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Una sconfitta non ha cambiato le cose: la nuova Italia di Prandelli continua a piacere

Vittoria in Polonia e sconfitta all’Olimpico con l’Uruguay. I due lati della medaglia delle due amichevoli azzurre che sono però unite da un saldo filo conduttore: il gruppo, il gioco e la convinzione. Malgrado il CT abbia scelto giocatori e schemi diversi, quest’Italia continua a piacere.
A cura di Alessio Pediglieri
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italia-prandelli

Dopo quest'ultima pausa dedicata alle Nazionali, tra amichevoli, spareggi e qualificazioni nella zona sudamericana, si possono trarre altre, importanti, considerazioni sulla nostra Italia targata Cesare Prandelli. Prima delle due sfide tra Polonia e Urugay (agli antipodi non solo geograficamente parlando) si era già fatta qualche riflessione: gli Azzurri ripartivano privati degli infortunati Rossi e Cassano, in dubbio anche per Euro2012 (anche se Prandelli almeno uno dei due se lo porterà al 100 per cento con sè); c'era la ‘sorpresa' per Di Natale non convocato malgrado sia ancora il capocannoniere della Serie A, primato che difende da due stagioni a questa parte; si era riflettuto anche sulle eventuali "new entry" nel gruppo e se puntare forte su Mario Balotelli il ‘bad boy‘ con il lasciapassare da bravo ragazzo. Insomma, oltre ai risultati del campo, al gioco e agli schemi tattici, interessava capire come la nostra Nazionale, riavvicinatasi moltissimo all'amore del pubblico, reagisse a queste nuove situazioni.

Cambiano gli attori ma non la qualità

“ Contro l'Uruguay l'importante è stato aver cercato di creare gioco. Sempre ”
Cesare Prandelli
La risposta c'è stata, ed è stata largamente positiva. Si è passati (gioco-forza) da Cassano a Balotelli, da Rossi a Pazzini ma, bomber a parte, quello che davvero contava è stato confermato prima, durante e dopo lew gare amichevoli e cioè che dall'Italia di Prandelli siamo rimasti all'Italia di Prandelli. La parola d'ordine è stata, infatti, coerenza: cambiano gli interpreti ma resta la stessa Nazionale, capace di giocare per la gente, come aveva chiesto proprio il CT. Capace soprattutto di giocare, sempre e comunque, al di là del risultato e degli avversari. L’ultima sconfitta (per la quale il CT si arrabbiò e non poco) era – non a caso – del 7 giugno scorso: 2-0 per l’Eire di Trapattoni (qualificato a Euro 2012) contro l’Italia del suo vecchio allievo, in una amichevole vera. Da quel giorno c'erano state 6 partite senza sconfitte, con 5 vittorie (con la Spagna, nelle Far Oer, con la Slovenia, con l’Irlanda del Nord e in Polonia) e un pareggio (in Serbia), appena 2 gol subiti, 10 realizzati, e mai una volta che questa squadra avesse preso più critiche che elogi. Poi, lo stop con l'Uruguay, una sconfitta nata da una rete dopo 3 minuti, all'Olimpico, contro un avversario vero, reale, concreto e cinico. Tutti elementi che dimostrano che la vittoria in Copa America non era nata per caso. E non a caso, proprio Prandelli aveva ricordato che l'Uruguay sarebbe stato il più delicato test-match azzurro, che l'Italia ha fallito ma senza venir meno alle proprie qualità di bel gioco e di un gruppo ben coeso.
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Esperimenti riusciti, il cammino è giusto

Un incidente di percorso, dunque, che serve a maturare e a trovare rimedio agli errori effettuati. L’Italia di Prandelli dopotutto è sempre piaciuta, talvolta ha anche brillato durante le qualificazioni, quasi sempre ha convinto nei singoli e nel suo insieme. L'Italia, anche dopo la due gironi di amichevoli, ha dimostrato di possedere una difesa formidabile, un centrocampo vero e completo, dove gli stessi uomini incaricati del recupero-palla hanno un’abilità notevole nella costruzione del gioco. E ora ha scoperto pure un doppio attacco, figlio del bisogno ma pronto a dare soluzioni differenti importanti nel lungo cammino di Euro2012. E' un reparto offensivo doppio nel senso che dai piccoli di statura come la coppia Rossi-Cassano si è passati, senza scossoni, ai grandi, con i vari Osvaldo, Balotelli, Pazzini. Il gioco è cambiato, si è adattato alle richieste tattiche ma non il prodotto e questo è ciò che conta. L’idea finale di Prandelli, quella per l’Europeo, era di un Antonio Cassano e di un ritrovato Mario Balotelli eventualmente dietro a un grande attaccante da aspettare in fondo a questa stagione che potrebbe regalare piacevoli sorprese. Adesso non si sa più se si potrà arrivare o se invece bisognerà accontentarsi di un progetto intermedio, con scelte parziali come il connubio di Balotelli con Giovinco, Osvaldo, Pazzini o Matri.

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L'unico neo: lo scivolone nel Ranking

Ma anche in mezzo a queste incertezza, resiste e si rafforza sempre più un concetto di fondo che non si smuove: quello di una Nazionale come assomiglia sempre più ad una squadra di club, dove un assente viene sostituito senza che il gioco subisca profonde alterazioni da chi viene convocato dal CT. E’ stato Cesare Prandelli a fare dell’Italia un club e questo è un merito preciso e una dote essenziale in un calcio che riserva sempre sorprese e mai rassicura su chi potrà essere disponibile e convocato. L'unica nota stonata arriva dalle classifiche e graduatorie internazinali. La sconfitta dell’Olimpico con l’Uruguay ha infati complicato il piazzamento dell’Italia guidata da Cesare Prandellli nel Ranking Fifa. La Nazionale azzurra scivola dal 6° al 9° posto.
Si torna indietro di sei mesi, con una classifica che torna la stessa del maggio scorso, quando iniziò la scalata al vertice favorita dalla lunga serie di risultati positivi (compreso il successo sulla Spagna). Il sesto posto resta il miglior piazzamento da luglio 2010, ovvero dopo il crollo nel Mondiale sudafricano alla guida di Marcello Lippi. Un po' pochino, ma non è semplice risalire la china con i parametri in vigore: al comando c'è sempre la Spagna, campione d’Europa e del Mondo. In grande ascesa anche la giovane Germania (3a), ormai a ridosso dell’Olanda (che occupa la 2° posizione). L’Inghilterra di Capello è quinta, alle spalle dell’Uruguay che si conferma quarto grazie al successo nell'ultima Copa America.

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