Moratti attacca: dallo Scudetto a Stramaccioni, alla giustizia sportiva. Contro la Juve

L'onda lunga del derby ci ha messo un po' ad arrivare ma alla fine è giunta impetuosa ed impietosa, travolgendo un po' tutti i suoi antagonisti nel mondo del calcio. Il presidente dell'Inter Massimo Moratti ha tracimato così a distanza di una settimana, dopo aver battuto il Milan 1-0 grazie al gol-lampo di Walter Samuel ed aver visto la sua Inter resistere con le barricate agli attacchi per 70 minuti di un Milan mai domo ma sterile davanti ad Handanovic.
Non senza uno strascico di polemiche pesanti tra gol validi annullati (quello di Montolivo sull'1-0) e rigori presunti non concessi (Samuel su Robinho in area nerazzurra). Ma tant'è, il ‘nuovo' Moratti, quello del mercato oculato, delle spese morigerate, della nuova linea giovane in campo e in panchina e del nuovo corso societario con freschi soci provenienti dall'estremo Est se la gode e se la ride, al riparo di brutte sorprese grazie ad una settimana di calma per gli incontri di Qualificazione mondiale.
La vittoria porta giudizio – Che i tempi siano cambiati – in meglio o in peggio lo dirà solo il prossimo futuro – è evidente da tanti piccolissimi particolari che messi tutti insieme nell'ordine corretto rappresentano la nuova realtà che si vive ad Appiano Gentile e, più in generale, in casa nerazzurra. In altre occasioni al fischio finale di un brutto derby vinto però con il sudore della fronte e la dedizione massima alla causa interista, si sarebbero sprecate esternazioni trionfali, dichiarazioni di vittoria e di progetti improvvisamente rispolverati dai cassetti per essere sventolati davanti ai propri tifosi in festa. Un derby vinto male, porta sempre con sè un qualcosa comunque di epico perchè, al di là delle modalità e/o delle polemiche, resterà sempre e solo il risultato finale nel ricordo di tutti grazie al quale ci sarà chi sberleffa e chi verrà deriso.
Invece, Massimo Moratti – contravvenendo al suo temperamento e alla sua genuinità nel rilasciare sempre notizie ai giornalisti che lo pedinano (brutto verbo, per lui di questi tempi, ma ci sta) tra uffici della Saras e quartier generale dell'Inter – ha metabolizzato la vittoria, si è assuefatto ai tre punti e al secondo posto in classifica e solamente a palla ferma ha rilasciato commenti e riflessioni sulla sua Inter e sui suoi ‘nemici', il cui ‘rumore' non è mai cessato.

Io penso positivo e tricolore – Così, ci si ritrova a parlare di Andrea Stramaccioni, di scudetto, di progetto già sulla retta via, di correzioni in corsa e del mondo del calcio, al di là dei risultati e delle partite. Iniziamo da lontano, proiettandoci a maggio, a fine stagione, quando una delle 20 squadre di Serie A verrà incoronata nuovo Campione d'Italia targato 2013. "Se credo nello scudetto? Ci devo credere, così poi ci credono anche tutti i giocatori".
Nessun giro di parole, diritto al punto il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, a chi gli chiedeva le ambizioni di quest'anno in una trasmissione Rai. "Non basta mai quello che hai raggiunto quindi sei sempre pronto a ricominciare per mettere la squadra in condizione di ottenere i migliori risultati possibili". Come la vittoria nel derby ma non solo. Un'auto-convinzione? Probabilmente sì ma il ‘pensar positivo' conduce al pensiero positivo e se proprio la dirigenza si sente ottimista al riguardo non può che nascere qualcosa di positivo e costruttivo all'interno di tutto l'ambiente. Che poi le parole corrispondano alla realtà è tutto da vedere e possiamo anche discuterne, certo sulla carta nulla è precluso a nessuno, tanto meno ad una squadra che è reduce dalla vittoria nella prima sfida stagionale ad una big, il Milan.
Da Presidente di questa società è mio dovere fare di tutto per prendere quella strada, soprattutto per i nostri tifosi che tanti sacrifici hanno fatto e fanno per sostenerci.
Sacrifici, come quelli vissuti nel più morigerato mercato nerazzurro dell'era Moratti, dove si sono visti partire (con i modi e forse i tempi sbagliati) Julio Cesar e Maicon, pilastri di un Triplete oramai scolorito e Forlan e Castaignos, esempi di una campagna acquisti fallimentare. Ma soprattutto dovendosi accontentare di nuovi giocatori senza un vero e proprio ‘fenomeno', non essendo arrivato alcun ‘top-player', puntando tutto su Sneijder e Milito (forse troppo) e una nuova combriccola di ragazzotti dalle belle speranze e da un futuro promettente. Basterà? L'imperativo è crederci ma la strada è impervia e lunga, costellata di insidie fatte di inesperienza e una crescita tecnica che dovrà per forza bruciare le tappe.

