Pilastri, punti fermi, elementi di qualità, in sostanza: insostituibili. O quasi. Parliamo dei calciatori di questa annata targata 2018/19, sempre impiegati in stagione e con maggiori presenze ogni competizione nei migliori cinque tornei del ‘vecchio continente’. Calciatori importanti, spesso decisivi, nonché alfieri dell’equilibrio interno che, poi, svestono le casacche dei club per ripetersi con le rispettive nazionali. Aumentando, dunque, il fatturato in termini di minuti giocati, e usura, in questi ultimi 10 mesi. E così, dalle magie di Promes sulle corsie laterali alle chiusure sulla mediana di Kante fino alle sgroppate, di Champions e di Premier, di Son, ecco i talenti sin qui, con una finale di Coppa dei Campioni ancora da disputare, più utilizzati.

Promes, modello duracell: 64 gare giocate. Come l'asso Hazard

Primo fra i maggiori cinque tornei d’Europa, l’olandese Quincy Promes che ha fondato il suo estremo impiego sulla sua straordinaria versatilità in mezzo al campo. Centrocampista di destra (in 8 match), di sinistra (in 8 occasioni), ala destra (3), ala sinistra (24 gare) – suo ruolo naturale – seconda punta (3), punta centrale (2), trequartista (2) e anche, all’occorrenza, terzino mancino (3). Con, in più, un inizio di annata anticipato rispetto ai concorrenti in lizza con la sua prima partita ufficiale giocata addirittura a fine luglio nell’esordio stagionale dello Spartak Mosca contro l’Orenburg nel massimo torneo russo.

Poi, a fine agosto, il trasferimento al Siviglia, in Spagna, nel quale l’esterno ex Twente ha collezionato un bel numero di presenze, 56, a cui vanno aggiunte le 8 con gli Orange fra amichevoli, Nations League e qualificazioni ai prossimi europei. Per un conto facile facile, da 64 presenze. Il più alto della pista ma anche il più curioso: il classe ‘92 è subentrato in ben 24 occasioni collezionando un impiego medio di appena 40 minuti ed uno score finale di 3.909’ di gioco. Non certo, il più intenso fra i primi cinque del seeding.

A fare compagnia all’andaluso, la stella Eden Hazard in grado, anche con mister Sarri, e nel gioco spumeggiante, anche se a tratti, del tecnico italiano, di confermarsi assoluto protagonista, probabilmente nella sua ultima annata con la casacca Blues, del Chelsea 2018/19. Con 64 caps complessive, 52 con i londinesi e 12 con il Belgio, conditi da 4.863’ di gioco, 27 gol e 18 assist firmando, al solito, una grande, grandissima parabola personale, conclusa col successo continentale in Europa League.

Rakitic e Kanté secondi, la qualità (e la quantità) non va (vanno) in panchina

Reduce dall’argento mondiale e da una stagione, quella precedente, da 71 gare totali, rassegna iridata compresa, al croato Rakitic non sono state concesse troppe pause. La mediana di Valverde, difatti, non è riuscita, stante gli arrivi di Arthur e la crescita esponenziale del giovane Carles Alena, a fare a meno della classe, dell’eleganza e delle geometrie dell’ex Siviglia capace, in tandem con Sergio Busquets ma anche con Coutinho o Vidal, di reggere le sorti della zona nevralgica del campo. Quella, da dove nascono (e sono nate) le azioni migliori e più pericolose del collettivo azulgrana. Un club eccezionale ma che pur con le 54 partite (più le 9 in nazionale), di cui molte di assoluto livello, del proprio #4, non è riuscito a raggiungere la finale Champions e il dominio assoluto in Spagna con la recente sconfitta in finale di Coppa del Re col Valencia a rovinare la conquista, definitiva, del football iberico.

A pari merito con una delle menti della linea di centrocampo del Barcellona, ecco un altro ottimo interprete del ruolo. Che, con caratteristiche più difensive e di interdizione, si rivela indispensabile anche negli equilibri del tecnico italiano Sarri. Con Jorginho, difatti, il francese ha spesso composto la spina dorsale della linea di mezzo dei Blues riuscendo a mettere a referto un’annata da 63 partite globali e 5.040’ di gioco. Sessantatré presenze come quelle del sudcoreano Son che ha raggiunto i due centrocampisti di Barcellona e Chelsea nella serata di ieri chiudendo in maniera amara, e dunque con la sconfitta di Madrid, una stagione comunque molto positiva e, appunto, colma di impegni.