Non si sa dove andrà a finire Gigi Buffon. Il suo addio alla Juventus ha aperto un nuovo capitolo nella carriera del portiere e giocatore più scudettato d'Italia. No alla Nazionale italiana, no ad altri club di Serie A, l'ultima (e unica) strada che resta porta all'estero e precisamente a Parigi. Ma non c'è fretta, c'è tutta l'estate per decidere i dettagli.

Intanto, Buffon si gode il meritato riposo e lo fa anche divertendosi e raccontandosi. Come ad esempio nel libro che racchiude i momenti più cupi dei campioni e che si intitola non a caso ‘Demoni'. I lati oscuri di chi ha tutto, fama onore e gloria. Ma che vivendo sempre al massimo rischia di ritrovarsi con la spina staccata da un momento all'altro.

I Demoni di Gigi. Così, anche chi crede di avere tutto e ha tutto dalla vita grazie alle proprie doti, all'impegno e al sacrificio rischia di sentirsi perduto. E' accaduto nei racconti di Balotelli contro il razzismo è successo anche al più forte portiere in circolazione, Gigi Buffon. Nel 2004, 14 anni fa, quando il giovane portiere giocava nella Juventus, caricato di responsabilità pesantissime

Sono riuscito a scavare nelle mie risorse migliori, quelle dell’orgoglio, dell’amor proprio e dell’amore verso il lavoro. Mi sono detto: Se molli adesso lo farai ogni volta che sarai in difficoltà.

La pressione insostenibile. Una crisi che rappresentava il limite oltre al quale c'era solamente la depressione. Figlia delle responsabilità, delle pressioni, del dover rendere sempre e solo al massimo: "Avevo perso la gioia di vivere, non davo più sollecitazioni al mio cervello per sottrarlo alla fissazione in cui era caduto. Ero costretto a far convivere forzatamente il mio malessere e il fatto di dover fornire prestazioni elevate sul campo per non creare danni alla Juventus e all’Italia".

La forza dell'arte. Un ‘mostro' che Buffon ha dovuto combattere da solo, con il proprio carattere e la forza di volontà. Dal quale è riuscito ad emergere e a ritrovare se stesso. "Mi è capitato di visitare la Galleria d’Arte Moderna a Torino, e lì ho notato un quadro in particolare – racconta nel libro "Demoni" –  A colpirmi è stata la scossa momentanea che la visione di quell’opera mi ha provocato. Come se qualcuno stesse di nuovo bussando al mio cervello, chiedendogli se fosse in casa. Per qualche minuto mi ha reso contento".