Prima le dimissioni, poi lo sfogo e le accuse. Da tutte le parti, per tutti. E' una guerra senza quartiere ciò che ha scatenato oggi il Consiglio Federale dove il presidente della FIGC alla fine si è visto costretto a rassegnare le dimissioni. Abbandonato da tutti, mentre la barca è affondata, solo a cercare di remare verso un approdo più sicuro dell'attuale, convinto di poter continuare il proprio ruolo di capitano mentre è in atto un ammutinamento generale. Che comporta adesso nuove elezioni e un cambiamento radicale di programmi e uomini, Ma Tavecchio non ci sta ed è pronto a raccontare la propria verità al mondo, facendo nomi e cognomi.

Malagò, il grande nemico.

Malagò era stato tra i primi a non nascondere la propria volontà di vedere Carlo Tavecchio fuori dai giochi e alla fine così è stato: "Il commissario? Penso che si deciderà già mercoledì. Da statuto si procede con il commissariamento", poi si vedrà cosa accadrà a metà settimana perché entro 90 giorni l'obiettivo è avere un nuovo presidente federale. Tavecchio ribadisce il proprio credo, contro le parole di Malagò, presidente del CONI: "Mi vogliono mettere in testa che sono stanco, dico che voglio portare a termine questi 90 giorni. Malagò ha detto che non ci sono motivi per commissariare la FIGC: tutto funziona, abbiamo solo deciso senza la Serie A. I 140 milioni che arrivano alla A è deciso da terzi. Io chiedevo di spostare l'attenzione di 10-15 giorni"

Sciacallaggio e dimissioni.

Carlo Tavecchio però, non ci sta e rilancia la propria volontà di raccontare come siano andate in realtà le cose. Sabbie mobili in cui vi si è trovato impantanato senza alcuna colpa precisa ma anche vittima di ciò che l'ex presidente definisce "sciacallaggi politici precisi". Insomma, giochi di potere, equilibri da rivedere, interessi in ballo che vanno al di là di promesse e congiure. Tavecchio è rimasto vittima degli ingranaggi del suo stesso sistema: "Ho rassegnato le dimissioni e come mero atto politico ho chiesto quelle del Consiglio Federale. Nessuno le ha rassegnate, sono rimaste le mie. Siamo arrivati a un punto di speculazione che ha raggiunto limiti impossibili. Mi sono dimesso e ho chiesto le dimissioni al Consiglio per un atto politico, non sportivo".

I pregi della gestione Tavecchio.

Dalla rabbia per le dimissioni obbligate al riepilogo di quanto fatto da quando è stato eletto come presidente federale: "Chi è andato a Istanbul per organizzare Uefa e Fifa? L'Italia è rappresentata come prima nazione d'Europa che sostiene il calcio europeo. Quattro squadre in Champions sono venute perché Tavecchio ha una giacca blu? Michele Uva è vicepresidente della Uefa perché è bello? Chi ha fatto queste operazioni? Gli gnomi dietro le scrivanie?"

Dalle 4 squadre in Champions al VAR.

Tavecchio è un fiume in piena, riepilogando quanto svolto, senza se e senza ma: "Abbiamo attivato i Centri Federali, sviluppato il calcio femminile. Abbiamo un equilibrio di bilancio che fa invidia a chi è quotato in borsa. Abbiamo preparato bilanci amministrativi, etici e sociali. Le quattro squadre in Champions, gli investimenti sulla parte amministrativa, la ristrutturazione completa di Coverciano. Abbiamo introdotto la VAR: nel 2014 per primo in Europa ho scritto a Blatter per la tecnologia in campo. Il primo era Biscardi, secondo Tavecchio".

La verità su Ventura.

La verità su Ventura è l'ultimo sassolino nella scarpa che Tavecchio si toglie: "Malagò ha detto che il c.t. lo ha scelto Lippi dopo un'analisi di quattro soggetti: ora lo sapete che Ventura non lo ha scelto Tavecchio. Tavecchio paga per Ventura. Io sono disperato per non aver centrato la qualificazione mondiale ma se quel palo fosse entrato chi sarei stato, un eroe?"