Fino alle 21 del 12 marzo 2019, Allegri aveva cambiato Cristiano Ronaldo, ma CR7 non aveva cambiato la Juve. Soprattutto in Europa. Poi è iniziata un'altra storia. Aveva segnato un gol nelle prime sei partite di Champions, mai così poche dal 2005-2006. Ne ha fatte tre tutte insieme, quando contava di più. Contro l'Atletico si è rivisto il Cristiano Ronaldo dell'ultimo anno al Real con Zidane, il CR7 centravanti magari atipico ma dominatore degli ultimi sedici metri. Lì dove fisico, ferocia, presenza contano di più. Allegri l'ha rimesso dentro l'area, a cambiare i destini della squadra. E si è preso il centro della scena.

CR7 si riprende la Juve

Ha segnato tre gol con cinque tentativi, ha completato 31 passaggi sui 36 tentati (11 a Spinazzola, una delle rivelazioni della serata), di cui 17 negli ultimi 30 metri e due su quattro in area. Ne ha ricevuti 50, di cui 11 da Chiellini. Ha appoggiato 12 volte in avanti, 15 all'indietro. Ha completato cinque dei sette dribbling provati, ha recuperato quattro palloni, vinto quattro duelli aerei. Doveva giocare davanti, senza preoccuparsi della gestione difensiva. Così è stato.

Torna il CR7 dominatore d'area

Cristiano Ronaldo, primo bianconero a segnare una tripletta nella fase a gironi di Champions dai tempi di Del Piero nel 1998, in questa posizione ha giocato poco con Allegri quest'anno. Dopo la prima giornata di campionato a Chievo, il tecnico l'ha riportato indietro. L'ha restituito al ruolo di ala, ha ridirezionato l'evoluzione del portoghese che, rovesciata allo Juventus Stadium docet, nelle ultime stagioni con Zidane si era trasformato sempre più in centravanti d'area. Un giocatore che segnava con un tocco o due, galleggiava in area e magari partecipava meno allo sviluppo del gioco.

Per tutto l'arco della stagione Allegri tenta di far convivere Ronaldo e un riferimento offensivo e di personalità come Mandzukic. Ma all'Old Trafford contro il Manchester United, nella miglior partita della Juve nella fase a gironi, senza il croato infortunato, Ronaldo parte al centro dell'attacco e della scena con Dybala e Cuadrado ai lati. Contro i Red Devils, la Juve ha chiuso con il 61% di possesso palla, con 14 tiri a 6 (5 a 2 in porta) e con due giocatori sopra i 70 passaggi completati in 90 minuti, Rodrigo Bentancur e Miralem Pjanić. È l'unica partita di questa stagione in Champions in cui, tra i primi due bianconeri nella graduatoria per passaggi riusciti, non compare un difensore. È il segno chiaro di una partita in cui, anche per la configurazione di fatto atipica del tridente, la squadra di Allegri non ha cercato palle lunghe e attacchi diretti ma una gestione degli spazi attraverso il possesso.

I movimenti di CR7 e Dybala all’Old Trafford, in una delle migliori partite della Juve di Allegri in questa Champions League
in foto: I movimenti di CR7 e Dybala all’Old Trafford, in una delle migliori partite della Juve di Allegri in questa Champions League

Cristiano Ronaldo si allontana dalla porta

Le scelte successive, in Europa e non solo, finiscono per rendere Ronaldo più coinvolto nello sviluppo del gioco, meno presente in area. La quasi totale assenza di palloni toccati negli ultimi sedici metri al Wanda Metropolitano ne alimentano la frustrazione sfogata poi con la mano aperta verso i tifosi a ricordare le cinque Champions alzate, due proprio in faccia ai Colchoneros di Simeone. Almeno in Serie A. In campionato, infatti, CR7 supera i 32 passaggi di media, valori che nella Liga non toccava dal 2015-16. In Europa, invece, ne effettua anche meno rispetto alla scorsa Champions League. Perché? Allegri, prima della sfida contro il Sassuolo, così delineava la sua visione della squadra. “Dybala gioca sempre nello stesso ruolo, Cristiano Ronaldo è più punta e accanto lui ci vuole uno che occupi maggiormente l’area: hanno bisogno di Mandzukic. Poi a Madrid non sono matti, lui per anni ha giocato con Benzema, ci sarà un motivo. Per lo stesso motivo accanto a Pjanic ci vuole Matuidi”.

