L'associazione di idee è stata fin troppo facile, da subito. Nicolò Zaniolo e Merih Demiral vittime di gravi infortuni in occasione di Roma-Juventus, sullo stesso terreno di gioco che aveva ospitato – circa 24 ore prima – la sfida tra Lazio e Napoli. Un'anomalia di calendario di cui la Lega Serie A era perfettamente consapevole già in fase di compilazione delle giornate del campionato 2019/2020. Il campo dell'Olimpico è diventato un tema caldo nel post-partita, con Diego Perotti tra i più decisi nel puntare il dito: "Non è un terreno all'altezza della Serie A e sicuramente ha reso più duri gli infortuni". Ma le condizioni del prato hanno davvero avuto un'incidenza sui problemi occorsi a Zaniolo e Demiral?

Il prato dell'Olimpico e gli infortuni di Zaniolo e Demiral

Giovanni Castelli è l'agronomo che da diverse stagioni collabora a stretto contatto con la Lega Serie A. Conosce i campi, i punti di forza e quelli di debolezza, le procedure mediante cui i club provano a tenerli sempre nelle migliori condizioni possibili. E sul collegamento tra le condizioni di un terreno di gioco e la probabilità di infortuni non si nasconde: "Problemi strutturali seri del campo – ha spiegato a Fanpage.it – possono influire o sulla giocabilità o sull'interazione biomeccanica tra atleta e campo, con sensazione di insicurezza da parte del giocatore e conseguente possibilità di infortuni". Ma sull'Olimpico è pronto a garantire, anche se non l'ha visionato nel corso dell'ultimo weekend: "Mediamente è un campo sempre all'altezza della situazione, ma nel dettaglio non so come fosse la situazione ieri. Poi va tutto contestualizzato a seconda della situazione e del momento".

Il cuore della questione è l'opportunità di programmare due partite di Serie A sullo stesso terreno nel giro di circa 24 ore. Una situazione che si è presentata e si ripresenterà ancora: "Nelle competizioni UEFA – ricorda Castelli – il giorno della vigilia la squadra ospite ha una seduta d'allenamento sul campo che 24 ore più tardi ospiterà la partita. Un allenamento a volte è ben peggio di una partita, perché si concentra in porzioni limitate del campo e la superficie di gioco viene sottoposta ad usura più puntuale rispetto ad una gara. In stadi come Roma o Milano è una condizione che sussiste da sempre. Succederà ancora, ad esempio in Coppa Italia: domani a San Siro giocherà l'Inter, mercoledì toccherà al Milan".

Due partite in successione sullo stesso campo non implicano in automatico un rischio per i calciatori che saranno protagonisti. Giocare due volte sullo stesso manto erboso nel giro di un giorno, senza alterarne in maniera critica le condizioni, è possibile. A patto che le condizioni meteo-climatiche non siano proibitive: "Un terreno allentato per pioggia il giorno dopo una partita è devastato. In 24 ore non lo sistema neanche un marziano, ma non era il caso dell'Olimpico".

L'Olimpico, appunto. Nell'ultimo weekend ha ospitato Lazio-Napoli (sabato alle 18.00) e Roma-Juventus (domenica alle 20.45). Sistemare un campo nel giro di mezza giornata è un tipo di lavoro che Castelli si è ritrovato spesso a coordinare: "Si può fare, è una questione di quante persone si hanno disponibili e per quanto tempo. Un team di 10 persone può sistemare il campo in un giorno. E' capitato tante volte, a San Siro, di far entrare squadre di 6-8 persone, tenerle al lavoro tutta la notte e tutta la mattina successiva per restituire un prato a posto la sera successiva".

Il processo di recupero a cui è sottoposto un terreno di gioco al termine di una partita, salvo casi particolari, è molto semplice: "Se il campo di partenza è sano, una partita – a meno di condizioni meteo sfavorevoli – determina semplici danni da gioco. Pedate, scivolate, qualche buca dovuta al piede che si impunta. Su un campo omogeneo e sano sono ripristinati con un re-topping: gli addetti con rastrellino e forchino chiudono e ricuciono il manto erboso". Un lavoro di taglia e cuci, spiega Castelli, che riporta il campo al suo stato originario. Anche a distanza di 24 ore dall'ultima partita.