Questa sera a Madrid, con la finalissima di Champions, cala il sipario su questa ennesima edizione della coppa più amata e sognata del pianeta. Quella coppa dalle grandi orecchie che genera maggiore appeal in giro per il mondo e riscuote ampi consensi nonostante l’attuale monopolio inglese su questo tipo di competizioni. Una competizione, come dicevamo, ambita e che tutti vogliono portare a casa col massimo impegno e la massima dedizione. Eppure, nonostante il livello in termini di rendimento di alcuni sia stato stratosferico, non tutti possono permettersi di alzare questo trofeo ed entrare nel novero dei fortunati vincitori. Comunque, per molti, è stata una stagione, specie nelle notti europee, fantastica, al di là di un epilogo non sempre lusinghiero. E così, quando manca solo l’ultimo atto per chiudere questa Champions, ecco i migliori interpreti del trofeo targato 2018/19.

Alexander-Arnold al top: in finale a 20 anni

Fra gli uomini migliori di questa edizione della Champions League troviamo di sicuro uno dei prospetti più interessanti di scena ad ‘Anfield Road’, ovvero: Trent Alexander-Arnold. Capace, con la sua astuzia, di regalare il gol vittoria, e rimonta, a Divock Origi direttamente da corner nel 4-0 finale contro il Barcellona nella semifinale di ritorno contro i catalani dello scorso 7 maggio. Mente del gol, in sostanza, che ha consentito ai suoi di raggiungere la seconda finale di fila e presentarsi a Madrid con le stimmate della favorita. Lui che ha siglato il suo primo gol ufficiale con la maglia dei rossi della Merseyside proprio in Champions, nei preliminari di quasi due anni fa contro l’Hoffenheim nell’estate 2017, si trova a meraviglia in questa competizione e nei meccanismi offensivi del mago Klopp che, complice l’infortunio in avvio della sua avventura inglese del titolare Clyne e del cattivo adattamento sulla destra di Joe Gomez, si è completamente affidato al fluidificante classe ‘98.

 

Capace, per tutta risposta, di prendersi senza troppi problemi i gradi di titolare raggiungendo picchi di rendimento altissimi anche nella seconda annata da autentico protagonista dei Reds. Fisico, dinamismo, velocità (anche di pensiero), gamba e piedi educatissimi, da 16 assist in stagione, che gli hanno consentito di segnalarsi al grande pubblico con, specie nelle notti europee, quelle forse di maggior peso, una valutazione media sempre superiore al 7. Insomma, a 20 anni, Alexander-Arnold si gioca la seconda finale della sua vita sportiva ma con una maggiore consapevolezza, autostima e padronanza dei suoi mezzi. Il futuro (ma anche il presente) è suo.

De Ligt, una Champions League stellare

Possono 45’ di gioco cancellare una stagione continentale stratosferica? Per gli annali sì, per chi va oltre l’albo d’oro, no. Ci riferiamo, alle sontuose dimostrazioni del centrale olandese De Ligt vittima, a inizio maggio, di un blackout letale (e pure collettivo) nel secondo tempo dell’Amsterdam Arena contro il Tottenham di Pochettino e Lucas Moura. La tripletta del brasiliano, difatti, ha cancellato il sogno europeo dell’Ajax, e di moltissimi suoi estimatori, non riuscendo però ad oscurare le performance del giovane difensore dei Lancieri che, proprio in questa sua personale annata, chiusa comunque col titolo dell’Eredivisie e la coppa nazionale, si è messo particolarmente in evidenza.

E non solo in sede di anticipo, chiusura, lettura e tackle ma anche in zona gol con, addirittura, due centri, di cui uno letale a Torino con la Juventus, nell’area avversaria. Completano il quadro, piedi buoni (l’84,7% di precisione nei passaggi), personalità da vendere, carattere, fierezza, capacità di vincere i duelli aerei (4.2 di media) ed un’età, 19 anni, che lo rendono un elemento unico: adatto già ai contesti più competitivi e a sopportare le pressioni più schiaccianti. Come, appunto, quelle di Champions col centrale di ten Hag con un voto medio di 7.2 e la ‘palma’ di ennesima piacevole sorpresa di questa manifestazione.