La diversa integrazione con Mandzukic e Benzema

Ronaldo, che pure completa più passaggi chiave in Serie A di quanti ne distribuiti in media al Real in campionato dal 2014-15, al Real Madrid si integrava diversamente con Benzema. Il francese attaccava lateralmente la profondità, si associava via via con Kroos, Marcelo, eventualmente Izco per costruire sulla fascia sinistra la base di una superiorità numerica preludio a un maggiore svuotamento dell'area a vantaggio di Ronaldo.

L’evoluzione del rendimento offensivo di Cristiano Ronaldo nelle ultime stagioni (Fonte: Whoscored)
in foto: L’evoluzione del rendimento offensivo di Cristiano Ronaldo nelle ultime stagioni (Fonte: Whoscored)

Un centravanti dalla diversa impostazione come Mandzukic, nel contesto di un 4-3-3 con un regista basso e due mezzali più di corsa e di fondamentale equilibrio che dei registi aggiunti alla Kroos o Modric, modifica anche la costruzione del gioco e l'interpretazione individuale. Anche Cristiano Ronaldo finisce così per adattarsi a un meccanismo diverso in cui la questione Dybala periodicamente si riaffaccia.

Dybala e la ricerca della libertà

“Fin dal primo giorno, anche se ho giocato in diversi ruoli, Allegri mi ha sempre dato la libertà di giocare ovunque. Credo che la fiducia sia molto importante ed è bello sentirsi parte di una grande squadra e dei suoi obiettivi" diceva Dybala al sito dell'Uefa. La libertà, insegna Gaber, è partecipazione. Dybala, rispetto alla scorsa Champions League, ha aumentato la media di passaggi da 38,5 a 41,5. Ma tenta meno dribbling, completa quasi un terzo dei passaggi chiave, subisce meno falli. Galleggia in un ruolo ibrido che non è ala e non è centrocampista a tutto campo, quel tipo di giocatore su cui si è retto l'edificio tattico del Real di Zidane anche per la presenza di un equilibratore come Casemiro.

L’evoluzione del rendimento offensivo di Dybala (Fonte: Whoscored.com)
in foto: L’evoluzione del rendimento offensivo di Dybala (Fonte: Whoscored.com)

Il diverso inquadramento del 4-3-3 di Allegri spinge Ronaldo a tirare più da fuori, a prendere conclusioni meno scontate. Una prima differenza, nel confronto tra le due ultime stagioni, sta nella qualità dei tiri. In base al modello Opta degli expected Goals (xG), quest'anno avrebbe dovuto realizzare 0,86 reti ogni 90 minuti: è il dato più basso negli ultimi cinque anni. Rispetto all'ultimo periodo al Real Madrid, dunque, prende tiri leggermente più difficili o più forzati. Tira, soprattutto, di più da fuori. L'anno scorso, nella Liga, le conclusioni da più di 16 metri erano solo 39 su 178, in Serie A finora sono già 64 su 157.

Il prospetto dei tiri di Cristiano Ronaldo in Serie A (fonte: Understat)
in foto: Il prospetto dei tiri di Cristiano Ronaldo in Serie A (fonte: Understat)

Trionfo da campioni

In una Champions League tatticamente particolare come questa, il calcio di possesso non è detto che paghi necessariamente. Anzi. Roma, Real, Borussia Dortmund e PSG hanno perso negli ottavi pur avendo passaggi totali effettuati nel torneo maggiori degli avversari. E in tre dei primi quattro ottavi di finale completati, è passata ai quarti la squadra con meno tiri in porta in Champions quest'anno (con la sola eccezione di Tottenham-Borussia Dortmund). Conta tanto la gestione mentale dei momenti chiave, in un'edizione in cui si è segnato un terzo dei gol nell'ultima mezz'ora. Allegri, con Emre Can difensore aggiunto, i due terzini come ali leggere spinte dall'entusiasmo di uno stadio e di una squadra in simbiosi, ha reinventato presente e quasi certamente futuro della stagione. Nelle notti di coppe e di campioni, serve anche questo.