Un gol all'inizio, Salah timbra la seconda rete più veloce in una finale di Champions. Un gol alla fine, del jolly Origi, tre gol con tre tiri in questa stagione in Europa. In mezzo, il grande sonno e qualche brivido di troppo per il passaggio un po' azzardato dal 4-3-3 al 4-4-2. E' la notte di Jurgen Klopp, di un Liverpool che ha perso sei delle ultime quindici partite in Champions ma vince la più importante. Non camminerà mai solo, il Liverpool per una sera utile ma non bello. Vince all'italiana, prima squadra a imporsi in una finale della massima competizione europea con meno possesso palla degli avversari dall'Inter di Mourinho nel 2010.

Non è la serata degli attaccanti, deludono Firmino e Kane. E' la notte di Van Dijk, che porta al Liverpool la sesta tra Coppa dei Campioni e Champions League. La notte di Alisson, che completa otto parate senza subire gol: nessuno, da quando Opta registra questo tipo di dati, ci era riuscito. Dopo aver perso le ultime sei finali, Klopp si gode l'abbraccio che vale una carriera. La certificazione del valore di uno stile, di un posto nella storia delle idee del calcio.

Salah spezza gli equilibri

Il rigore concesso dopo 26 secondi stravolge la finale del Tottenham, ottava squadra inglese a giocarsi il titolo in Coppa Campioni o Champions League. Il sesto derby in una finale della principale competizione si stappa con la trasformazione forte e centrale di Salah che esalta il tridente di Klopp con Mané e Firmino, attaccante fluido, atipico: corre 11 chilometri a partita, come un centrocampista, si muove negli spazi con la leggerezza agile di un trequartista, segna come un centravanti.

Il rigore, provocato da un fallo di mano, nasce dal primo pallone lungo di Henderson che chiama all'inserimento Mané alle spalle della difesa. Uno schema abituale per la squadra di Klopp che, forte del vantaggio immediato, difende con sette uomini sotto la linea della palla. La fiducia spavalda di Van Dijk nello sfidare gli attaccanti uno contro uno e l'accresciuta visione di gioco gli permettono anche di essere il primo regista arretrato della squadra.

Il Tottenham si adatta, non si snatura

Nel 4-2-3-1 di Pochettino, Son si defila per tenere bloccato Alexander-Arnold, il più giovane a giocare due finali consecutive di Champions League, che ha appena migliorato il record di assist per un difensore in una sola stagione di Premier League (12): è un terzino che diventa ala o mezzala aggiunta in fase di possesso, di corsa, lettura delle situazioni, facilità di cross anche di prima. Notevole la sua diagonale stretta per chiudere su Son lanciato in verticale dopo un tentativo di chiusura in avanti fin troppo azzardata in campo aperto di Van Dijk.

Gli Spurs, quarantesima squadra in una finale di Coppa Campioni o Champions, non derogano dal principio che li ha portati fin qui: mettere gli uomini al servizio della struttura. Il peculiare avvicinamento, con tanto di training motivazionale e camminata sui carboni ardenti, fa parte del percorso di apprendimento della squadra di Pochettino. Il pressing degli Spurs, che hanno mantenuto la porta inviolata solo 7 volte nelle ultime 26 partite, rimane alto; Son resta largo, e qualche difficoltà nella prima uscita del pallone il Liverpool la avverte.

Gioca meglio e palleggia con più sicurezza il Tottenham nella parte finale del primo tempo. Salah accende il duello anche fisico con Vertonghen, in mezzo Eriksen e Wijnaldum si sorvegliano e di fatto si annullano. Il Liverpool si accende con fiammate improvvise nelle occasioni in cui le mezzali riescono ad accompagnare velocemente l'azione in campo aperto e a costruire così superiorità negli spazi di mezzo. Chi manca, nella prima mezz'ora, è Sissoko, non così diligente in copertura né particolarmente preciso in costruzione. Prezioso, invece, il contributo di Fabinho che difende in avanti su Winks.

Il Liverpool sotto ritmo

Il Liverpool sembra scientemente rinunciare al fraseggio in nome di una ricerca estensiva e sistematica della verticalizzazione lunga e degli spazi aperti alle spalle dei mediani avversari. I Reds devono portare Salah e Manè molto indietro in fase di non possesso, alla luce della posizione molto aperta di Rose e Trippier: l'effetto elastico nel far ripartire l'azione ne risulta potenziato.

Nell'esposizione paradigmatica di un calcio sempre più orientato alla precisione dei passaggi, alla circolazione del pallone anche da dietro, con il coinvolgimento via via meno occasionale di portieri e difensori centrali, il Liverpool tiene bassi i ritmi e alta la soglia dell'attenzione.

