Una macchina azzurra dal motore (potente) bianconero

Blocco granitico – La chiamano l'Italia di Prandelli ma, sotto sotto, potrebbe anche venir etichettata diversamente. Nell'annata straordinaria bianconera, culminata con la conquista del secondo scudetto consecutivo, c'è un'ulteriore medaglia appesa alla giacca del Capitano Antonio Conte: un riconoscimento che, a molti, farebbe gonfiare il petto e camminare a diversi centimetri dal suolo. La nostra Nazionale, infatti, è stata pensata e costruita da Cesare Prandelli attorno al "blocco" juventino, neo campione d'Italia. Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Pirlo, Marchisio, Giaccherini, Giovinco, saranno loro, insieme al gruppo di giocatori rossoneri e a qualche altro "infiltrato", a giocare i prossimi Mondiali brasiliani e l'imminente "Confederations Cup". Una soddisfazione, quella tecnico juventino, da condividere con Massimiliano Allegri che è riuscito a portare, nonostante una stagione con qualche problema, ben cinque giocatori rossoneri in formazione titolare: evento che non capitava dai tempi degli squadroni di Sacchi e Capello. Prandelli è andato sul sicuro, infischiandosene dei malumori e delle proteste dei tifosi delle altre squadre. E' andato, coerentemente, dritto per la sua strada chiamando i giocatori più collaudati ed esperti che il campionato offriva (quelli juventini, appunto) e la "meglio gioventù" italiana (e rossonera) esplosa in questa stagione.
Cesare in buona compagnia – Prandelli, nella storia del calcio italiano, non è certo il primo ad aver approfittato di uno, o più gruppi di giocatori provenienti della stessa squadra. "Modus operandi" intelligente e pratico ("Avere due blocchi di qualità è importante – ha dichiarato il ct azzurro – significa che i giocatori si conoscono bene, talvolta basta uno sguardo per trovare la giocata giusta, insomma fai meno fatica) che, negli anni passati, è già stato utilizzato dai "big" della panchina azzurra che hanno preceduto il buon Cesare. Il primo fu Vittorio Pozzo che, nel 1947, costruì la sua squadra con tutti i campioni del grande Torino, più il portiere bianconero Sentimenti IV. Prima e dopo di lui ci furono altri "tentativi", come quelli di Fabbri nel '64 (contro la Finlandia 7 interisti, 3 milanisti più Bulgarelli), Valcareggi nel '70 in Messico (contro la Svezia 5 interisti, 5 cagliaritani più De Sisti), nel '73 a Istanbul (7 juventini, 3 interisti più Riva) e poi quello di Bearzot in Argentina che chiamò nove bianconeri e sei granata (in pratica, un derby giocato in azzurro) e successivamente quelli di Arrigo Sacchi e Marcello Lippi.
I colori della felicità – Dopo quelli dello Scudetto numero 31, ecco quello della maglia più prestigiosa. L'estate di Buffon e compagni sarà colorata di azzurro dopo che, per tutto l'anno, si è rincorso quel pezzetto di stoffa dalle tonalità verde-bianco-rossa. Escludendo l'attacco, in pratica il resto della squadra che sfiderà il Brasile in Confederations Cup poggierà sulle qualità dell'undici di Antonio Conte: la difesa con Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini e buona parte del centrocampo con Andrea Pirlo ed il "principino" Claudio Marchisio. Il nostro commissario tecnico ha così tinto d'azzurro la squadra campione d'Italia, testimoniando e certificando il grande lavoro svolto dal "mister" juventino: “Conte ha portato a questi giocatori la cultura del lavoro". Dolci melodie per il condottiero della vecchia signora più scudettata d'Italia che, il prossimo anno, proverà a spaventare anche la concorrenza europea e a portare a casa qualche soddisfazione in più dal vecchio continente del football. Per Cesare Prandelli, invece, gli obiettivi sono diversi e indiscutibilmente più impegnativi. In un ipotetico "Risiko del calcio", i carrarmati di Cesare sarebbero (e sono) già posizionati sul suolo brasiliano e pronti a far fuoco: con un comandante del genere ed una truppa medagliata come quella della Juventus, il "nemico" verdeoro fa decisamente meno paura!