“Mio papà mi dice che si fa presto ad andare in alto, ma ci si mette ancora meno ad andare in basso. Me lo ripete in continuazione: ‘non montarti la testa', soprattutto adesso". Era febbraio, Nicolò Zaniolo si raccontava così in un'intervista per il sito ufficiale della Roma. Stava cominciando a conquistare la Curva Sud, il cuore che batte nel cuore della Roma giallorossa. Nove mesi dopo, Zaniolo è una certezza, un progetto di campione che gratifica l'istinto della Roma bisognosa di simboli e simbiosi, di giocatori che ti fanno sentire una persona nuova più ancora che di coppe e di campioni. Ma un altro maestro ha continuato a guardare il lato oscuro della sua luna. "Non fare come Zaniolo" ha detto Fabio Capello a Sebastiano Esposito, che come lui sta passando velocemente da prospetto a progetto all'Inter. Qualcosa è cambiato. Da quel momento, Zaniolo ha segnato in tre partite di fila in Serie A, come mai gli era riuscito prima in carriera.

Capello ha stimolato l'orgoglio di Zaniolo

Zaniolo è due anime. Centrocampista moderno che si potrebbe definire liquido per la capacità di adeguarsi dentro forme tattiche differenti, passa per ragazzo "cattivo" di quelli che stanno sempre dall'altra parte e non vogliono consigli. Spesso sono i tuoi figli, cantava Ivano Fossati. E in questa storia di giovanile esuberanza, in una famiglia abituata alla pubblica attenzione con la madre più social del calcio moderno, Zaniolo mostra, racconta, parla anche per gesti.

La punizione per il ritardo alla riunione prima di Italia-Belgio in Under 21, match d'esordio all'ultimo deludente Europeo di categoria, peraltro condivisa con Kean, diventa un invito e un monito: il talento non basta. Peraltro già con la Nazionale di Mancini, Kean e Zaniolo si erano concessi qualche licenza sia a marzo quando l’Italia affrontò Finlandia e Liecthenstein, sia a giugno con Grecia e Bosnia: Zaniolo è restato in tribuna in entrambe le occasioni.

L'esplicito riferimento di Capello, però, ha avuto due effetti. Ha avvicinato a Zaniolo i tifosi della Roma che ne hanno preso le difese, e han fatto riemergere antichi rancori per l'allenatore dell'ultimo scudetto che fuggì da Roma e da Madrid confessò di aver firmato con la Juventus. E ha scatenato l'orgoglio del giocatore che l'ha presa come na sfida e ha cominciato a esultare con le mani sulle orecchie come faceva Marco Delvecchio. All'inizio anche il suo era un gesto polemico, di reazione ai fischi dei suoi stessi tifosi che si aspettavano l'acquisto di un attaccante di maggior fama , per poi diventare un'abitudine gioiosa: questione di feeling.

Nelle ultime 3 partite, dopo le parole di Capello, è aumentata la frequenza di gol e tiri di Zaniolo
in foto: Nelle ultime 3 partite, dopo le parole di Capello, è aumentata la frequenza di gol e tiri di Zaniolo

Undici gol in 50 partite con la Roma: meglio anche di Totti

Negli ultimi mesi, dopo essere diventato il più giovane italiano a firmare una doppietta in Champions League (contro il Porto lo scorso febbraio), Zaniolo è arrivato a bilanciare le delusioni di una tifoseria amareggiata dalla partenza di De Rossi e dall'addio di Totti. L'affinità elettiva ha facilitato il passaggio verso una stagione di minori certezze ma ha aumentato le attenzioni, anche verso chi gli sta intorno, mamma e fidanzata inclusi. "Però voglio che si parli molto di più di me e di quello che faccio in campo, rispetto a quello che c’è fuori" diceva già a febbraio.

In campo trasuda sicurezza e convinzione, che possono anche essere fraintese per superba sfrontatezza. Nelle prime 50 partite con la maglia della Roma, sottolineano su Twitter i gestori dell'originale newsletter giallorossa "Rudi", ha segnato tre gol in più di Francesco Totti a parità di presenze. Ha realizzato 11 gol su 88 tiri e servito tre assist, come Totti dopo le prime 50 gare in giallorosso. Ha completato 126 dribbling su 253 tentati, distribuito 31 passaggi chiave e vinto sei duelli offensivi di media a partita.

