Non doveva finire così, ma è finita. Per molti, non per tutti eppure l'addio a Russia 2018 segna inevitabilmente una linea di confine tra ciò che è stato e ciò che sarà. Non dovranno esserci mezze misure, ulteriori compromessi e soluzioni estemporanee. L'eliminazione mondiale sancisce in modo definitivo la conclusione di un ciclo, che appariva infinito, e che oggi ci si alza ad applaudire e omaggiare.

Un ciclo di uomini vincenti, di campioni che hanno alzato una Coppa del Mondo al cielo, che hanno combattuto per la maglia Azzurra quando tutto remava contro, che sono stati insigniti di titoli e meriti a livello internazionale. E che, al di là dei destini che li hanno separati, hanno coltivato quel sentimento di unione e fratellanza che era il collante unico per ottenere risultati. Come è stato per Buffon e Bonucci.

L'ultimo abbraccio, commosso e commovente, di Gianluigi Buffon di anni 38, alla sua ultima apparizione in Nazionale resterà forse la più bella cartolina della disperata notte di San Siro. Un abbraccio sincero ai suoi amici e compagni di una vita, Giorgio Chiellini, Andrea Barzagli, Leonardo Bonucci. Anche con quest'ultimo, separato in casa dopo l'addio alla Juventus e l'approdo al Milan. Ma non ci sono colori che tengano, fazioni e società differenti, quando a unirti sono decenni trascorsi spalla a spalla a condividere tutto, dentro e fuori dal campo.

Certo, la generazione del Mondiale 2006 si meritava un finale diverso, più rispettoso. Chiudere una straordinaria carriera con l'ultima apparizione che coincide con la storica eliminazione mondiale è inaccettabile. Ma la storia non si cambia, la Svezia è stata più furba, brava, cinica, anche se di una modestia calcistica che sfiora l'irritazione. Eppure è questa l'ultima pagina dell'ultimo capitolo di uno dei più grandi portieri della storia del calcio internazionale, Gigi Buffon. Immenso, tanto da trasformare una serata da incubo in qualcosa, malgrado tutto, di positivo.

Sarà ricordata come la notte della grande sconfitta, sarà la partita già entrata nella storia della clamorosa eliminazione mondiale. Ma sarà anche ricordata come la notte dell'amicizia e degli addii. Grazie a Gigi Buffon che l'ha trasformata in una nota lieta, ricca di affetto e sentimenti. Lui, che aveva già annunciato il proprio ritiro azzurro, sognandolo in Russia, è stato costretto a farlo a San Siro, in uno spareggio perso, come un qualsiasi giocatore.

Eppure, gli abbracci a Bonucci, a Barzagli, a Chiellini in campo. Le parole commosse in lacrime ai microfoni del dopo partita, dove non si è tirato indietro nella sua ultima da capitano coraggioso, hanno ridato valore e un senso a tutto ciò. E per un attimo, l'amarezza e la frustrazione per una serata da dimenticare in fretta, si sono trasformate nella volontà di trattenere tra i ricordi proprio quegli abbracci, quelle lacrime e quelle parole di un capitano e di un campione mostratosi tale anche nel momento più difficile. Grazie, Buffon, è questa l'immagine che ci resterà della notte di San Siro. Ed è questa l'immagine da cui dovremo ripartire.