Stressato e pensieroso. Così i tabloid hanno descritto Pep Guardiola, preconizzando il suo addio al Manchester City: non in questa estate ma nella prossima, non per andare alla Juventus ma per stare un anno a riposo per ritemprarsi, ordinare le idee, studiarne di nuove e riprendere la navigazione dopo aver scelto il buen retiro in un porto tranquillo. Il tecnico catalano, però, ha smentito ogni cosa: sta benissimo, magari è un po' stanco ma non ha alcuna voglia di mollare. E quando gli chiedono per l'ennesima volta del suo futuro con decisione ammette: "Ho ancora due anni di contratto, da qui non mi muovo se è la società a cacciarmi".

Niente Italia e nemmeno i bianconeri, ipotesi che aveva scartato quando lanciò un messaggio di sfida a Jurgen Klopp parlando di duelli da combattere ancora in Premier League. Davvero il manager iberico è intenzionato a prendere un anno sabbatico?

Non mi prendo un anno sabbatico, sono molto giovane e ho tanta energia – ha fatto sapere l'allenatore spagnolo parlando al termine di un torneo di golf in Costa Brava -. Ho due anni di contratto, se il City non mi caccia resto lì. Perché dovrei pensare di andarmene?

La Champions League è l'unico cruccio: essere uscito agli ottavi di finale e per giunta dopo aver perso il derby inglese con il Tottenham è una ferita ancora aperta. L'unico modo per rimarginarla è solo riprendere la corsa verso la Coppa, questa volta con maggiore successo. Provando almeno ad arrivare in finale. Vincerla è un terno al lotto.

Ci sono anche altre squadre che giocano molto bene – ha aggiunto Guardiola -. Però il campionato e la Champions sono ambienti completamente differenti. Sono convinto che la testimonianza della continuità di rendimento e il livello delle squadre è rappresentato dall'andamento in campionato. Quando giochi in Champions in un paio di giorni dimentichi ogni cosa… ma se il campionato va male ti porti appresso sensazioni per tutto l'anno.