Una cosa è certa: James Pallotta e i suoi fidati collaboratori hanno coraggio da vendere. Dopo aver "obbligato" Francesco Totti a smettere, ceduto campioni come Nainggolan e Alisson (e ancor prima Pjanic, Salah, Marquinhos e molti altri), bruciato qualche allenatore e aver accompagnato alla porta nel peggiore dei modi Daniele De Rossi, il gruppo di lavoro che fa capo al patron americano è anche riuscito nell'intento di raffreddare la passione all'ex capitano.

La "deromanizzazione" pensata dal patron e messa in pratica da Franco Baldini, procede dunque con l'ennesimo addio di Francesco Totti: il secondo nel giro di due anni. Una giornata dolorosa per tutto il popolo giallorosso, che ha già rovesciato la propria rabbia nei confronti della dirigenza sui social, che cade nel giorno dell'anniversario del terzo e ultimo scudetto della Roma: quello vinto da Fabio Capello in panchina e Francesco Totti in campo.

La possibile contestazione dei tifosi

A distanza di 18 anni da quel 17 giugno 2001 e da quel successo sul Parma di Renzo Ulivieri, reso possibile proprio da un gol di Totti e dalle successive reti di Montella e Batistuta, la metà giallorossa della Capitale si trova ancora una volta a salutare con le lacrime agli occhi il proprio idolo: l'uomo, prima del calciatore, che ha segnato un'epoca e rappresentato per i tifosi la "romanità" dentro e fuori dal campo. Contro tutto e contro tutti. In Italia e in Europa.

Di fronte all'ennesimo affronto alla storia romanista, i tifosi sono ovviamente scesi in guerra contro la società. Come ha confermato anche il "Corriere della Sera", prima, durante e dopo la conferenza stampa di Totti si temono infatti contestazioni molto dure da parte della frangia più estrema della tifoseria giallorossa. Proprio per questo motivo, la Questura ha organizzato servizi di vigilanza davanti al Foro Italico e nei dintorni e messo sotto "Sorveglianza" anche lo stesso centro sportivo di Trigoria.