Scrivi Ancelotti, leggi turnover. Questa, in estrema sintesi, una delle caratteristiche fondanti di questo nuovo Napoli. Un Napoli differente, di sicuro diverso da quello degli ultimi anni ma che, allo stesso tempo, ha conservato elementi decisivi, spettacolari e vincenti delle annate di marca sarriana. Bel gioco sì ma anche concretezza, pragmatismo, moduli ed interpreti diversi o meglio, più numerosi.

Un Napoli, dunque, che sembra mixare concetti nuovi e più cristallizzati e che guarda al futuro con rinnovata fede, anche a quella Champions League, da sempre, cruccio, croce e delizia della compagine campana. Un club ambizioso, un club che mira all’internazionalizzazione e che proprio con l’ex tecnico del Bayern Monaco ha impresso una netta accelerazione alla sua parabola evolutiva con un mister dalle ampie vedute, dall’enorme esperienza e con una ricetta ben precisa per perseguire gli obiettivi societari: moduli inediti, studio matto e disperatissimo delle peculiarità dei ragazzi in rosa ed estrema rotazione delle proprie risorse, pure, a Udine.

I numeri del Napoli, solo in sei senza minuti in campo

Già, rotazione, turnover, cambi e partecipazione corale ai destini di squadra. Una sorta di ecumenismo del football, di comunismo del pallone, di soviet del soccer con ogni singolo elemento del roster a disposizione coinvolto in un progetto ampio, vaporoso e che si adegua, just in time, all’avversario di giornata. Dieci gare ufficiali, undici con quella di Udine alla ‘Dacia Arena’, per undici formazioni differenti sia pure con qualche certezza. Tutt’altra storia rispetto al blocco monolitico sarriano ma che oggi, al di là dei sei punti da recuperare alla Juventus, sta entusiasmando tutti.

Eppure, come dicevamo, di certezze in squadra ce ne sono, con ben cinque calciatori sempre presenti, o almeno scesi in campo in tutte le dieci sfide finora disputate (Koulibaly, Allan, Zielinski, Insigne e Mertens), nove giocatori sopra i 600 minuti di gioco (ovvero sopra i sette match giocati), Ospina, Koulibaly, Hysaj, Mario Rui, Raul Albiol, Allan, Zielinski, Insigne e Callejon, e solo sei elementi, sui ventisette a referto, mai utilizzati in questo avvio di stagione. Sei, di cui ben quattro, Younes, Ghoulam, Chiriches e Meret per infortunio ed i giovani estremi difensori D’Andrea e Marfella per eccessiva gioventù e spietata concorrenza.

Undici squadre per undici gare, rivoluzione pure a Udine

E poi c’è la stretta attualità che serve a descrivere meglio questo fenomeno. Il fenomeno del turnover e delle rotazioni, talvolta estreme, ancelottiane. Rotazioni che, come detto, coinvolgono anche i sistemi di gioco del Napoli con la formazione azzurra ad impiegare sin qui, almeno sulla carta, 4-4-2, 4-3-3, 3-5-2 e 4-2-3-1.

Sistemi di gioco però che prendono corpo solo grazie ai volti dei suoi interpreti con la gara di Udine a delineare i contorni dell’undicesima formazione sugli undici incontri di calendario. Con gli otto cambi previsti per la trasferta friulana, con Karnezis, Mario Rui, Maksimovic, Allan, Hamsik, Callejon, Insigne e Milik pronti a tornare nell’undici titolare, infatti, Ancelotti metterà insieme l’ennesima dimostrazione di questa sua nuova formula, chissà magica, di questa pozione che, al momento, sta garantendo grandi dividendi: sana competizione fra i calciatori, allenamenti serrati, aumento del valore di mercato dei cosiddetti ‘panchinari’ e, pure, crescita esponenziale, in termini di esperienza, per i tanti giovani a contratto. Insomma, il progetto Napoli, al di là dei risultati, che pure servono a determinare l’esito di una stagione, pare andare avanti spedito senza lasciare nessuno per strada, anzi, in panchina.