"La Juventus non è solamente Cristiano Ronaldo". E' stata una delle frasi dette da Diego Simeone alla vigilia della partita dello JStadium. Poi, proprio Cr7 ha decretato la propria sentenza, rifilando tre reti ai Colchoneros eliminandoli praticamente da solo. Smentendo le parole del Cholo, ma solamente in parte. Perché il successo bianconero è sì timbrato dal portoghese ma è figlio di una complessiva partita corale perfetta.

Merito di Max Allegri in primis, deus ex machina che ha inventato Emre Can terzo in linea difensiva, spingendo la gioventù di Spinazzola sulla fascia insieme all'esuberanza di Cancelo. Merito di Bernardeschi, preferito a Dybala che ha entusiasmato per giocate e intensità, offrendo l'assist per Cr7 e poi propiziando il rigore che risulterà decisivo. Merito di uno stadio che ha trascinato i propri giocatori all'impresa, annichilendo lo spirito ‘cholista' dell'Atletico mai realmente in partita.

Cristiano Ronaldo ha voluto omaggiare tutti a suo modo. Perché proprio Cr7 alla vigilia aveva chiesto al popolo juventino di stare vicino alla squadra, di pensare positivo, di credere nell'impresa: "Insieme possiamo vincere" aveva detto. Poi, che ci abbia pensato lui, da solo, questa è un'altra storia.

Uno per tutti e tutti per uno #finoallafine

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Ciò che racconta il primo anno di Juventus del Fenomeno portoghese, unito a ciò che si osserva a Madrid orfana di Cristiano, è che Ronaldo è oltre un semplice campione. E' un uomo squadra, un trascinatore, un elemento positivo per il gruppo. Dove gioca lui, tutti migliorano, si esprimono al meglio, danno il massimo e oltre. Cr7 è capace di esaltare le folle ma ancor più i compagni con cui gioca. L'esempio è stato martedì sera in campo, con tre gol schiaccia Atletico, tra le sue vittime preferite di sempre. E oggi sui social dove ha scelto per festeggiare l'impresa, la foto di gruppo all'interno dello spogliatoio, unita alla scritta: "Uno per tutti, tutti per uno". Dove quell'"uno" ha un nome e un cognome: Cristiano Ronaldo.