Il 7 è il numero di Cristiano Ronaldo, che con il suo marchio, CR7 produce decine di milioni di euro ed è anche identificato così un po’ da tutti. Ma questo non è sempre stato il suo numero e soprattutto poteva non essere il suo numero di maglia quando passò al Manchester United nell’estate del 2003. Perché quando arrivò in Inghilterra avrebbe potuto indossare la numero 28 e chissà se poi sarebbe esistito il marchio CR28?

L’estate del 2003 è la sliding door della carriera di Cristiano Ronaldo. Il portoghese è un giovane talento, pochi mesi prima ci aveva già provato la Juventus, ma il no di Marcelo Salas impedì ai bianconeri di accaparrarsi il diciottenne attaccante portoghese, che era comunque già sul taccuino di tanti operatori di mercato. Il 6 agosto di quell’anno il Manchester United vola a Lisbona e gioca contro lo Sporting, che in squadra ha Ronaldo, che si mette in mostra in modo meraviglioso. O’Shea che giocava nella sua zona quando torna negli spogliatoi chiede al medico di visitarlo perché gli girava la testa. I senatori dello United chiedono a Ferguson di acquistare quel giovane talento.

Quella vecchia volpe di Sir Alex, che magari aveva organizzato quell’amichevole per vedere Ronaldo, li accontenta e lo acquista. Quando Ronaldo firma Ferguson è felice, ma, da allenatore vecchio stampo, al giocatore dà due ordini: via le mèches bionde e soprattutto gli chiede di non usare il 28, uno dei numeri alti rimasti liberi, ma gli chiede di giocare con il numero 7. Un numero che per lo United conta tanto perché quello era stato indossato da giocatori leggendari dei Red Devils come George Best, Bryan Robson, Eric Cantona e David Beckham. Il portoghese accetta, via le mèches e sceglie il 7 come numero di maglia. Lui si unisce a quei miti dello United con il 7, per gesta, gol e successi, e a conti fatti è stata la decisione giusta perché così è nato CR7.

Un tifoso con la maglia della Juventus di Ronaldo con il numero 7.
in foto: Un tifoso con la maglia della Juventus di Ronaldo con il numero 7.