Nonostante il faticoso successo esterno col Genoa, nello spareggio fra tecnici in bilico, Marco Giampaolo non riveste più la carica di allenatore del Milan. La comunicazione ufficiale dell'esonero è arrivata oggi ma già da qualche giorno era chiaro che la sua esperienza in rossonero si fosse conclusa a Marassi. Nove punti in 7 partite sono un macigno per chiunque, figurarsi per l'allenatore del ‘diavolo'. In questo avvio di stagione il tecnico è sembrato incapace di mettere in pratica le sue idee di gioco e trasformare il Milan in una macchina in grado di dare l'impressione di raggiungere l’Europa. Quella però più nobile: la Champions League. Al suo posto arriverà Stefano Pioli.

Il comunicato del Milan

AC Milan comunica di aver sollevato Marco Giampaolo dall'incarico di allenatore della Prima Squadra. Il Club intende ringraziare Marco per l'attività sin qui svolta e gli augura i migliori successi professionali.

Il Milan di Giampaolo

Nonostante una discreta pre-season, dove in alcuni casi qualcosa s’è visto, in termini di concetti, manovra e fraseggio, l’inizio di campionato è stato da incubo col Diavolo letteralmente all’inferno dopo ben quattro sconfitte in appena sette gare. Come non accadeva da ottanta anni, come non accadeva dalla stagione 1938/39. Per un ruolino preoccupante ed un gioco, in questo mese abbondante, quasi inesistente. Da qui il benservito e la scelta, da parte della società, di ripartire, ancora una volta, con un nuovo tecnico: l’undicesimo in dieci anni.

Il 4-3-1-2 non funziona, il Milan stringe troppo il campo e crea troppo poco

Sei formazioni diverse su sette in campionato, tre moduli utilizzati, e alcune dichiarazioni, come quelle del post-gara con l’Udinese, con le quali Giampaolo esprimeva alcune perplessità sul suo proverbiale 4-3-1-2 e sulla sua applicazione con questa rosa a disposizione, come conferma della grande confusione, tattica e non solo, dalle parti di casa Milan. Per una idea di gioco che raramente s’è vista, per una sorta di implosione centrale in mezzo al campo, con tutte le mezzeali a convergere al centro e a generare scarsa ampiezza sulle fasce laterali, per diversi equivoci tattici che non hanno aiutato il Milan e i suoi calciatori. Non immuni da responsabilità, sia chiaro.

la scarsa ampiezza laterale del Milan (whoscored.com)
in foto: la scarsa ampiezza laterale del Milan (whoscored.com)

Suso trequartista e poi largo a destra, gli acquisti utilizzati poco e con scarsa continuità e poi riversati in campo con la speranza di invertire il trend. Un fraseggio lento e sterile, che ha evidenziato la scarsa presenza, Suso e Rafael Leao a parte, all’interno del roster di un calciatore in grado di saltare l’uomo. E poi, un carattere, generale, remissivo. Incapace cioè di rispondere agli stimoli esterni e di rimontare in caso di svantaggio.

Piatek isolato in attacco e poco servito: è fuori dal gioco

Quattro Ko: una rimonta subita e ben tre colpi a cui i ragazzi in campo non hanno saputo rispondere. Se si eccettua la remuntada di Genova col Genoa, inutile però ai fini della permanenza dell'allenatore abruzzese. Prevedibilità nel possesso e poi, a completare l’infausto quadro, un Piatek fuori dai meccanismi offensivi del Milan, troppo isolato davanti, ed episodi, in alcune circostanze, che non hanno di certo aiutato.

Risultati: quattro ko in 7 gare. Un rendimento da salvezza

Gli allenatori vanno giudicati dai risultati, in un senso o nell’altro. E stavolta per Giampaolo i numeri sono stati impietosi: quattro sconfitte in sette giornate, solo tre vittorie, 9 gol subiti ed un margine di vantaggio, sulla terzultima, di tre lunghezze. Troppo poco per una società che sta cercando di ricostruire un progetto vincente, troppo poco per poter giustificare la permanenza dell’ex allenatore della Sampdoria sulla gloriosa panchina dei rossoneri.

i risultati del Milan (whoscored.com)
in foto: i risultati del Milan (whoscored.com)

Certo il calendario non è stato amico del tecnico abruzzese con match difficili contro Inter, Torino e Fiorentina ma le attese e le aspettative di tutti, non solo dei tifosi, erano decisamente più alte. Con i meneghini terzultimi per gol a referto, 6, di cui due dal dischetto, settimi per tiri tentati, a quota 15.4 conclusioni di media, e sesti per possesso palla a 53,4%. Per un possesso però sterile e inefficace ad attivare le punte e la pericolosità sotto porta di Piatek.