Ha messo da parte il pallone per dedicarsi anima e corpo alla musica. Pablo Daniel Osvaldo torna in Italia, non da calciatore, ma da frontman della sua rock-band Barro Viejo che sarà in Tournée con 16 appuntamenti nella Penisola. L"ex bomber che nel 2016, a soli 30 anni, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo non sembra provare alcuna nostalgia per il mondo del calcio e lo dice chiaramente nella sua ultima intervista, in cui ha rivelato numerosi retroscena curiosi togliendosi anche numerosi sassolini dalle scarpe.

Perché Pablo Daniel Osvaldo ha detto basta con il calcio, il retroscena sul ritiro

Pablo Daniel Osvaldo dunque si prepara a tornare in Italia, Paese in cui ha giocato con  Atalanta, Lecce, Fiorentina, Bologna, Roma, Juventus e Inter, e che ha rappresentato vestendo la casacca della Nazionale. Una nuova vita da rocker per l'ex centravanti che è tornato sul suo sorprendente addio al pallone, legato ad una sigaretta di troppo. Il classe 1986 infatti in un'intervista a Leggo ha spiegato il perché del suo ritiro anticipato: "Non ero più felice. Io sono uno che vive di sentimenti e impulsività, e nel calcio di oggi non c’è nessuna della due. Mi sentivo un numero, uno che doveva segnare perché altrimenti veniva insultato. Ora sto da Dio anche se mi dicono che sono matto". Una in particolare la goccia che fece traboccare il calcio, al Boca nel 2016: "Mi hanno mandato via per una sigaretta quando sapevano che fumavano tutti. Quella è stata la goccia, ma in realtà nel calcio devi vivere una vita che non è reale".

Osvaldo e le critiche al calcio moderno

Pablo Osvaldo si considera uno spirito libero. Parole durissime nei confronti del calcio moderno, che rappresenta una sorta di "prigione" a detta dell'ex bomber per i calciatori. Ecco allora la scelta di dedicarsi alla musica per dare sfogo alla propria libertà: "Hai un prezzo, un valore e vivi di regole. Il calcio oggi è uno schifo, un freddo business e una dittatura del risultato. Nessuno pensa a come stai. Non potere uscire dopo una sconfitta, suonare la chitarra o bere una birra per me era assurdo. Per non tradire il calcio ho preferito lasciarlo".

Osvaldo, le critiche a Prandelli e Andreazzoli. L'affetto per Zeman

Il calcio dunque ormai rappresenta il passato per Osvaldo che però non perde occasione però per riservare delle stoccate a due suoi ex allenatori: "Mi ha escluso dal Mondiale solo perché glielo dicevano i giornalisti, convocò Cassano quando invece lo meritavo io. Andreazzoli? Nemmeno ricordo chi sia. Chi allena oggi?". Non solo brutti ricordi per l'italoargentino ma anche rapporti speciali, con Tevez, De Rossi, Heinze, Buffon, Pirlo, Totti e Zeman al quale vorrebbe dedicare una canzone: "Sono orgoglioso della carriera che ho fatto, ho giocato in grandi squadre. E poi ci sono anche uomini veri. Penso a Tevez, De Rossi e Heinze con le quali ho stretto molto. Poi ci sono i campioni in campo e fuori come Pirlo, Buffon e Totti. Ecco l’addio di Francesco è quello che di bello dovremmo prendere dal calcio. A chi dedicherei un pezzo? A Zeman, per me è stato un secondo padre".

Cosa è andato storto alla Roma, alla Juve e all'Inter, Osvaldo si racconta

In conclusione un breve ritorno sulla sua esperienza con la maglia di 3 top club italiani, ovvero Roma, Juventus e Inter, in cui le cose non sono andate come probabilmente avrebbe voluto, ecco perché: "Alla Roma potevo gestire meglio alcuni comportamenti, ma è una piazza malata. Avevo segnato tantissimo ma mi insultavano. Alla Juve ho avuto l’onore di essere allenato da Conte: un grande, come Pochettino che però pensa troppo al calcio. All'Inter invece ho litigato con Mancini, ma i media ingigantirono la cosa".