Napoli eliminato dalla Champions League per una questione di differenza reti. Ad Anfield Road serviva almeno un gol (oppure segnare e perdere con un gol di scarto) per tentare la qualificazione gli ottavi di finale. E' andata nel peggiore dei modi, con la stessa beffa assaporata l'11 dicembre del 2013 quando gli azzurri chiusero a 12 punti nel girone assieme all'Arsenal e al Borussia Dortmund di Klopp ma vennero esclusi per la classifica avulsa. Allora sulla panchina dei partenopei c'era Rafa Benitez e l'attacco poteva contare su un bomber del calibro di Gonzalo Higuain. Oggi al timone c'è Carlo Ancelotti ma lì davanti non c'è una punta dello stesso livello del Pipita.

La retrocessione in Europa League è amarissima per il tecnico di Reggiolo che, da specialista della Champions per averla conquistata 3 volte, da molto tempo non usciva così presto dalla maggiore competizione continentale per club. Non accadeva da 18 anni, dalla stagione 2000/2001, quando allenava la Juventus. In quella edizione del Trofeo i bianconeri – che raccolsero appena 6 punti contro avversari tutt'altro che irresistibili – chinarono il capo davanti ad Amburgo, Panathinaikos e Deportivo La Coruna. Per trovare un'altra delusione così cocente nella sua carriera bisogna tornare indietro ancora di qualche anno: nell'edizione 1997/1998, al debutto nel Torneo sulla panchina del Parma, Ancelotti venne eliminato ai gironi nonostante il secondo posto.

Accettiamo il risultato con la consapevolezza che abbiamo fatto tutto il possibile – ha ammesso Ancelotti dopo la gara di Anfield – e forse anche di più per contendere la qualificazione ad avversari che al momento del sorteggio erano nettamente superiori a noi sulla carta. Non c'è rammarico perché di fronte avevamo i vice-campioni d'Europa. C'è dispiacere ma questa amarezza ce la portiamo in Europa League, che sarà comunque una competizione importante per noi.