Un'altra stagione al Manchester City e poi si fermerà. Pep Guardiola è deciso sì a lasciare il club inglese ma non adesso e non per andare (ora) alla Juventus. I bianconeri hanno provato a convincerlo muovendo passi significativi: non s'è trattato di un semplice sondaggio ma perché si potesse intavolare una trattativa molto complessa serviva un'apertura, sia pure minima, da parte dello sceicco, serviva che certi equilibri politici non saltassero. A Torino sarebbero stati pronti ad accoglierlo a braccia aperte (e con un contratto ricco, con l'aiuto dell'Adidas a finanziare l'arrivo del tecnico) nonostante avessero già pronti i documenti in calce ai quali Maurizio Sarri metterà la firma. Nulla da fare, almeno per il momento dovranno rassegnarsi. Così come in Inghilterra hanno inteso che, dopo quattro anni, la separazione con il tecnico catalano appare inevitabile.

Cosa gli manca? Conquistare la Champions, arrivare a giocarsela in finale, provare quel brivido e quell'ebbrezza che non sente. E' forse questo l'unico cruccio della sua avventura in Premier che potrebbe avere lo stesso epilogo dell'esperienza in Catalogna: nel 2012 disse addio alla squadra e a Messi, restò un anno fermo per ricaricare le batterie e accettò il trasferimento in Germania, al Bayern Monaco.

Pep è sotto stress? Nel bene e nel male, la stagione appena conclusa è stata una delle più intense a livello emozionale: dal duello vinto contro il Liverpool in campionato alla delusione per l'eliminazione negli ottavi di finale contro il Tottenham c'è tutta l'annata di un allenatore scandita dalle discese ardite alla risalite (compresi i trionfi in FA Cup e in Coppa di Lega). E' anche per questa ragione – come indicato dai giornali d'Oltremanica – che medita un periodo di riposo sabbatico durante il quale staccare la spina, studiare e aggiornare il proprio credo tattico e poi, chissà, essere pronto a sbarcare in Serie A.