Nel grafico StatsBomb la quantità di passaggi completati e la percentuale di precisione in questa Champions League. Il cambiamento nel gioco si evince dal confronto con la finale del 1999
in foto: Nel grafico StatsBomb la quantità di passaggi completati e la percentuale di precisione in questa Champions League. Il cambiamento nel gioco si evince dal confronto con la finale del 1999

I numeri del primo tempo

Il Tottenham continua la tradizione che non li ha mai visti arrivare in vantaggio all'intervallo in Champions League, nonostante 217 passaggi complessivi a 101. Tuttavia, la combinazione più frequente resta lo scambio Vertonghen-Alderweireld che si passano il pallone 32 volte. I 9 passaggi nella trequarti offensiva di Dele Alli non cambiano la storia della partita. Pesano di più i 7 di Henderson, i 5 di Firmino, peraltro non così incisivo, i 4 di Alexander-Arnold. Gli 8 tiri a 2 dei Reds nei primi 45′ nascono anche così. I 7 contrasti a 3 del Liverpool fanno il resto.

Firmino e Kane, questi fantasmi

Firmino prevedibilmente esce dopo un'oretta di partita. Con un Liverpool sotto ritmo e il centravanti che non apre abbastanza spazi, non allarga la difesa avversaria, Klopp lo sostituisce con Origi chiamato a garantire più mobilità davanti e un dialogo più stretto con Salah e Manè. Non si vede però il vero Liverpool, che non riesce a dare l'intensità abituale per i Reds. D'altra parte, il Tottenham sale lentamente anche quando l'azione si apre sulle fasce, i terzini devono spesso rallentare e accentrarsi per trovare uno sbocco senza un appoggio del trequartista o dell'ala di riferimento dal lato forte.

Si vede pochissimo anche Kane, che tocca solo undici palloni nel primo tempo. Un'ulteriore dimostrazione della macchinosità delle due squadre che tengono le posizioni ma non inseguono la giocata creativa, il tocco di imprevedibilità.

Cambia Klopp, si sbilancia Pochettino

Klopp cambia ancora dopo pochi minuti: fuori Wijnaldum, dentro Milner, versatile quanto generoso nell'applicazione. In questo modo, con un giocatore che ha interpretato anche il ruolo di esterno, il tecnico riesce a dare un supporto in più ad Alexander-Arnold, un po' in difficoltà dal punto di vista della spinta.

Come contro l'Ajax, Pochettino risponde con Lucas Moura per Winks, che non giocava dalla sfida d'andata contro il Manchester City. Il nuovo entrato si dispone da trequartista, con Eriksen più arretrato ma di fatto playmaker e Sissoko a occuparsi della fase di copertura e distruzione della manovra avversaria.

Lo sbilanciamento degli Spurs ha un primo effetto. Eriksen, preso in mezzo da Alexander-Arnold e da Milner che porta palla nel corridoio interno, paga l'indecisione su chi seguire e favorisce il break del centrocampista che cerca e trova la sponda di Salah per andare al tiro, impreciso per questione di centimetri.

Le azioni d’attacco di Liverpool e Tottenham nei primi 70 minuti. L’abbondanza di frecce rosse, che segnalano i passaggi intercettati o sbagliati, conferma l’inefficienza offensiva delle due squadre
in foto: Le azioni d’attacco di Liverpool e Tottenham nei primi 70 minuti. L’abbondanza di frecce rosse, che segnalano i passaggi intercettati o sbagliati, conferma l’inefficienza offensiva delle due squadre

Klopp passa al 4-4-2, un regalo agli Spurs

A un quarto d'ora dalla fine, uno sbilanciamento accende per un attimo la finale. Salah non finalizza un contropiede quattro contro cinque, e sul capovolgimento di fronte Son vola in campo aperto ma è troppo solo e Van Dijk orienta bene il corpo, chiude in anticipo e dimostra perché sia il difensore più pagato di sempre.

Klopp finisce per sbilanciare un po' la squadra, per esporla dietro con il passaggio finale al 4-4-2. Milner va a giocare da esterno a destra, Mané largo a sinistra. I due centrali di centrocampo, però, hanno più campo da dover coprire per chiudere su Alli e su Eriksen che possono facilitare gli inserimenti tra le linee alle loro spalle. La prima conseguenza è il colpo di testa di Alli, miglior occasione del Tottenham dall'inizio del match. Seguono un tiro da fuori pericoloso da fuori di Son e il tap-in di Lucas dall'interno dell'area.

Il 4-4-2, se non sostenuto dal dinamismo degli interpreti, fa aumentare le distanze fra le linee e riduce le possibilità di aiuto reciproco in mezzo. Pochettino si gioca il jolly Llorente, che protegge bene palla, fa salire la squadra e può offrire una soluzione alternativa davanti sulle palle alte. Gli spazi in più diventano opportunità, Alisson frustra una notevole punizione di Eriksen.

Le situazioni di calcio da fermo fanno la storia della partita. Gli Spurs mancano il pareggio, il Liverpool smarca Origi da corner e il diagonale offre a Klopp un trofeo che ne certifica il valore al di là del livello di gioco, francamente modesto, in questa finale. Ma per una sera l'utile conta più del bello.