Maurizio Sarri è il nuovo allenatore della Juventus. Entra nel Palazzo dalla porta principale il ‘comandante' che vide sfumare lo scudetto in albergo a Firenze, l'uomo che voleva fare la rivoluzione alla testa del suo Napoli, il tecnico (esteta degli schemi ed ex perdente di successo dopo il trionfo in Europa League) che ha fatto venire l'orticaria ad Allegri (teorico del pragmatismo votato al risultato). Chi l'avrebbe mai immaginato? Fino a qualche mese fa nessuno. Chi avrebbe mai creduto che le frasi sul condizionamento arbitrale, il fatturato e i favori sbilanciati tutti dalla stessa, solita parte divenissero improvvisamente esercizio di retorica e apologia di professionismo spazzate via con un sì? Fino a pochi giorni fa nessuno.

Invece, è tutto vero. Non c'è bisogno del pizzicotto sulla guancia. Contratto di 3 anni, stipendio da 7 milioni di euro a stagione e in testa una rivoluzione che vedrà la rosa dei bianconeri cambiar pelle di poco rispetto a quanto sarebbe accaduto se Pep Guardiola fosse stato qualcosa in più di una bellissima suggestione. Quando verrà presentato? Nei prossimi giorni, che sia condotto in Maserati (come le indiscrezioni trapelate in questi giorni relative al catalano) oppure a bordo di un'altra vettura è solo un dettaglio. La realtà è che – dopo aver reso possibile l'impossibile nell'estate scorsa con l'ingaggio di Cristiano Ronaldo – la ‘vecchia signora' ha fatto saltare ancora una volta il banco.

Si attendeva solo l'annuncio ufficiale dopo l'accordo trovato nella giornata di giovedì a Londra col Chelsea [indennizzo di circa 4 milioni], è arrivato in queste ore spazzando via tutte le ipotesi su tavolo per la successione a Massimiliano Allegri. Del suo staff farà parte come vice Martusciello, fino all'anno scorso all'Inter.

Obiettivo Champions dopo il fallimento con l'Ajax

In cima ai pensieri della dirigenza c'è sempre stata la candidatura di Guardiola, il ‘piano b' era stato tenuto in caldo. E chi altro? Forse Jurgen Klopp ma né il Liverpool né il tedesco hanno mai dato segnali al riguardo. Serviva un allenatore di rottura, che segnasse una svolta rispetto al passato più recente perché se in rosa hai già uno dei calciatori più forti al mondo (CR7 e i suoi cinque Palloni d'Oro) allora devi scegliere un manager che sia all'altezza. Il tecnico toscano torna a Torino e in Serie A, è lui la persona che il presidente Andrea Agnelli ha scelto per rilanciare le ambizioni dei bianconeri in Europa. Quel gesto inequivocabile della stella portoghese ("qualcuno se l'è fatta addosso", mimò uscendo dal campo dopo l'eliminazione dalla Coppa) fu l'emblema del fallimento di una stagione.

Da Allegri a Sarri, vincere non basta più: serve farlo giocando bene

E allora si riparte dalla sconfitta maturata contro i ‘lancieri' olandesi, l'iceberg contro il quale s'è andato a infrangere l'esperienza dell'allenatore livornese al quale non è stato perdonato essere stato sopraffatto dal gioco e dal dinamismo di un avversario erede di una scuola tattica scandita Cruijff. Sarrismo chiodo fisso come la Champions League: manca alla ‘vecchia signora' (l'ultima nel 1996 contro l'Ajax), l'ha solo assaggiata l'ex del Napoli. La fame di successi è comune. Dopo una Juve al Max, adesso tocca al ‘comandante'. Vincere non basta più, serve farlo anche concedendo spettacolo e giocando bene.