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Tutti colpevoli! Quando l’ira dei tifosi non risparmia più nessuno

Davanti ad una stagione deludente, le critiche non risparmiano nessuno. Così, accade di vedere piangere in panchina un’icona nerazzurra, Cambiasso, sostituito e fischiato da San Siro; insinuare che Vucinic, colpo estivo di mercato, sia la principale causa dell’assenza di vittorie della Juve; considerare Luis Enrique un allenatore fallito e presuntuoso, incapace di dar vita ad un nuovo progetto giallorosso.
A cura di Alessio Pediglieri
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colpevoli

Quando una squadra non riesce piú a fare risultato o a non garantire continuitá di rendimento, le cose si mettono spesso male, le polemiche avanzano e le critiche diventano sempre più feroci. Senza risparmiare nessuno, nemmeno chi è stato considerato, solo l'altro ieri, un intoccabile o un uomo della svolta.
Il tradimento non ammette sconti, soprattutto se di natura sportiva.

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Così accade che nell'Inter dei reduci del famoso Triplete venga preso di mira Esteban Cambiasso, autentico totem vivente di un'Inter vincente che oramai ha definitivamente abdicato. Non solo: Cambiasso è stato in questi anni (8 in totale, dal 2004 ad oggi) molto di piú di un semplice colpo di mercato arrivato da Madrid a parametro zero.
Se al Real non capirono il suo valore, all'Inter, il centrocampista argentino ha dimostrato di essere un ottimo giocatore, geometrico in campo, leader nello spogliatoio: dal suo arrivo, ha totalizzato oltre 280 presenze in maglia nerazzurra (escluse quelle della stagione in corso già arrivate a 35), per una media incredibile di 40 gare a stagione. Tutte giocate con dedizione, con umiltá e temperamento con i quali si è guadagnato il ruolo di ‘allenatore' carismatico in campo e fuori, insieme al suo gemello di mille battaglie Javier Zanetti.
Cambiasso ha resistito agli anni cupi nerazzurri e ha trascinato la squadra ai successi dell'ultimo lustro, restando di tecnico in tecnico, uno dei giocatori maggiormente utilizzati e apprezzati. All'uscita dal campo è scattato sugli spalti di San Siro un brusio di disapprovazione che è sfociato ben presto in fischi. Non nei confronti del tecnico ma verso Cambiasso, reo di essere stato tra i principali colpevoli della brutta prestazione della squadra. Fino a farlo piangere, in panchina, forse per frustrazione, forse per delusione. Fatto sta che, con le lacrime di Cambiasso in Inter-Catania, si è sancita la fine anche dell'epopea di un intoccabile mito nerazzurro, una bandiera forzata ad ammainarsi per troppo vento contrario, impietosamente. E amara conferma è arrivata dal 2-2 di San Siro col Catania, con un'Inter – di giovani – arrembante e in rimonta, in un cambio generazionale che ha vidimato la bocciatura della ‘vecchia guardia'.

Insieme a Cambiasso, la 26a giornata ha decretato altri colpevoli eccellenti. Tra questi, Bonucci e Vucinic nella Juventus, in bambola degli ultimi tempi.
Non sono certo delle icone bianconere ma fino a ieri erano coccolati al pari dei Chiellini, dei Marchisio e dei Pirlo. Ma davanti all'ennesimo balbettio casalingo, nell'1-1 bianconero contro il Chievo, anche il pubblico dello Juventus Stadium ha esaurito la pazienza, riversando su questi due giocatori tutta la propria frustazione di tifoso.
Per il difensore bianconero, complice è stata indubbiamente la goffa e mancata deviazione sul tiro non proprio irresistibile di Dramè. Per l'ex giallorosso pesa invece la costante assenza di gol provenienti dal sempre più asfittico reparto offensivo. Vucinic, arrivato a giugno quale ‘colpo grosso' dell'attacco juventino, per 15 milioni di euro, ad oggi ha realizzato la miseria di 3 reti in 20 partite, quando da tre stagioni a Roma aveva finito il campionato sempre in doppia cifra.
Così i fischi di sabato sera hanno trovato subito destinazione, pronti in caso di mancato successo a Bologna, a intensificarsi anche ne confronti di qualcun altro, fino ad arrivare a chi è in panchina. Non è un caso, infatti, che lo stesso Conte, alla vigilia della sfida del Dall'Ara, abbia capito che qualcosa si sia crepato nello scafo bianconero, pericolosamente inclinatosi verso la contestazione, dichiarando come "i fischi dello Juventus Stadium mi hanno ferito. La giustificazione che posso dare è quella della delusione, ma mi auguro che ci sia sempre grande supporto nei confronti di questi ragazzi che stanno facendo un grande lavoro".
Chi ha orecchie per intendere…

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E se nella Torino bianconera e nella Milano nerazzurra non si sorride, anche nella Roma giallorossa il clima è di quelli pesanti.
La vittoria della Lazio nel derby di ritorno ha scatenato la rabbia dei tifosi delusi da un progetto che non sembra avere fondamenta, fino ad indicare il principale colpevole: Luis Enrique, strenuamente difeso ad oltranza dalla societá – anche in queste ore – malgrado i disastrosi risultati ottenuti fino a qui. Il secondo derby consecutivo perso contro la Lazio ha decretato la definitiva resa giallorossa ai sogni di gloria europei. Fuori da tutto, il giovane tecnico spagnolo è dimostrazione palese del fallimento di un progetto strenuamente difeso da Baldini e Sabatini che hanno voluto Luis Enrique a tutti i costi.
Oggi, mentre l'inesperto allenatore si domanda se si merita o meno la "mierda" che gli sta piovendo addosso con una squadra dimostratasi inesperta e non pronta alle sfide decisive, a Trigoria è partita una contestazione a 360 gradi che rischia di allargarsi macchia d'olio, includendo anche i ‘senatori' Perrotta, Taddei, Simplicio e l'ultimo mercato indecifrabile fatto di Josè Angel, Kjaer, Bojan, Gago.
Adesso tutto si complicherà ancor più e da qui a maggio ogni partita sarà un calvario dove non si risparmierà nulla a nessuno.
E chissà cosa sarebbe accaduto al contrario, con la Lazio di un Reja ex-dimissionario sconfitta dalla Roma o quali critiche sarebbero arrivate in casa rossonera dopo il 3-0 dell'Arsenal nel ritorno di Champions che ha fatto vacillare pericolosamente l'ambiente milanista per la qualificazione ai quarti.

Certo, Luis Enrique non è Totti e Vucinic non è Del Piero. E anche senza Cambiasso si puó vivere tifando nerazzurro.
Ma il clima è oramai esasperato e quando si è alla ricerca di colpevoli significa che oramai il vaso è colmo. E risvuotarlo diventa compito improbo.

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