Pensare ad un Mauro Icardi in partenza, appena un anno fa, sembrava una autentica eresia, qualcosa di impensabile. Ma le strade del calcio sono infinite, strane, tortuose e possono pure riaprire minuscoli intertsizi, piccoli varchi (speranze) chiusi non appena tre anni fa. Quando il Napoli targato Sarri e De Laurentiis fece di tutto per portare l’attaccante argentino all’ombra del Vesuvio. All’epoca però, le bizze dell’albiceleste e della moglie agente furono assecondate dalla dirigenza meneghina con allungamento e adeguamento del contratto del capitano. Oggi, come dicevamo, la rivoluzione nelle gerarchie interne dell’Inter è già avvenuta, Icardi e consorte hanno fatto di tutto per farsi respingere dallo spogliatoio, dal neo-allenatore Conte e da una parte, di certo non residuale, della tifoseria.

Mauro Icardi al Napoli, perché sì

Ora, la prospettiva, che pare inesorabile al 5 di luglio, è quella di dover abbandonare giocoforza Milano. I nerazzurri sono su Dzeko e Lukaku e cercano risorse utili all’affondo per le punte proprio da una cessione del loro numero #9 col Napoli, specie nelle ultime ore, sulle sue tracce. E così, con gli azzurri che stanno sondando le possibilità e le strategie per arrivare al puntero di Rosario, ecco pro e contro del suo possibile arrivo nel tempio del ‘San Paolo’.

Il ‘San Paolo’ e Napoli come luogo perfetto per il suo riscatto

Il passaggio dell’argentino in Campania, al di là degli inevitabili benefici sul terreno di gioco, in termini di pericolosità e peso del pacchetto avanzato napoletano, potrebbe generare una svolta determinante per la carriera di Icardi. In cerca, malgrado le dichiarazioni che lo vogliono stretto al capoluogo lombardo, di un ambiente in grado di garantirgli fiducia, rispetto, ammirazione e tanto, tantissimo affetto. Un luogo, appunto, come Napoli che accoglie i campioni e che, prima ancora di vederli all’opera, li coccola ergendoli a idoli cittadini. Salvo poi scottarsi in caso di inaspettati tradimenti. Come avvenuto, ad esempio, per un altro argentino, ormai poco noto in città: Gonzalo Higuain. Insomma, l’atmosfera partenopea, molto simile a quella della sua Rosario e molto vicina a qualsiasi cintura urbana latina, sembra l’habitat perfetto per l’attaccante dell’Inter per rilanciarsi nel calcio che conta, sferrare l’attacco alla Juventus dominatrice d’Italia e rinascere a suon di gol e prestazioni sontuose. Con, sullo sfondo, ma nemmeno troppo, un amore già, prima ancora di atterrare a Capodichino, incondizionato da parte dei suoi possibili nuovi tifosi.

Un allenatore che nobilita le punte

Ad albero di natale, col 4-4-2 o con il 4-2-3-1 non importa, a Carletto Ancelotti gli attaccanti che fanno gol, tanti gol, lo fanno impazzire. E lui, per favorire questa lucida follia delle punte centrali è capace di tutto. Anche, di schierare l’intera formazione a pieno sostegno del proprio alfiere davanti per metterlo nelle migliori condizioni per fare molto, molto male agli avversari. Chiedere ai vari Inzaghi (161 gol in 331 presenze con Carletto in panchina), Shevchenko (103 reti in 219 sfide col mister emiliano) o, ai giorni nostri, a Cristiano Ronaldo, avvicinato nei pressi della porta da Ancelotti (112 realizzazioni in 101 partite), Lewandowski (57 gol in 54 match) come pure a Lorenzo Insigne avanzato da seconda punta e dunque più vicino al bersaglio grosso nemico. Insomma, l’argentino, con Carletto alle sue spalle potrebbe riprendere il filo del discorso interrotto lo scorso inverno e tornare finalmente grande, stellare, top player per senso del gol e capacità realizzative. Un elemento, in sostanza, devastante.

Un talento che non si discute

Ingaggiare Icardi sarebbe comunque una gran cosa per un presidente che ha già messo a referto l’arrivo di Manolas, punta James Rodriguez e sogna Lozano. Già perché il patron sembra voler fare sul serio per attaccare il primato bianconero in Italia ed accontentare le mire del proprio allenatore. Sarebbe il colpo dell’estate, se non fra i colpi dell’estate con il Napoli in grado di aggiungere alla propria rosa un calciatore, privo di grilli per la testa, unico nel suo genere, letale a tu per tu col portiere.

Mauro Icardi al Napoli, perché no

Il brand Icardi, in discesa in termini di appeal e valore di mercato, ad oggi, non rappresenta una certezza ma una sfida col 50% delle possibilità di finire male. Colpa del passato recente, degli errori di cui tutti abbiamo parlato ma anche di una moglie agente – Wanda Nara – ‘ingombrante' a giudicare da quanto accaduto.

La moglie agente e il rapporto con lo spogliatoio: un investimento rischioso

Ecco, a Napoli, queste dinamiche potrebbero ripresentarsi creando difficoltà in uno spogliatoio, quello azzurro, storicamente molto solido, saldo, compatto e unito e con le ultime difficoltà, almeno note al grande pubblico, piuttosto datate. Inoltre, il suo possibile ingaggio che potrebbe oscillare fra i 7 e i 10 milioni di euro, potrebbe creare un certo risentimento nell’animo dei calciatori di punta dei partenopei che, per tutta risposta, potrebbero finire per chiedere alla dirigenza se non un trattamento simile, aumenti consistenti.

Milik in seconda fila, Icardi sempre titolare?

La concorrenza non ha mai fatto troppo male negli ambienti di lavoro. Meno che mai nel mondo del calcio. La settimana, quando ci sono tanti profili che si giocano il posto, diventa esaltante, elettrizzante e tutti, in allenamento, danno il 100%. Eppure, l’ingresso di Icardi nelle gerarchie campane, potrebbe limitare l’utilizzo di un patrimonio azzurro, pagato 32 milioni di euro nel 2016, proprio nell’estate del nulla di fatto per Maurito al Napoli, da valorizzare, sostenere e far giocare dopo i pesanti infortuni patiti ed una stagione, quella precedente, fra alti e bassi. Maurito potrebbe ostacolare la crescita del polacco e ostruire il passo al #99 di Ancelotti col rischio di deteriorare i rapporti col tecnico italiano e ingenerare disastrosi malcontenti. L’antidoto a tutto ciò però, potrebbe essere il fitto calendario del Napoli e la possibilità, al di là del sistema di gioco, di alternare le punte a disposizione.