Scudetto, Champions League e Coppa del Mondo non si vincono sulla carta. Le prime partite di Russia 2018 lo hanno confermato, diffondendo in mondovisione figuracce assortite delle squadre che ai nastri di partenza venivano date come le principali favorite per alzare al cielo di Mosca la coppa. Le imprese di Messico, Svizzera, Islanda, Giappone e Senegal (senza dimenticare la vittoria dell'Iran e la resistenza orgogliosa di Perù e Australia), hanno infatti ribaltato i pronostici iniziali e reso il torneo russo molto più equilibrato e avvincente.

Di fronte alla sicumera delle big d'Europa e del Sudamerica, le cosiddette "piccole" di questo Mondiale si sono così tolte una grande soddisfazione e si sono fatte beffa del ranking Fifa: implacabile nell'evidenziare la differenza (soltanto sulla carta, appunto) tra le grandi nazioni e quelle con meno qualità e meno storia calcistica.

Bookmaker presi in contropiede

A dimostrare che il calcio non è soltanto piedi buoni ma anche grande corsa e soprattutto grande coraggio, sono arrivati dunque i risultati più clamorosi: il pareggio dell'Argentina con l'Islanda, la sconfitta dei campioni in carica tedeschi con il Messico, il pareggio del Brasile con la Svizzera e le due sconfitte di Colombia e Polonia. Il tutto davanti agli occhi stralunati dei tifosi e a quelli dei bookmaker, costretti a rivedere le loro quote per le scommesse.

In attesa di ulteriori novità e sorprese, questo Mondiale si è dunque fin qui divertito alle spalle delle grandi superpotenze: oggi più che mai nel mirino della critica per i loro passi falsi. I risultati clamorosi delle prime partite hanno infatti dato il via ai processi mediatici, alle accuse contro i commissari tecnici e ai consigli tattici di coloro che stanno comodamente seduti sul divano. Un tiro al bersaglio che sta ulteriormente alzando la temperatura russa: già surriscaldata a dovere dalla doppia vittoria e dalla qualificazione agli ottavi dei padroni di casa.