La sentenza è attesa per la metà di questo mese e, molto probabilmente, sarà difficile da accettare per dirigenti e tifosi. Dopo un ottimo girone di ritorno, che ha permesso alla squadra di Rino Gattuso di conquistare l'accesso diretto ai gironi di Europa League, l'Uefa sta infatti per condannare il Milan con l'esclusione dalla prossima competizione continentale. Le ultime indiscrezioni, rilanciate dal "New York Times", hanno raccontato dell'intenzione della camera giudicante di Nyon di colpire il club rossonero con il massimo della pena: evento, tra l'altro, accaduto raramente e solo con società messe molto peggio di quella milanese.

La missione disperata di Fassone

Nonostante la strategia difensiva che Marco Fassone sta preparando in questi giorni (l'idea è quella di "isolare" i problemi del socio di maggioranza e di far valutare solo il club), l'Uefa pare dunque propensa ad usare il pugno duro con il Milan. Non serviranno infatti i documenti che l'amministratore delegato porterà a Nyon per cercare di salvare l'Europa League, perché l'organo giudicante della massima autorità calcistica europea ha già fatto capire di non fidarsi di Yonghong Li e di voler dare un segnale forte a tutto il mondo del calcio.

Yonghong Li ha le spalle al muro

Mentre l'azionista di maggioranza ha le spalle al muro e rischia di perdere tutto (se non versa l'aumento di capitale di 10 milioni nelle prossime ore, subentra il fondo Elliott), la dirigenza milanista sta quindi lavorando ad un'ultima disperata tesi difensiva. Fassone vuole infatti dare ulteriori garanzie, dimostrare la continuità aziendale e la sostenibilità finanziaria a prescindere dal possibile cambio di proprietà che potrebbe avvenire a breve. Nonostante la sua apparente tranquillità, Yonghong Li è ormai un uomo solo al comando e ha il fondo Elliott (e alcuni possibili nuovi acquirenti) davanti alla porta. Il Milan, e i suoi tifosi, sono dunque attesi da un'altra estate di fuoco. Quasi certamente senza Europa League.