In campo non smette mai di stupire, ma anche dietro i microfoni non è da meno. Gianluigi Buffon tra pochi giorni spegnerà 41 candeline sulla torta, eppure proprio non vuole saperne di appendere i guantoni al chiodo. Sul tavolo dell'ex numero 1 della Juventus e della Nazionale, c'è il rinnovo del contratto con il Psg ("L’idea, se il Psg sarà d’accordo, è quella", dice il numero 1) e la voglia di vincere ancora, anche sotto la Tour Eiffel. Nel frattempo in una lunga intervista ai microfoni della rivista Vanity Fair che gli ha dedicato la copertina, Buffon si è raccontato, rivelando retroscena curiosi relativi alla sua lunghissima carriera.

Buffon sulla copertina di Vanity Fair
in foto: Buffon sulla copertina di Vanity Fair

Quando Gigi Buffon fu preso a manganellate dalla polizia

Il 28 gennaio Gigi Buffon (che si descrive come "uno strano figuro di 40 anni che va in campo, pensa di averne venti e ha più sogni e ambizioni di quanti ne avesse da ragazzo") compirà 41 anni. Ne ha viste e passate tante l'estremo difensore che a Vaniti Fair si è raccontato, iniziando da quella volta che prese addirittura delle manganellate dalla polizia: "È una storia che risale a vent’anni fa. Dopo una partita diedi un passaggio a un tifoso del Parma. Al casello c’era un posto di blocco della polizia. Appena vide le luci blu, lui si dileguò. A confronto con loro rimasi solo io. Oggi, ovviamente, non commetterei più quelle leggerezze, ma riconosco ancora quel ragazzo capace di slanci di solidarietà nei confronti di un amico. Anche di un amico che sbaglia".

Buffon, la militanza giovanile tra gli ultrà e il razzismo negli stadi

Spesso e volentieri Buffon ha fatto discutere. Un esempio? La sua militanza giovanile tra gli ultrà della Carrarese, che ha spiegato così: "Commando Ultrà Indian Tips, il nome del gruppo di tifosi che seguivano la Carrarese, ancora ce l’ho stampato sui miei guanti. Incontravo gente di cui si parla tanto senza saperne nulla. Ragazzi normali. Sognatori. Idealisti. Alcune persone interessanti e qualche deficiente". E il tema degli ultrà è tornato caldo dopo i fatti di Milano, con gli scontri in cui ha perso la vita Daniele Belardinelli e i cori razzisti a Koulibaly. Questo il Buffon pensiero sull'argomento razzismo: "Se affonda un barcone a Lampedusa e muoiono 300 persone ci commuoviamo e pensiamo anche ad adottare i bambini rimasti orfani, ma se non affonda ci lamentiamo dell’ingresso di 300 immigrati e ci chiediamo cosa vengano a fare. È difficile provare a contestualizzare quanto successo a Milano. L’odio è un vento osceno, da qualunque parte spiri. Non solo in uno stadio. Perché ho il forte sospetto che il calcio, in tutto questo, reciti soltanto da pretesto".

Gli errori di gioventù di Buffon, il no alla droga e quella canna in gioventù

Ammette i suoi errori di gioventù Gigi Buffon, che ha saputo imparare da tutti i suoi passi falsi: "Da ragazzo covavo una sensazione di onnipotenza e invincibilità. Mi sentivo indistruttibile, pensavo di poter eccedere, di fare quel che volevo… Mi tengo ben stretta la sana follia dei miei vent’anni… Ho fatto le mie cazzate, ne ho assaporato il gusto e in un certo senso sono contento di non essermene dimenticata neanche una. Quando risposi male a Nevio Scala? Si girò verso di me e mi guardò come nessun altro ha mai più fatto. Era furibondo e aveva tutte le ragioni". Il portiere del Paris Saint Germain ha saputo però anche evitare "scivoloni", tra questi anche quello della "droga": "Non drogarsi, non doparsi, non cercare altro fuori da te sono principi che i miei genitori mi hanno passato presto. A 17 anni, quando in discoteca mi mettono una pasticca sulle labbra, io so come e perché dire di no. Forse solo un tiro di canna fatto da ragazzo. Ricordo la nuvola di fumo che avvolge i tifosi della Casertana, una nebbia provocata non dai fumogeni, ma da 200 canne fumate tutte insieme: è come se la vedessi ora"

Gigi Buffon e la battaglia contro la depressione

E tra le "partite" più difficili giocate da Gigi Buffon c'è quella contro la depressione. Una sfida che l'ex Juventus ha saputo vincere: "Per qualche mese, ogni cosa perse di senso. Mi pareva che agli altri non interessassi io, ma solo il campione che incarnavo. Che tutti chiedessero di Buffon e nessuno di Gigi. Fu un momento complicatissimo. Avevo 25 anni, cavalcavo l’onda del successo e della notorietà. Un giorno, a pochi minuti da una partita di campionato mi avvicinai a Ivano Bordon, l’allenatore dei portieri, e gli dissi ‘Ivano, fai scaldare Chimenti, di giocare io non me la sento'. Avevo avuto un attacco di panico. Non ero in grado di sostenere la gara. Se non avessi condiviso quell’esperienza, quella nebbia e quella confusione con altre persone, forse non ne sarei uscito. Ebbi la lucidità di capire che quel momento rappresentava uno spartiacque tra l’arrendersi e fare i conti con le debolezze che abbiamo tutti. Non ho mai avuto paura di mostrarle né di piangere, una cosa che mi capita e di cui non mi vergogno affatto".

Buffon, i rapporti con Ventura e cosa succederà tra 10 anni

A chiudere, un ritorno sulla recente e bruciante delusione per il flop Mondiale e la mancata qualificazione a Russia 2018. Fondamentale per l'esperto portiere chiarire i rapporti con Giampiero Ventura: "Che noi calciatori lo abbiamo osteggiato è una balla colossale. Ventura ha avuto la nostra massima disponibilità e lo abbiamo difeso in ogni occasione. A un certo punto, è vero, si è sentito solo. Ma forse un sostegno diverso avrebbe dovuto averlo da chi di dovere. Evidentemente molte cose non hanno funzionato come avrebbero dovuto. Come insegnante di calcio, a me Ventura è piaciuto tantissimo". Buffon è atteso da nuove sfide e l'obiettivo è quello di mantenersi sempre giovani, anche quando il calcio sarà il passato: "Tra 10 anni? Spero di essere in piedi. Se ripenso al ragazzino che ero e ai sogni che avevo, non commuovermi è impossibile"