Milan due gol e festa, Juve tre pali e polemiche. E dietro, solo il Napoli fa sul serio

La vendetta è un piatto che si consuma preferibilmente freddo. Questo avrà pensato Massimiliano Allegri nel dopo gara di Milan-Lecce 2-0, quando avrà pensato che il successo del suo Milan gli aveva confermato il primato solitario ma soprattutto quando gli hanno riferito dell'ennesimo (il quattordicesimo da inizio stagione) pareggio della Juventus, condito dalle polemiche di rito per gol non concessi, rigori non fischiati e (tre) pali colpiti. "La Juventus è irritata? Non è un problema mio, che pensino al gol non dato a Muntari" ha chiosato il tecnico livornese con un sarcasmo toscano condito al vetriolo.

Ibra Factor
Di fatto, ciò che ha compiuto il Milan a San Siro dimostra ancora una volta che il padrone del campionato è proprio l'undici rossonero capace di chiudere una gara più che complicata, contro un buon Lecce. Ha sofferto, rischiato ma vinto. Così si può sintetizzare il pomeriggio di calcio di un Milan che non è mai riuscito a gestire con tranquillità un match che, per alcuni tratti, l'ha visto anche in ambasce. Poi, nel momento di difficoltà maggiore, ci ha pensato lui, ancora lui: Zlatan Ibrahimovic, prima scartando una caramella in area di rigore per l'infallibile Nocerino, poi infilando la porta salentina dalla distanza per il tranquillo 2-0 finale che ha dato al Milan l'ennesimo successo e un altro piccolo allungo sulla Juventus.
E' proprio questa la forza vera del Milan: giocare anche male, ma riuscire a far sempre risultato. Oramai vaccinata al lunghissimo elenco di infortuni (il cronico Pato, l'altalenante Boateng, il ‘cortisonico' Gattuso – fermato dall'antidoping dopo le cure mediche per guarire all'occhio) e alle assenze continue di diversi giocatori (Inzaghi, Ambrosini e Zambrotta oramai sono semplici figuranti), la squadra di Allegri sembra trarre linfa vitale proprio dalla difficoltà che ogni domenica le si presenta. Non a caso, è l'unica squadra ad essere protagonista in ogni competizione stia giocando: in Coppa Italia è ancora in corsa, in attesa del ritorno in semifinale a Torino contro la Juve, malgrado la sconfitta di San Siro (ma era un altro Milan e soprattutto un'altra Juventus); in campionato, scappando lentamente ma con costanza da sola verso il traguardo rischiando di vincere il suo secondo titolo consecutivo per ‘dispersione‘; in Champions League, dove dopo aver rischiato la bancarotta all'Emyrates Stadium, si è ritrovata prepotentemente rilanciata tra le prime 8 d'Europa.
Senza dimenticare il fattore Ibra, pronto ad insultare compagni e a criticare allenatore per la sconfortante notte contro l'Arsenal ma anche determinato a ritagliarsi il ruolo di condottiero assoluto di una squadra che – con lui in campo – difficilmente conosce altro risultato che non sia la vittoria. Tanto più che, con la rete contro il Lecce, si è ripreso anche il primo posto nella classifica cannonieri davanti a Di Natale.

X Factor
Sta male, invece, la Juventus che si è trincerata dietro all'ultima arma che una società ha quando non sa più cosa dire o non sa più come dirlo: il silenzio stampa. Bocche cucite in casa bianconera dopo Genoa-Juve 0-0 a Marassi, dove ha dominato in lungo e in largo una gara che avrebbe dovuto vincere anche perchè sulla carta si affrontava la difesa più battuta del campionato. Chi vive di calcio sa che nessuno si straccerà le vesti per un mancato commento post-partita di qualche giocatore, una dichiarazione di Marotta o una frase di Antonio Conte. Anche perchè i più maliziosi potrebbero ricordare che – tanto, forse troppo – hanno già parlato fino ad ora i bianconeri, facendo tutto loro come ripetono a Milanello dove si stanno godendo, a distanza, lo spettacolo del dopo-weekend.
Si sarà invece strappato i capelli (si fa per dire), Antonio Conte domenica pomeriggio, rintanato in un gabbiotto dello stadio Marassi, per la squalifica di un turno, vedendo cosa accadeva in campo. Tanti – ancora una volta – gli errori contro i bianconeri con due rigori pretesi e non concessi e un gol (regolare) di Pepe annullato per fuorigioco. Ma tanti anche gli errori dei bianconeri, per primo di Conte medesimo che dovrebbe spiegare del perchè non voglia utilizzare Del Piero. Con il sesto pareggio nelle ultime 7 gare, con un attacco che non segna più – composto da uno scontante Matri (che soffre i continui cambi), un sornione Vucinic (mai goleador in vita sua), un imbarazzante Borriello (ex attaccante da quando ha lasciato Genova) e un Quagliarella col contagocce (senza la completa stima tecnica) – che male ha fatto Alex Del Piero per meritarsi la vergogna di 14 minuti in una gara che necessitava di qualche tocco di genio per sbloccarla? Il capitano sarebbe tornato utile – come in altre occasioni – e di certo non avrebbe abbassato il tasso tecnico generale di un reparto offensivo imbarazzante.
Forse a questa Juventus servirebbe davvero una sconfitta per tornare a vincere. L'essere imbattuta non basta più, il Milan è scappato a +4 e dietro, anche se Udinese e Lazio hanno fallito l'occasione, ‘sentono' che la Juve è in difficoltà e che il secondo posto non è poi così impossibile da avvicinare da qui alle prossime 11 gare ancora da disputare.

Blue Factor
La Lazio, soprattutto, si è giocata malissimo il proprio match-point in casa. La formazione di Reja è rimasta vittima delle feste e dei bagordi della settimana post-derby perdendo all'Olimpico 1-3 col Bologna e finendo in 9 contro 11 una partita mai indirizzata verso i giusti binari. Un'occasione unica per accorciare sulla Juventus proprio quando si era tornati a parlare di secondo posto, Champions League e di scudetto. Un bruttissimo stop che dimostra quanto sia facile in questa stagione, scendere e salire come su montagne russe infinite, posizioni in classifica.
La Juventus adesso dista 5 lunghezze e da un possibile avvicinamento alla Champions diretta, si è messo in serio rischio il terzo posto. Se, infatti, l'Udinese ha fatto grande il Novara (che ha vinto con il gol-partita di Jeda) nella sera della Seconda Repubblica di Tesser, ad aver scollinato meglio di tutti è stato il Napoli di Mazzarri che nell'anticipo di sabato ha strapazzato con un perentorio 6-3 finale il Cagliari, degno di un calcio d'altri tempi.
Proprio gli azzurri, al pari del Milan, stanno dimostrando di avere un gruppo e motivazioni che mancano a molte altre concorrenti, senza dimenticare che – scudetto a parte – sotto il Vesuvio ci si sta giocando l'accesso alla finale di Coppa Italia e la storica qualificazione ai quarti di Champions League. La Juventus è avvisata.