Lo aspettavano come il nuovo Maicon. L'hanno accolto al Real Madrid con la responsabilità del più alto trasferimento mai registrato per un difensore nella storia merengue. Gli è bastato un errore per perdere la fiducia di Pep Guardiola al Manchester City. Danilo Luiz da Silva, però, ha vinto tanto e ovunque: due campionati portoghesi, due Premier League, una Liga, una Copa Libertadores, due Champions League, solo per riassumere i più rilevanti trofei in bacheca. È un Alex Sandro ancor più eclettico, arriva a 28 anni nella Juve di Sarri al posto di Cancelo per cercare una rivincita, per smentire certi facili luoghi comuni, per riprendersi l'Europa.

Talento polivalente

Cresciuto all'América Mineiro, Danilo esplode al Santos. Si vedono già le qualità che ne segneranno la carriera: spinge a tutta fascia, calcia bene, può occupare diverse posizioni. Il tecnico Muricy Ramalho lo trasforma nel jolly di una squadra stellare, era il Santos di Neymar, che vincerà la Copa Libertadores del 2011, la prima per il club in 48 anni. Danilo gioca da interno di centrocampo la finale d'andata e da terzino destro la gara di ritorno: suo il gol che vale il titolo.

Julen Lopetegui al Porto lo forgia come terzino energico con notevole facilità nella copertura del campo. Passa al Real Madrid nel 2015 per 31,5 milioni. Festeggia un titolo in campionato e le sue due Champions League in altrettante stagioni e comincia ad essere impiegato quasi indifferentemente a destra e a sinistra. Una tendenza che lo rende prezioso anche nel Manchester City di Guardiola. Da sinistra, si inserisce in area con la stessa facilità e può anche rientrare per esaltare il tiro dalla distanza: rivedere per credere il destro a giro al Burnley del febbraio 2018.

Le posizioni in cui Guardiola ha impiegato Danilo negli ultimi due anni (fonte Football Lineups)
in foto: Le posizioni in cui Guardiola ha impiegato Danilo negli ultimi due anni (fonte Football Lineups)

Guardiola lo schiera sulle due fasce, lo fa giocare anche da mediano in un paio di occasioni in coppa. Ma qualcosa si rompe a gennaio, dopo la sconfitta a Newcastle alla ventiquattresima giornata. Il suo insensato retropassaggio verso Fernandinho, che ha addosso tre avversari in area, porta il brasiliano a commettere fallo da rigore. Il Newcastle vince 2-1, il City incassa la terza sconfitta in sette partite, e Danilo ne gioca solo altre tre fino alla fine della stagione (due in Premier e l'ottavo di ritorno in Champions contro lo Schalke 04; ininfluenti gli ultimi due spezzoni da tre minuti complessivi).

Meno "dribblatore" di Cancelo, difensore che ha saltato più avversari di tutti in Italia negli ultimi due anni, da questo punto di vista è meno brasiliano: spinge in maniera più energica, sposta gli equilibri palla al piede, cerca l'uno contro uno in campo aperto, l'inserimento deciso, la conclusione da fuori.

Gli infortuni

Nell'ultima stagione, prima dell'errore al St.James' Park, aveva anche saltato più di due mesi per un infortunio alla caviglia, il più lungo stop della sua carriera in Europa che ha registrato solo un'altra assenza prolungata, due mesi tra febbraio e aprile 2012 quando giocava al Porto per una lesione al legamento collaterale mediale.

Come gioca

Rispetto alle due stagioni a Madrid, con Guardiola Danilo ha cambiato stile. I dati Wyscout fanno emergere come il brasiliano abbia praticamente raddoppiato rispetto al 2015-16 la media di tiri nello specchio a partita (da 0.71 a 1.42). Crossa e intercetta meno di quanto facesse in Spagna ma, a parità di successo nei dribbling, è diventato un giocatore che produce una quota più elevata di break palla al piede nella metà campo avversaria (1.98 di media nell'ultima stagione). Partecipa con molta più energia alla fase offensiva: la media di contrasti difensivi in quattro anni è scesa da 8.27 a 5.19, anche per effetto dello stile di Guardiola più improntato alla chiusura delle linee di passaggio che al contrasto deciso sull'uomo.

Resta preoccupante che perda un pallone su tre nella propria metà campo, ma è incoraggiante la percentuale crescente di situazioni in cui consente di recuperare il possesso oltre la linea mediana (42 e 36% negli ultimi due campionati). Molto più coinvolto nella manovra, ha mantenuto una media di 76 passaggi nell'ultima edizione della Premier, con un record di 135 appoggi riusciti su 144 tentati contro il Wolverhampton Wanderers. Non male per un terzino sinistro. Rilevante anche gli oltre dieci passaggi destinati a un compagno negli ultimi trenta metri: un rendimento che lo avvicina al Ghoulam dell'ultima stagione con Sarri a Napoli.

Il rendimento di Danilo nelle ultime quattro stagioni (elaborazione nostra, dati Wyscout)
in foto: Il rendimento di Danilo nelle ultime quattro stagioni (elaborazione nostra, dati Wyscout)

La sfida del nuovo tecnico bianconero sarà proprio quella di far convivere i due terzini di spinta nel contesto di una squadra a cui evidentemente vuole trasmettere la ricerca del pressing alto e della difesa in avanti. E di farlo riuscendo nello stesso tempo a non togliere la protezione delle mezzali al regista basso e a non creare squilibri dal lato di Cristiano Ronaldo, che vede alto a sinistra come posizione di partenza per poi accentrarsi più vicino all'area.

La curiosità

L'associazione tra i brasiliani e il ritmo può suonare, è il caso di dirlo, usurata, sfilacciata, quasi banale. Ma nel caso di Danilo assume una diversa connotazione e una rinnovata vitalità. La musica è storia di famiglia. Il fratello Dener è produttore e cantante dei “Curt’ae”, gruppo di sertanejo e pagode, un sottogenere della samba sviluppato negli anni Ottanta. A suo dire, Danilo ha anche una gran bella voce, educata e morbida, e in passato si è anche esibito con chitarra e banjo. Ma si limita a cantare nelle riunioni familiari. Ha scelto altri palcoscenici. Preferisce far cantare i tifosi e il pallone.