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Le piccole bugie in casa Juventus esaltano il primo posto in Serie A

I bianconeri sono in vetta solitaria, da due settimane, al campionato. Merito di Conte, dei suoi giocatori capaci di far dimenticare le ultime tribolate stagioni e di una Serie A dal freno a mano tirato. Un po’ meno dello Juventus Stadium che ad oggi non ha ancora fatto la differenza.
A cura di Alessio Pediglieri
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La Juventus sopra tutti, da sola per due settimane di fila, proprio nella settimana in cui è andata ad imporsi nella tana del ‘nemico' di sempre – dentro e fuori dal campo – e in cui la Juve festeggia i 114 anni di vita. Un compleanno bagnato dal primato  in classifica, con la consapevolezza di essere migliore di certo della Juventus degli anni passati e forse – ma questo lo si dirà a maggio – anche degli avversarri. E questa prima importante consacrazione sportiva arriva in un momento significativo perchè, alla vigilia della delicatissima trasferta di Napoli, i bianconeri di Conte stanno uscendo pian piano allo scoperto pronunciando la parolina magica: ‘scudetto'.

Un primato atteso cinque anni

Prima la vittoria contro la Fiorentina in casa, poi il successo esterno contro l'Inter: quindici giorni da primi della classe, fatto che non accadeva da tempo ma che è stato conquistato sul terreno di gioco, segno che il progetto di Antonio Conte sta prendendo forma e soprattutto sostanza, con alti margini di miglioramento. E’ la prima volta dopo Calciopoli, dal lontano 2006 che la Juve non stia in vetta alla classifica. L’ultima era stata l’apparizione un po’ surreale al San Nicola di Bari, il 14 maggio 2006 con la bufera incombente dello scandalo più grande della storia del calcio italiano moderno: Reggina-Juventus 0-2, con le reti di Trezeguet e Del Piero, i fuochi d’artificio in cielo e le feste in mezzo al campo per la conquista di quel 29° scudetto che diverrà lo scudetto più conteso della storia. Poi, in sala stampa, nell'immediato dopopartita, le dimissioni in diretta di Luciano Moggi, il suo addio alla Juve e al calcio; la rabbia di Fabio Capello e dei suoi giocatori e di tutto un ambiente che si sentiva da subito defraudato per una storia che ancora non era scritta ma di cui era facile immaginare il finale immediato con le sentenze di Calciopoli.

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La conferma nel riscatto contro l'Inter

Era stato un purgatorio con la Juventus che si era fermata a quella data: 14 maggio 2006. Poi era arrivata d'ufficio la serie B, quindi l'immediata risalita con l’illusione di poter fare presto e bene; la doccia gelata delle delusioni e dei settimi posti in serie, i cambi di società e la sensazione di essersi persi per moltissimo tempo. Sono serviti più di cinque anni e mezzo e oltre 120 giornate di campionato perché il cerchio si chiudesse del tutto e la Juve tornasse là dove era sempre stata abituata a stare: in testa alla classifica, da sola, a preparare possibili fughe e sogni da scudetto. Era accaduto alla vigilia di un faccia a faccia a San Siro che si annunciava torrido, è stato confermato dal successo sull'Inter 1-2 fatto di forza, carattere e cattiveria agonistica. E' anche singolare che il tutto sia accaduto nelle ore in cui Conte è uscito allo scoperto e ha al mondo urlato che “la Juve non ha amici” che ha richiamato da vicino l'era del compianto – in casa nerazzurra – Josè Mourinho e la strategia del “rumore dei nemici” che tanto fece discutere ma che tanto motivò un gruppo poi capace di vincere l'impossibile in una sola stagione.

