L’Italia di Mancini, almeno quella vista in queste ultime due uscite azzurre, gioca un calcio propositivo, bello, esteticamente appagante e, pure, vincente. Un calcio nuovo, di sicuro diverso da quello visto nelle ultime esperienze con Ventura e Di Biagio, un calcio che qui da noi è già più avanti rispetto al resto d'Europa grazie al Napoli di Maurizio Sarri. Un calcio che mette in discussione anche i campioni del mondo della Francia a giudicare dall'analisi emersa da uno studio condotto di recente dalla Fifa.

I dati dell’ultimo mondiale in Russia, difatti, mettono in crisi il pallone degli ultimi anni col bel gioco, il tiki-taka ed il soccer fatto di possesso, predominio e supremazia territoriale non più decisivo come un tempo. Un calcio, dunque, che rischia di finire negli archivi e venir sostituito da una nuova versione di questo sport, una versione più dinamica, meno appariscente e che si basa sull’ampiezza, la fisicità ed uno sviluppo della manovra molto più verticale nonché figlia delle qualità dei singoli calciatori.

La ricerca della Fifa: addio al possesso palla

Il report della Fifa appena redatto da una apposita commissione, composta da Branimir Ujević, Carlos Alberto Parreira, Emmanuel Amunike, Marco van Basten, Andy Roxburgh, Bora Milutinović e Pascal Zuberbühler, per valutare ogni aspetto statistico del mondiale russo, restituisce varie realtà che aprono nuovi orizzonti per questa disciplina. Si parla, nelle 140 pagine pubblicate e disponibili sul sito ufficiale della Fifa, della versatilità dei portieri della rassegna iridata, dell’importanza dei playmaker, specie dei Pogba o dei Modric di questo mondo, della qualità media del gioco ma anche dei singoli aspetti statistici di ciascuna formazione che si è vista a Mosca e dintorni.

E da questa accuratissima disamina, sono uscite, come detto, varie indicazioni. Una su tutte: la fase di transizione che sta vivendo il calcio. Eh già perché passando in rassegna gli elementi principali di questo dossier, vediamo che il possesso palla, la quantità di passaggi, l’occupazione della metà campo avversaria, i cross tentati non sono più al centro della tipologia di pallone prodotto e messo in campo dalle selezioni più forti e vincenti. Basti pensare a Spagna, Germania e Argentina, Argentina che, pur eccellendo in questi comparti tecnici, hanno abbandonato anzitempo ed in molti casi rovinosamente la manifestazione. Al bando, di fatto, il possesso spagnolo, a quota 69% in Russia, i traversoni tedeschi, ben 46 di media, o il predominio del terzo avversario degli argentini, bravi a fare il loro ingresso in questa zona per il 67% delle occasioni nei loro match, per un football più essenziale, meno curato ma più tattico e spietato.

Un football di marca francese e che non ha bisogno di eccessive corse, rincorse o dinamismi di sorta. I transalpini vincono di talento ma anche difendendosi con densità, attenzione e poca quantità con i ragazzi di Deschamps quartultimi per Km coperti di media per partita con soli 100 Km percorsi.

Il tramonto del tiki-taka ed il modello Francia

Insomma, la Francia, oltre a trionfare per la seconda volta nella sua storia nel campionato mondiale, massima espressione del calcio internazionale, ha eroso ogni tipo di dogma, convinzione tattica e dettame consolidatosi nell’ultimo decennio. Il tiki-taka è un lontano ricordo con Kanté e soci a vincere quasi sforzandosi poco e difendendo il giusto. Sei gol incassati, tanti per la storia di questa manifestazione, ma anche 14 a referto, di cui 3 su rigore e ben 5 da palla inattiva. E poi tanto campo aperto, pochissimi traversoni (solo 15 e pure terzultima nella speciale graduatoria), solo il 48% di possesso palla, 473 tocchi per gara, l’83% di precisione nei passaggi, appena 58 incursioni nell’area avversaria, 29 nell’area piccola ed il secondo miglior attacco del torneo. Numeri incontrovertibili che segnano un deciso passo in avanti, o di lato, verso un calcio diverso, meno ‘dandy’ e più concreto.

Efficienza e precisione, la nouvelle vague del football

Già perché il cinismo e la concretezza hanno fatto il bene di una nazionale, quella francese, che, pur disponendo di una delle rose più giovani del pianeta, ha messo insieme qualcosa che va al di là del risultato sportivo. La Francia è l’epitome dell’efficienza, un’efficienza quasi teutonica. Nessuno, nelle ultime tre rassegne internazionali aveva avuto bisogno di così pochi tiri per segnare, appena sei i tentativi.

Nessuno nelle ultime edizioni, quelle del Brasile e del Sudafrica, aveva tenuto così poco la palla, circa il 48%. Nessuno aveva calciato così poco nello specchio per fare un gol come la Francia, con soli 2.1 tentativi sufficienti per bucare la porta avversaria. Nessuno aveva vinto con così pochi ingressi nel terzo nemico, 58 incursioni e nessuno aveva alzato la coppa con una accuratezza così spasmodica nei passaggi come quella dei cugini d’oltralpe in Russia, l’83%.

Una serie di numeri, di primati, dati, cifre statistiche che incensano i campioni del mondo autentici protagonisti di una inversione a u, anche troppo inattesa, nel modello di gioco internazionale con una nouvelle vague fatta di tanta qualità ma anche organizzazione degli spazi, terzini larghissimi, intese in campo ed alchimie che quasi ricalcano il catenaccio e l’italico pragmatismo. Una sorta di eterno ritorno, alle origini, con baricentri altri, e più alti rispetto al passato, per un gioco che pare intenzionato a mandare in soffitta il football bailado per la concretezza del talento e la forza delle proprie individualità. Mbappé, Griezmann, Pogba e Pavard, spavaldi, voltano pagina: è tempo di un altro calcio.