Nonostante abbia lasciato Torino già da qualche mese, Claudio Marchisio rimane comunque un attento osservatore di tutto ciò che accade in Italia: soprattutto dalle parti della Continassa, il centro sportivo dove si allena la Juventus. In una lunga intervista concessa alla "Stampa", l'ex centrocampista bianconero è tornato a parlare del suo addio: "Era il momento. Dopo tanti anni, a Torino avevo dato tutto – ha spiegato il Principino – Trovare ogni stagione nuova linfa, nello stesso ambiente, con le stesse persone è dura. Migliorarsi con costanza in una sola società è complicato, per questo chi ci riesce si chiama bandiera".

"I miei figli mi hanno sgridato ‘Papà, arriva Cristiano Ronaldo e tu te ne vai?' – ha aggiunto con un sorriso – Tutti trattano CR7 come una star di Hollywood e ha pressioni assurde che in campo non si vedono quasi mai. È arrivato in Italia rincorso dai problemi: il fisco spagnolo, le accuse di stupro, non sono situazioni semplici da gestire. Ci vuole testa. Non è solo fortissimo, riesce a dare ulteriore qualità a chi ha vinto sempre. È trainante".

La forza della Juventus

Il discorso si è poi spostato sugli obiettivi stagionali della vecchia signora: la corsa Scudetto e la Champions League."Il Napoli è cresciuto, la Roma ha dato prova di carattere nonostante l'andamento alterno, l'Inter cerca continuità. Le rivali crescono solo che la Juve è avanti di tanti anni. Lo stadio di proprietà, il marchio che parla al mondo: quella J è come l'incastro delle lettere sul cappellino dei New York Yankees. Per quel livello ci vuole tempo e soprattutto servono idee".

Pazienza che invece la Juventus non ha in Champions League. Allegri la vuole infatti vincere subito: "Forse per un secondo mi dispiacerà, ma io sono juventino. Sono stato su in curva, poi giù in campo ora sono tornato su in tribuna e ho vinto così tanto con quella maglia che non può esistere un rimpianto. La grinta messa a Cardiff per recuperare la partita sull'1-1 è scivolata via ed è successo ben due volte. Stessa storia a Berlino, con il Barcellona. Dani Alves raccontò a me e Barzagli che loro hanno davvero avuto paura di perdere quella sera".