Ventimila euro di multa. Così se l'è cavata Cristiano Ronaldo, con la stessa ammenda economica  che aveva subito qualche settimana fa Diego Simeone. Stesso gesto, stessa punizione. L'UEFA non ha cambiato parare, considerando gli "huevos" dei due protagonisti alla stessa stregua: gesti inopportuni ma che non hanno leso la sportività di nessuno, risultato fondamentalmente momenti goliardici.

In tutto questo, però, chi ci perde un po' è il mondo del calcio in generale. Tra tante parole che si vogliono ogni giorno ribadire sui comportamenti da mostrare, soprattutto ai più giovani, gli "huevos" non rientrano di certo in quelli. Giusto, non cambiare decisione tra Simeone e Cristiano Ronaldo, si sarebbe creato un fastidioso precedente e un errore nell'errore. Perché di errore si tratta: sia il tecnico argentino che il giocatore portoghese avrebbero meritato una sospensione di un turno per far capire che il "Respect" che è da sempre simbolo delle competizioni UEFA non è solamente una parola da rilanciare come uno spot pubblicitario.

Il primo gesto di Simeone aveva scatenato giuste polemiche: nella trance agonistica di un 2-0 improvviso contro un avversario di certo più quotato, era sembrato comunque eccessivo. Rivolto al proprio pubblico, in casa, con le scuse successive del caso a juventini e opinione pubblica. E una ammenda da 20 mila euro. Il secondo gesto, di Cristiano, sul 3-0 che ha falciato i sogni dell'Atletico, è apparso più una provocazione, reazione diretta al gesto del ‘Cholo'. Anche se più volgare nella sua dinamica, comunque rientrante in un ulteriore momento di agonismo particolare.

Ma ciò che deve fare riflettere non è tanto l'equità del giudizio dell'Uefa quanto il precedente che questi 40 mila euro (20 +20) hanno sdoganato: adesso, subito dopo un gol o nell'immediata qualificazione al turno successivo sarà sempre più difficile dover interpretare gesti comunque volgari, come semplici goliardate da non punire se non con un buffetto economico. E' questo il vero problema: aver tolto al calcio il ‘respect', la parola d'ordine che l'Uefa ha da sempre mostrato in ogni sua competizione. E a farlo è stata lei stessa. Un vero e proprio autogol.