Messi: quando un’annata al massimo non conta

Come per Alexander-Arnold, anche per Messi la stagione ha avuto una data spartiacque, una data che ha inevitabilmente condizionato il giudizio sulla sua parabola annuale: 7 maggio 2019. Semifinale di ritorno di Champions, ‘Anfield Road’, vantaggio di tre reti e finale ad un passo. Poi, al termine del match, cappotto, poker subito e eliminazione, l’ennesima, in rimonta, negli ultimi due anni. E tutti ad andare giù duri contro la Pulga che, per la verità, in Inghilterra, è stato l’unico (o quasi) a mettere in difficoltà il pacchetto arretrato dei Reds e a costruire qualcosa nella partita più difficile dell’anno.

Uscendo, alla fine, a testa alta rispetto ai suoi compagni di squadra. Testa alta ma anche consapevolezza di aver giocato una grande manifestazione condita da 12 gol in 10 partite, quattro doppiette, una tripletta e il 56% delle reti segnate sul totale di squadra. Con, in più, magie assolute, dribbling entusiasmanti, 3 assist complessivi e tanta, tanta qualità e sostanza al netto della nottata da incubo di Liverpool. Appuntamento, dunque, con un Messi furioso per la recente delusione, al prossimo anno con un obiettivo sempre in testa: il trionfo in Champions che manca dal 2015.

Son, l’uomo in più del Tottenham

L’uomo simbolo del Tottenham finalista contro ogni pronostico è di sicuro Lucas Moura che, da esule parigino, in una fresca notte olandese, ha tirato fuori dal cilindro un coniglio da tre teste, per una doppietta storica, ai limiti dell’eroismo epico. Tre gol, rimonta e finalissima a Madrid. Eppure, una menzione d’onore, in una scelta piuttosto risicata di campioni di questa manifestazione, non può non andare al sudcoreano Son che, a 26 anni e sotto le note della musichetta Champions, si è rivelato spesso decisivo. Come, ad esempio, in uno dei match più belli e intensi di questa edizione 2018/19 contro il Manchester City. Con la sua doppietta, nella sconfitta esterna dell’Etihad per 4-3, determinante per la qualificazione e per l’eliminazione della più quotata formazione di Guardiola.

Gol pesanti, dunque, ma anche una serie di prestazioni all’altezza della situazione con corsa, dinamismo, capacità nel saltare l’uomo, estro, fantasia, quantità e, pure, per non farsi mancare nulla, una certa precisione sotto porta con 4 firme totali. Di cui tre, nell’incontro fratricida con i Citizens. Insomma, Son più dei quotati Alli e Kane (frenato dai troppi infortuni) e del protagonista dell’Amsterdam Arena Lucas Moura merita il suo ingresso nella hall of fame di questa edizione.

De Jong, la luce del centrocampo dell’Ajax

Il Barcellona lo ha appena prelevato per 75 milioni di euro più 11 di bonus dall’Ajax e, forse, osservando la sua maturità, prontezza e personalità in campo, anche in Champions, potrebbe aver spuntato un prezzo piuttosto vantaggioso. Ventidue anni, centrocampista centrale, regista, mediano, mezzala e, a tratti, anche trequartista. Dai piedi fatati che quando gli servi il pallone, lo metti in banca. Nel migliore e più impenetrabile caveau possibile. Un caveau che si chiama De Jong e che si è rivelato efficace non solo in Olanda, in patria, ma anche nel contesto internazionale più complicato per un professionista.

Quella Champions League che si è trasformata nella sua miglior vetrina ma anche nella prova più difficile, superata brillantemente, della sua giovane carriera. Tanto, da meritarsi una maglia nella squadra di Messi, tanto, da ergersi a uno dei segreti malcelati della quasi perfetta macchina di ten Hag che, da De Ligt a De Jong, da Tadic a Van de Beek allo stesso De Jong, ha prodotto un calcio davvero spaziale.