Stefano Pioli è il nuovo allenatore del Milan, una scelta che ai tifosi rossoneri non è piaciuta. Quel #Pioliout, l'hashtag che ha alimentato il tam tam sui social network non appena s'è diffusa la notizia del suo arrivo, è la spia del profondo malessere di un ambiente che rimpiange Gennaro Gattuso all'insegna del ‘si stava meglio quando si stava peggio' e accoglie con grande scetticismo l'ex allenatore della Fiorentina ‘tifoso dell'Inter'. Lo era anche Marco Giampaolo, licenziato dopo sette giornate vissute pericolosamente e una classifica deficitaria rispetto alle ambizioni del club. "Il mio sogno? Allenare l'Inter, che è sempre stata la mia squadra", raccontò ai tempi di Marassi e dell'esperienza blucerchiata. E siccome al "diavolo non si vende ma si regala" – come canta Vasco – a lui il diavolo l'ha fatta pagare cara…

È successo anche a Luciano Spalletti che è stata vicino a portarsi sull'altra sponda del Naviglio ma questioni burocratiche glielo hanno impedito. Nel cuore, però, ha sempre avuto la maglia viola della Fiorentina. Lui come un altro toscano, Walter Mazzarri, che alla Gazzetta dello Sport parlò del poster di Antognoni appeso nella sua stanza da ragazzo. Max Allegri invece no, lo ha sempre diviso equamente tra Milan e Juventus, le squadre che lo hanno esaltato ai tempi di Sacchi, Platini e Marcello Lippi.

I risultati del campo, quelli che all'ex Samp sono mancati, sono l'unico modo per silenziare polemiche di questo tipo. Sotto l'altra metà del cielo di Milano c'è riuscito così Antonio Conte, juventino fino al midollo e capace di scontentare tutti: i sostenitori bianconeri, che hanno lanciato una petizione per cassarne il nome dalle stelle dello Stadium; quelli nerazzurri che non gli hanno mai perdonato il passato calcistico e di allenatore. Juve, Inter, Milan e poi a Napoli c'è Carlo Ancelotti che non ha mai nascosto il feeling interista che aveva da ragazzino, salvo vincere tutto da milanista e legare ai colori rossoneri le emozioni più belle della carriera. "Il mio idolo era Mazzola, diventai interista grazie a mio cugino che un giorno mi regalò un completo dell’Inter"… scherzi del destino.

La professione, però, nulla c'entra con il tifo né con le simpatie dell'adolescenze. È un concetto chiarito anche dallo stesso Conte quando – allora era ancora sulla panchina della ‘vecchia signora' – disse che si considera "il primo tifoso della squadra per cui lavora". E allora per chi tifano gli allenatori? Maurizio Sarri è andato dove lo ha portato il cuore: "Allenare il Napoli era il mio sogno fin da bambino – ha raccontato in passato – perché ero nato lì". Poi s'è trasferito a Torino e nel Golfo non hanno mai perdonato (come a Higuain) una scelta del genere. Altro estimatore della Juventus è l'attuale commissario tecnico della Nazionale, Roberto Mancini, che nel 2009 venne accostato alla panchina bianconera e quando si accomodò su quella nerazzurra precisò: "Mai fatto mistero delle mie simpatie… i tifosi facciano i tifosi, le società facciano le società".