Lunedì, al massimo entro martedì, il Napoli chiuderà l'operazione Simone Verdi. C'è l'accordo con il Bologna, che nelle settimane scorse ha autorizzato il club a contattare il calciatore, da formalizzare sulla base di 23 milioni (di cui 20 parte fissa e il resto in bonus). C'è già un'intesa con l'entourage del calciatore, pupillo di Maurizio Sarri (lo ha allenato a Empoli) e stimato a tal punto dal tecnico che lo ha definito un "talento ancora non esploso del tutto": contratto di cinque anni, stipendio da 1.5 milioni di euro a stagione e bonus (più del doppio di quanto percepisce attualmente in Emilia), certezza che in azzurro non reciterà un ruolo di convitato di pietra come accaduto a Giaccherini (in partenza già a gennaio) o a Pavoletti.

Tutto fatto? L'ottimismo della ragione induce a pensare che, sì, la prossima ala destra dei partenopei sarà ‘il ragazzo' cresciuto nelle giovanili del Milan e poi svezzato in provincia. Manca l'ultimo tassello: dall'assenso definitivo al trasferimento ai cosiddetti dettagli della transazione tra club. Poi Verdi potrà riabbracciare l'allenatore che in Toscana gli ha fornito i rudimenti dei scuoi schemi e adesso può trasformarlo nella pedina jolly, il classico asso nella manica da giocare sul rettangolo verde nella seconda parte della stagione, nella corsa scudetto e nell'appendice delle Coppe in Europa League.

Venticinque anni, calcia di destro e di sinistro, è l'età giusta per il salto di qualità: passare dalla bambagia di piazze che non hanno grandi pretese al calore e alla pressione mediatica di ambienti che hanno fame di vittorie, urlano a squarciagola l'inno della Champions, sognano il Real e applaudono Guardiola. Vice Callejon, al centro dell'attacco al posto di Mertens oppure sulla corsia di sinistra, schierato da trequartista: la duttilità tattica di Verdi ha spostato l'ago delle preferenze dalla sua parte anche rispetto allo spagnolo Deulofeu del Barcellona (una pista alternativa che il Napoli ha battuto per assicurarsi un ‘piano b') o a Politano del Sassuolo (con il prestito di Maksimovic che può entrare nella trattativa).

Quanto alle altre voci di mercato rilanciate dalle ultime notizie rinviano ogni discorso a giugno: Inglese resterà al Chievo fino al termine della stagione; Ciciretti non arriverà subito ma potrebbe addirittura finire in prestito al Getafe in Spagna; Machach ha firmato il contratto fino al 2022 ma il suo destino almeno nell'immediato è farsi le ossa altrove prima di essere ritenuto maturo per entrare a far parte della rosa azzurra; Younes dell'Ajax è stato già bloccato così come Grimaldo del Benfica (terzino sinistro); Dolberg – attaccante danese dell'Ajax – è un altro nome caldo; addio a Pepe Reina, i nomi più caldi sono Perin del Genoa, Leno del Leverkusen o il portoghese Rui Patricio.

Altra questione sul tavolo, il rinnovo del contratto di Sarri. Nei giorni il presidente, De Laurentiis, ha fatto visita al tecnico e ha avuto un lungo colloquio nel quale s'è parlato di tutto, a cominciare dalla possibilità che il tecnico prolunghi al propria permanenza sulla panchina del Napoli (fino al 2021, un anno in più rispetto al 2020), con ingaggio notevolmente superiore rispetto all'attuale (dallo stipendio di 1.4 milioni attuale a circa 3, più del doppio) ma senza la clausola rescissoria che consente a qualsiasi club che paghi 8 milioni di penale di tentare il tecnico nel periodo compreso tra il 2 febbraio e il 31 marzo. Il massimo dirigente ha spiegato anche i piani per il futuro, chiarendo che la squadra non verrà depotenziata ma rafforzata. Un segnale tangibile sino i rinnovi di Allan e Chiriches (praticamente fatti), la mediazione sulla permanenza di Mertens portandolo a un ingaggio da top player, Insigne (senza clausola) e Ghoulam blindati da nuove intese.