Procura della Repubblica di Napoli

Due indizi non fanno una prova ma tre sì. C’è un disegno criminale dietro alle rapine che hanno colpito in modo diretto o indiretto i calciatori del Napoli nelle ultime settimane? Gli inquirenti ci vanno ancora con i piedi di piombo, ma la sensazione è che non si tratti di pure e semplici casualità.

Napoli finisce in prima pagina per le solite vicende legate alla microcriminalità, proprio quando il Napoli, attraverso grandi risultati sportivi, stava contribuendo a dare un'immagine positiva della città partenopea a livello europeo. Rapine e scippi: obiettivo di questi atti criminosi sono stati i tre “tenori” azzurri. Sabato notte l’episodio più recente che ha visto coinvolta la fidanzate di Lavezzi, Yanina Screpante rapinata del rolex da due banditi. La 25enne modella argentina scioccata dall’accaduto aveva espresso il suo disappunto su Twitter con frasi poco gradevoli verso la città di Napoli, poi accompagnate da scuse il mattino seguente. Nell’immediata vigilia della sfida di Champions League con il Manchester City, la moglie di Marek Hamsik (peraltro in attesa di un bambino), era stata derubata nei pressi di Varcaturo della sua Bmw (poi ritrovata nel casertano) mentre era ancora a bordo, da due malviventi armati di pistola.

Ad ottobre fu svaligiata la casa di Edinson Cavani. Tre indizi, ai quali se ne aggiunge un altro che per così dire, non era andato sotto i riflettori. Il furto dell’auto subito da Salvatore Aronica, denunciato qualche mese fa e finito nel fascicolo che sta approntando il pubblico ministero Stefano Capuano. Gli inquirenti tendono ad escludere l’esistenza di un piano diretto a colpire i giocatori e il Calcio Napoli, come confermano le parole del questore di Napoli, Luigi Merolla. “Quanto accaduto ad alcuni calciatori del Napoli è solo una coincidenza, non abbiamo alcun elemento per affermare che vi sia una correlazione fra gli episodi agli atti. Riteniamo che si tratti solo di coincidenze. Sono tipologie di reati che purtroppo avvengono con maggiore frequenza nelle strade della nostra città”. Gli fa eco il procuratore capo Giandomenico Lepore. “Non c’è nessun elemento che possa far pensare a un disegno contro la squadra e la società».

Eppure gli episodi in questione, accaduti con modi e dinamiche diversi, e in tempi e luoghi diversi sono stati inseriti in un unico filone d’inchiesta. Un fatto che alimenta la convinzione che i calciatori del Napoli e le loro famiglie siano diventati facile bersaglio di furti e rapine, peraltro concentrate in un arco temporale troppo breve per non destare sospetti.