José Mourinho è sempre stato celebre per il pragmatismo: non si è mai nascosto dietro luoghi comuni o farsi di circostanza ma ha sempre detto quello che credeva fosse opportuno in quel momento. Il vate di Setubal potrebbe tenere corsi di "comunicazione sportiva" senza alcun problema. In giornate come queste, tra qualche ora c'è il derby di Milano, parole del genere non posso che far piacere ai tifosi nerazzurri.

In tutta la sua carriera è sempre stato molto legato alle realtà dove ha allenato, Real Madrid a parte, e ai microfoni di Telefoot ha rielaborato il suo percorso professionale a partire dalla Champions League conquistata nel 2004 alla guida del Porto fino all'approdo al Manchester United.

Mou, il Porto e il primo Chelsea.

Lo Special One è molto legato alla vittoria della ‘Coppa dalle grandi orecchie' con il Porto e la ricorda così: "Vincere la Champions con un club del tuo Paese è speciale, perché entri nella storia di quel club ma anche del tuo paese", ma subito dopo è andato al Chelsea proprio quando sembrava vicinissimo alla panchina del Barcellona. Mou non ha mai digerito quell'eliminazione per mano dei catalani in semifinale di Champions e lo si capisce bene da come la ricorda: "Forse un giorno racconterò la verità, non adesso. Ci sono cose nella mia carriera che preferisco tenere per me. Forse un giorno, quando saro' molto vecchio, ne parlerò".

Mou e l'Inter: Un rapporto d'amore.

Il tecnico portoghese parla del suo periodo all'Inter come un innamorato e dice che quello che si è instaurato tra lui e i colori nerazzurri è un vero e proprio legame sentimentale

C'era un gruppo vecchio e forse era l'ultima occasione per quella generazione. L'Inter è diventata per me qualcosa di speciale, un rapporto d'amore. Abbiamo vinto e abbiamo dato alla famiglia Moratti e ai tifosi una gioia incredibile.

Mou e il Real Madrid: Non ero felice.

Mourinho è andato via da Milano per accasarsi a Madrid e lanciare la sfida diretta al Barcellona di Guardiola ma non è andato come previsto e dopo la conquista della Liga, il portoghese è tornato a Londra

Sono andato al Real nel momento in cui volevo farlo ed era il momento in cui il Barcellona era la squadra più forte. Poi, dopo tre stagioni, ho deciso io di lasciare. Mia figlia stava andando a studiare all'Università di Londra e all'epoca abbiamo pensato che era importante che la famiglia rimanesse insieme. Ho lasciato il Real per ragioni personali, è molto importante per me essere felice. I risultati migliori li ho ottenuto quando sono stato felice e nel mio ultimo anno al Real non lo ero.

Mou apre al PSG: A Parigi c'è qualcosa di speciale.

Il nome dello Speciale è stato spesso accostato al PSG per il dopo Emery e lui non nasconde che il progetto parigino lo intriga parecchio

Mio figlio che vive a Londra è andato a Parigi per vedere una partita del Paris Saint-Germain e non a Manchester. Perché a Parigi c'è qualcosa di speciale: la magia, la qualità, la giovinezza, è fantastico. L'unica cosa che posso dire è che sono ancora un allenatore inquieto, con ambizioni e con il desiderio di fare cose nuove. Sono sicuro che non finirò la mia carriera qui allo United.

 Mou: Arrivato a Manchester nel momento peggiore.

Ora Mourinho deve riportare il Manchester United nelle posizioni che gli sono più consone dopo alcune stagioni di buio. José è consapevole di essere arrivato ai Red Devils in un momento brutto ("Sono arrivato qui in un momento difficile per il club ma sono fatto così") ma sa di potercela fare e il suo rendimento dallo scorso anno è sempre stato in crescendo (ieri ha pareggiato 0-0 in casa del Liverpool). Il tecnico dello United, intanto, svela che Ibrahimovic lavora per tornare in campo ("Potrebbe essere pronto a dicembre") e non può contare su Paul Pogba ma è convinto delle potenzialità del francese che "può lasciare il segno nella storia del calcio, ha talento e abbiamo trovato a centrocampo l'equilibrio giusto che gli permette di occupare diversamente gli spazi".