Strama-Mou? Sì solo con gli stessi risultati – Come ha bruciato le proprie Andrea Stramaccioni di cui si è raccontato di tutto di più e che oggi, saldamente, conduce la barca nerazzurra tra i flutti del campionato e di una insidiosissima (oltre che lunga ed estenuante) Europa League. Il tecnico romano ha già fatto vedere il meglio e d il peggio di se': nella prima parte della competizione continentale e – soprattutto – nella vittoria della Roma a San Siro, Stramaccioni ha peccato in presunzione tecnica. Non è riuscito, o forse non ha saputo, adeguarsi all'avversario che aveva di fronte senza nemmeno far comprendere al gruppo l'importanza di ogni singolo match al di là dei risultati già fin lì acquisiti. Dopotutto allena l'Inter e ogni brutta figura o scivolone maldestro ha una risonanza planetaria. Ma visto che sbagliando s'impara, il merito di Stramaccioni è stato altrettanto evidente: ha dedicato il primo mese di lavoro di gare ufficiali a capire che tipo di materiale tecnico e umano avesse a disposizione.
Tornando a Massimo Moratti, uno ‘scotto' che è stato pagato in modo indolore visto che oggi l'Inter si ritrova alle spalle di Napoli e Juventus e a pari punti con la Lazio, mentre in Europa League può vantarsi di un pareggio e una vittoria in due turni, con conseguente vetta del proprio girone.
Tanto che su Stramaccioni, come in passato capitò al povero Benitez e al buon Ranieri, è ripiombata come un avvoltoio l'ombra ingombrante di Mourinho. Ma con un distinguo importante: così come era accaduto a Leonardo, Stramaccioni, il nuovo che avanza, ha avuto il merito (e la furbizia) di usare la figura dello Special One a proprio comodo: l'ora dirigente del Paris Saint Germain non negava nemmeno di sentirsi quasi tutti i giorni al telefono con il portoghese e ricalcarne le gesta e le scene, Stramaccioni non ne parla direttamente ma non smentisce mai alcun riferimento a Murinho ben consapevole quanto possa essere importante per entrare nell'immaginario nerazzurro. "Il paragone con Mourinho l’ho fatto sulla dedizione al lavoro. Se poi riesce a ottenere stesse vittorie di José ancora meglio." Il tempo lo dirà, al momento il solo rischio che il tecnico nerazzurro corre è scimmiottare il portoghese provando a imitarlo: fin qui non è mai capitato e la speranza è che non accada perchè se la corsa sotto la curva a fine derby o la mimica e le arrabbiature in panchina verso gli arbitri fossero studiate a tavolino, vorrebbe dire che per l'Inter sta nascendo un nuovo problema che potrebbe assumere in breve termine un effetto boomerang.
Se invece, lo Stramaccioni che si vede in campo e fuori, professionale, umile, dedito al lavoro e incazzato (basti ripensare al provincialismo dell'Inter) tutto ciò diverrà ben presto un plauso esclusivo di Massimo Moratti pronto e coraggioso a sceglierlo a fine campionato della stagione scorsa.

La giustizia va bene così, la Juve fa male a lamentarsi – Ma se le esternazioni su squadra e allenatore erano un ‘dovuto' da parte di un presidente che elogia il proprio gruppo in vista di altri risultati altrettanto positivi, Massimo Moratti non ha voluto dimenticare – forse proprio in omaggio all'indimenticato ‘Special One', il famoso rumore dei nemici che si sente ogni qual volta l'Inter si avvicina alla vetta.
Il presidente ha detto la sua (ovviamente in contrapposizione) anche sulla proposta avanzata qualche giorno fa dal presidente della Juve, Andrea Agnelli, di riformare la giustizia sportiva. Ad agosto, quando fu annunciata la squalifica di 10 mesi di Conte, Agnelli non ha mai risparmiato giustizi duri ("La Figc e la sua giustizia operano fuori da ogni logica di diritto e di correttezza sostanziale") e un paio di settimane fa, nonostante lo sconto di 6 mesi al tecnico bianconero da parte del Tnas, ha ribadito il concetto anche se usando parole più soft, ritornando sulle prove ‘inesistenti' di Calciopoli:
Le istituzioni devono provvedere a una riforma profonda del sistema della Giustizia Sportiva che eviti le pericolose asimmetrie e le ingiustizie verificate negli ultimi anni. Spero che questo appello sia accolto presto.
Moratti invece non ha mai avuto l'intenzione di appoggiare la “crociata” del presidente della Juve con il quale è sempre in contesa aperta per il famoso scudetto del 2006, una questione mai sopita e che oggi, apparentemente, è stata accantonata covando però come la brace sotto la cenere.
Quando c'è una polemica, e qualcuno si sente colpito dalla Giustizia Sportiva perché ritiene di avere ragione, si comincia a voler cambiare tutto. Io però ritengo che la Giustizia Sportiva sia oberata di lavoro, anche perché ogni giorno c'è un problema serio e nuovo da affrontare. Credo sia difficile giudicarla negativamente.
Stoccata difesa. E domenica si ritorna a giocare: di scena c'è Juventus-Napoli scontro al vertice con l'Inter impegnata ad affrontare in casa contro il Catania. Un match non proibitivo per chi sogna lo scudetto e scommettiamo che se arrivano i tre punti e la vetta fosse più vicina, Moratti non aspetterà più sette giorni per ritornare a parlare?