Modric vince il Pallone d’Oro e accontenta, Francia esclusa, tutti. Il sontuoso centrocampista del Real Madrid batte (753 voti) la concorrenza di Griezmann (414 voti, terzo posto) e Cristiano Ronaldo (478 punti, secondo) e, pur avendo fallito la finale del ‘Luzhniki’, proprio contro i Galletti, si laurea calciatore più forte per l’anno 2018. Un riconoscimento meritato e che giunge come ciliegina sulla torta di una carriera, quella del grande Luka, che parte dalle sue origini, dalla sua Zara, falcidiata dalla guerra, per poi evolversi e toccare vette, siderali, inimmaginabili e che lo hanno condotto, oggi, sul tetto del mondo.

La classifica dal primo al 29° posto

1. Modric 753 pt; 2. Cristiano 476; 3. Griezmann 414; 4. Mbappé 347; 5. Messi 280; 6. Salah 188; 7. Varane 121; 8. Hazard 119; 9. De Bruyne 29; 10. Kane 25; 11. Kanté 24; 12. Neymar 19; 13. Suarez 17; 14. Courtois 12; 15. Pogba 9; 16. Aguero 7; 17. Bale, Benzema 6; 19. Firmino, Rakitic, Ramos 4; 22. Cavani, Mané, Marcelo 3; 25. Alisson, Mandzukic, Oblak 2; 28. Godin 1; 29. Isco, Lloris 0.

Venti i trofei di squadra, 29, quelli individuali, di recente, cavaliere dell’Ordine del Duca di Branimir, 118 presenze e 14 reti in nazionale, 602 gare fra Dinamo Zagabria, Tottenham e Real Madrid, con  75 gol e 90 assist, con tante magie in campo che hanno affascinato il pianeta calcistico, ora, ai piedi del piccolo Luka. Già quello che fuggiva dalla guerra e che ora, il conflitto, lo crea nelle aree avversarie.

Carriera stellare: Luka ha alzato 20 trofei di squadra

Se nasci in un Paese che di lì a poco subirà una guerra fratricida spaventosa e scappi da un rifugio all’altro per evitare la morte, le prospettive di vincere un campionato, figurarsi un Pallone d’Oro, non sono proprio elevate. Ed anche questo aspetto, questo fattore, alla fine, pare abbia inciso sulla decisione di premiare un uomo che, per questa sua specifica parabola di vita, può rappresentare un esempio per tanti bambini e piccoli appassionati del pallone.

Luka è questo, è un piccolo grande uomo che ha visto il nonno morire davanti ai suo occhi, trucidato dai nazionalisti jugoslavi, è un bambino che si rivolge al pallone nei cortili piagati dal conflitto per dimenticare le bombe ed è un’adolescente che si fa subito uomo per abbracciare il suo destino e partire verso la grandezza. Percorrendo diverse tappe, dallo Zadar alla Dinamo Zagabria, dall’Inter Zapresic al Real Madrid passando per la fermata albionica del Tottenham.

E poi, 20 titoli di squadra, tre Champions League vinte di fila con i Galacticos, la #10 delle Merengues e la gloria, sfiorata, con la Croazia nel recente mondiale russo. Una vita ad inseguire sogni, speranze ed un pallone che, dopo 33 anni, diventa d’oro anche grazie a quella rassegna iridata accarezzata e sfuggita per un soffio pochi mesi fa per un percorso, netto, che gli vale il riconoscimento più ambito per un calciatore e che pare assumere i tratti di un premio alla carriera.

Ultimo anno e mondiale super: la luce della Croazia

Talvolta vincere può non bastare, può non fare alcuna differenza. Chiamatelo scandalo, urlate al complotto oppure, semplicemente, fermatevi e pensate alla storia, recente, di Luka Modric. Uno che, senza dubbio, merita questa enorme soddisfazione. Per quanto fatto vedere sui rettangoli verdi di tutto il pianeta e per l’anno vissuto dal nativo di Zara. Supercoppa di Spagna, Supercoppa Europea, Mondiale per club, Champions League, in finale col Liverpool e rassegna iridata da top player, da miglior giocatore della manifestazione a cavallo fra giugno e luglio. Un anno, dunque, ricco di gioie, individuali e di squadra, ma anche connotato da un racconto, senza il classico happy ending, comunque da leggenda. E sì perché il #10 della Croazia, insieme ai vari Perisic, Mandzukic, Rakitic, Vida, Subasic, Rebic e Vrsaljko è l’icona, la bandiera, il go to guy della nazionale che ha sorpreso tutti, giocato un ottimo calcio e affrontato, in finale, la corazzata Francia.

Una storia importante che ha esaltato un intero Paese, che ha rischiato di essere il più piccolo per popolazione a vincere una Coppa del Mondo, e dimostrato una tesi comunque valida: non importa la meta ma ciò che vivi durante il viaggio. E durante questo tour, Modric ha espresso, forse, il miglior football della sua vita, si è caricato sulle spalle la squadra, ha segnato due reti, ha messo insieme altrettanti assist vincenti, per poi guidare la sua selezione verso altezze mai lambite nella storia, nemmeno dalla generazione dei Suker, Prosinecki, Soldo e Boban, fermatisi sul terzo gradino del podio a Francia ‘98. Modric è stellare, gioca un calcio superiore e sciorina talento, classe e polvere di stelle ad ogni pallone toccato. È un tonico per gli occhi ma anche un efficace leader e diventa, non certo come contentino per il mancato trionfo finale, il miglior giocatore della manifestazione ponendo le basi per quello che sarà, poi, Fifa Best Player 2018 e il Pallone d’Oro di queste ore. Nessuna polemica dunque, e nessun rammarico: Cristiano Ronaldo ne ha già vinti cinque, Griezmann potrebbe consolarsi col mondiale con LM10 che, semplicemente, merita questo Pallone d’Oro.