a mente.