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Il mito dello Juventus Stadium

Che la Juve sia tornata è dunque un dato di fatto ma c'è anche una sorta di mito attorno al suo ritorno, come la favola dell'innespugnabile Juve Stadium, o dei punti conquistati da Conte che gode di credito illimitato rispetto ai suoi predecessori illustri. Piccole bugie innocenti che nascondo le normali pecche di un ciclo all'inizio e che cercano di esaltare al massimo un momento che era atteso da troppo tempo da tutti i tifosi bianconeri. Sullo stadio e sulla sua capacità di infondere agli uomini di Conte, la spinta in più per vincere le gare, bisogna fare un passo indietro: la notte dell'inaugurazione, quando lo sconosciuto Hughes aveva rovinato la festa regalando al Notts County un improvviso pareggio nelle battute finali dell'amichevole-evento. I più scaramantici avevano incrociato le dita, i semplici scettici hanno trovato conferme tristi nel 2-2 di Juventus-Genoa nello Stadium bianconero. Altro che ‘effetto-stadio', o meglio: l'effeto-stadio c'è ma è più un misto di ammirazione, marketing e provincialismo, per cui esibirsi davanti a 40mila spettatori nel nuovo impianto bianconero dovrebbe terrorizzare gli avversari regalando alla Juventus "almeno 7-8 punti a stagione" come nelle speranze o nell'augurio degli stessi giocatori.

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Conte come Ranieri e Ferrara

Il bilancio del primo scorcio di stagione, racconta però una realtà diversa. Non vuol dire che a fine anno l'effetto-Stadium non ci sarà stato ma al momento non è questo l'aspetto distintivo di questa Juventus. La squadra di Conte viaggia con la media casalinga pari a quella di Ferrara di due anni addietro e solo un punto sopra rispetto a quella criticatissima di Del Neri dello scorso campionato, Del Neri che oltretutto non ha mai goduto della fiducia incondizionata come il suo collega Conte. Per restare all'epoca post-Calciopoli, la Juventus di Claudio Ranieri nel 2007 aveva addirittura fatto meglio, con 9 punti. E prima dello scandalo il fu "Delle Alpi" (stadio brutto, freddo e che nessuno può rimpiangere tranne che per i trofei conquistati) era una vera fortezza inespugnabile: l'ultimo Capello (stagione 2005-2006), ci vinse le prime 12 partite consecutive e si fermò solo a febbraio contro il Parma. Dunque, la piccola-grande bugia attorno al "dodicesimo uomo" è oggi più un mito che realtà ma rende ancor più efficace l'impresa degli uomini di Conte per ciò che stanno facendo, conquistandosi il primato anche e soprattutto ai punti esterni. Che lo Juve Stadium possa dare qualcosa in più, lo dirà il tempo anche perchè il pubblico – già criticato dallo stesso Conte che ogni santa domenica casalinga predica uno stadio che sia una "bolgia e non un teatro" – ragiona con la pancia e il cuore: se la Juve resterà là dove oggi è per i propri meriti sarà pronto a dare il quid richiesto, altrimenti si ritornerà allo stadio freddo e asettico degli anni passati con una squadra che dovrà tornare a imporsi semplicemente per le proprie forze e capacità agonistiche.

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Prima sì, ma con pochi punti

Lo stesso dicasi per i punti conquistati. La Juventus con merito è in vetta al campionato ma non si dica che lo stia facendo con una cavalcata esemplare. Prima di Inter-Juventus, la Juve targata Claudio Ranieri – dopo 8 partite – aveva fatto meglio di quella di Conte: 17 punti contro 16. Una Juventus che è prima in un campionato mai così sincopato, con 20 squadre racchiuse in un fazzoletto e con la prima della classe con pochissimi punti rispetto alle stagioni passate. Ciò non toglie nulla al primato bianconero, ma anche in questo caso – al contrario di ciò che capitò con Ferrara e con Del Neri – nessuno ha onestamente ammesso che tale primo posto è maturato anche per situazioni concomitanti, che hanno facilitato chi è riuscito a perdere meno punti. Ma tutto, si sa, dura l'arco di una settimana. Lo stesso Marotta parla adesso di scudetto, primato e una stagione da protagonisti, caricando a molla l'ambiente in vista della trasferta del San Paolo di domenica sera. Un'occasione unica per punire un'altra concorrente diretta visto che per lo scudetto sono rimaste Juve, Milan e Lazio. Soprattutto perchè – fatto unico in questo frenetico calcio – la Juventus senza Coppe ha sette giorni per prepararsi al match. Ma in questa stagione, a Napoli sono abituati a vincere ad ongi rientro dalla Champions League: Conte, Marotta e compagni sono avvisati.

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