La nuova dimensione di Zaniolo nella Roma di Fonseca

Rispetto allo scorso campionato, sta portando a un livello più elevato il valore aggiunto in termini di atletismo e presenza fisica che è in grado di garantire nelle due fasi. Zaniolo, scriveva Simone Torricini su Undici, "è un giocatore di personalità, che prende l'iniziativa, e non lo si vede soltanto in fase difensiva. (Si) è sempre calato appieno nella partita, ha dato l’impressione di sentirsi a proprio agio. Prendendo confidenza con il campo ha iniziato pure a forzare alcune conclusioni". E' ancora per certi versi un centrocampista ibrido, più mezzala che trequartista, che si esalta nella giocata in progressione e in campo aperto ma è meno a suo agio se gli si richiede l'intuizione fulminea nello stretto.

I palloni toccati e gli interventi difensivi contro Napoli e Udinese di Zaniolo (da ala con Fonseca)
in foto: I palloni toccati e gli interventi difensivi contro Napoli e Udinese di Zaniolo (da ala con Fonseca)

Fonseca lo schiera, come già faceva Di Francesco, esterno a destra nel 4-2-3-1. Zaniolo rimane largo in fase di avvio dell'azione, riceve palla nella posizione che ci si aspetta da un'ala che mantiene la sua posizione, poi però taglia dentro, accompagna all'interno la sovrapposizione del terzino alle sue spalle chiamato a dare ampiezza e respiro al gioco offensivo. Aumentano così gli interscambi che facilitano lo scorrimento del pallone in profondità e le possibilità di dominare anche visivamente una porzione maggiore di campo. Anche solo guardando ai dati delle ultime due partite contro Udinese e Napoli, è evidente come i suoi passaggi siano in gran parte diretti verso il centro, come servano a incanalare il gioco diretto della Roma verso l'area e la porta avversaria.

Due azioni manifesto e il valore aggiunto di Pastore

Zaniolo entra, seppur in maniera molto diversa, nelle due azioni simbolo del nuovo corso della Roma. Nel contropiede da manuale per il terzo gol in casa dell'Udinese, si inserisce ma non riceve palla anche se costringe il difensore Samir a chiudere su di lui e aprire così un corridoio alle spalle di Jajalo per Kluivert che realizza. Contro il Napoli, invece, chiude un'altra azione corale che ha visto coinvolti nove giocatori (tutti tranne Kluivert e Dzeko) in una trama da 22 passaggi senza interruzioni.

Due azioni manifesto di un equilibrio che nasce dall'emergenza e dalle motivazioni individuali. L'inattesa abbondanza di infortuni a centrocampo ha infatti spinto Fonseca a schierare Mancini da mediano, ruolo in cui peraltro aveva iniziato nei Giovanissimi della Fiorentina. Le motivazioni individuali guidano invece Pastore, che contro il Napoli ha recuperato undici palloni: solo in un Fiorentina-Palermo del 2010 aveva fatto meglio. Il "Flaco" sta bene e si vede. Si è calato nello spirito della nuova Roma a cui il tecnico portoghese chiede di correre e lottare sempre, su ogni pallone. Stupisce, vista la versione annacquata del suo talento mostrata nelle ultime stagioni, la qualità nelle giocate e la disponibilità a partecipare alle due fasi con la stessa qualità.

Zaniolo guarda al futuro con occhi diversi

Il recupero di un trequartista così, che sa come far sudare il pallone e aprire il campo, inevitabilmente aiuta anche Zaniolo che ha più occasioni di trovarsi nel posto giusto per far fruttare la sua consapevole modernità.  E di guardare al futuro con occhi diversi. Gli occhi di chi porta dentro la fierezza di una storia e il desiderio di continuarla. Di chi vola sopra le accuse e le invidie della gente, a tutti i suoi retaggi indifferente come direbbe Lucio Battisti, sorretto da un anelito d'amore.