In estate, nel ritiro del Barcellona, la Pulga Messi fece una sorta di sacro giuramento dettato dalla voglia di cancellare l’ennesimo mondiale perso con l’Argentina: vincere la Champions League 2018/19. E così, rintanandosi nel suo club, nel suo habitat naturale il Diez albiceleste ha covato con silenzio, duro lavoro e professionalità una vendetta trasversale in direzione di quella coppa già assaporata in passato e, da troppe stagioni, esclusiva assoluta del suo rivale numero uno: Cristiano Ronaldo. Una vendetta lenta, a pochi passi dalla sua effettiva realizzazione ma costruita partita dopo partita con prestazioni al limite della perfezione. Con la stella più radiosa dei catalani, forse, a mettere insieme la migliore stagione di sempre della sua già formidabile carriera. Il tutto, per conquistare una coppa che può, da sola, annullare le amarezze collezionate con l’Argentina che rimane, ad oggi, l’unico grande neo della sua parabola individuale. Una parabola magnifica in questa manifestazione con Messi al top in quasi tutte le graduatorie statistiche che contano: media voto, gol, tiri totali e reti per minuti segnate. Ecco i primati del #10 blaugrana.

Primo per rendimento: nessuno come la Pulga a quota 9.11

Per realizzare il suo obiettivo Messi ha deciso fin dalla prima gara di questa edizione della Champions League di sfoderare le sue armi migliori non risparmiandosi mai in alcuna circostanza nei suoi 747 minuti sin qui giocati. Con questo impegno, questa sacra missione da assolvere e una leadership indiscussa come mantra da mettere in mostra in ogni circostanza. Specie, dopo l’infortunio all’avambraccio che gli ha fatto saltare la doppia sfida nel girone con l’Inter. Un piccolo incidente nel solco di una più ampia tempesta che porta il suo nome. Una tempesta di gol (12), con una partecipazione sul bottino totale del 57%, di assist (3), di dribbling (31), di serpentine vincenti, di magiche punizioni (non ultima quella col Liverpool) e di prestazioni davvero magnifiche, sorprendenti. Anche per i tifosi più ottimisti. Per una serie di gesta sul campo, in ogni singola notte europea, che gli consentono di essere il talento più performante di Champions con un rating medio di ben 9.11 per match. Un rating spaventoso non eguagliato, e nemmeno avvicinato, da nessuno: nemmeno dai vari CR7, Neymar, Salah e soci.

 

Gol segnati in Champions: doppiato CR7, Lewandowski a -4

Il rendimento, un po’ come gli occhi che notoriamente sono lo specchio dell’anima, è la plastica dimostrazione di un Messi da superstar capace cioè di segnalarsi come l’uomo più in forma dei suoi in ogni singola occasione in Champions, e non solo. E lo ha fatto, almeno sin qui, mettendo a sistema tutte le sue qualità in funzione del gol e della sua estrema pericolosità sotto porta. Ma mai divenendo onnivoro o egoista, anzi. I suoi tre assist, difatti, certificano il contrario. Eppure, i suoi 12 gol in appena nove match totali sono una ostentazione di forza, strapotere e dominio come poche. Lui, con questi numeri, stacca tutti i suoi rivali nella classifica di miglior marcatore del torneo con Lewandowski, eliminato agli ottavi, a -4, ma con una gara in meno, e Cristiano Ronaldo, da sempre nemesi dell’argentino, addirittura doppiato con lo stesso numero di partite nelle gambe e, pure, 2’ di gioco in meno.

Minuti per gol: Messi segna una rete ogni 62’ di gioco

Per un primato realizzativo che ne chiama altri: Messi è il secondo calciatore che contribuisce di più alle reti di squadra, col 46% delle segnature a referto griffate proprio dal #10, ed è il miglior marcatore per minuti giocati con  un gol ogni 62 giri d’orologio. Anche qui, come nessuno in questa Champions.

Primo per tiri totali, ma anche per reti su punizione

E poi, per completare il suo cerchio magico, la sua serie di inenarrabili record stagionali in Champions, la Pulga si segnala come tiratore più assiduo del seeding con 40 conclusioni totali, 4.44 per partita, ma anche come il cecchino, l’european sniper più preciso d’Europa con il 22% dei suoi tentativi da calcio piazzato in gol con 2 reti su 9 siglate dalla distanza. Il tutto, al netto delle serpentine che lo hanno reso immortale agli occhi degli appassionati, tracciando straordinarie traiettorie col suo mancino che, peraltro, ha firmato nove delle sue 12 realizzazioni totali.