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Germania, Mondiali 2010: la rivincita della Bundesliga

La rosa della Germania, che sta facendo benissimo in Sudafrica, è composta esclusivamente da giocatori che militano nel campionato tedesco, la maggioranza giovani come Özil e Müller.
A cura di Jacopo Giove
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Joachim_Löw

Dei campionati di prima fascia del vecchio continente ultimamente era quello più bistrattato. Poco affascinante per attirare i maggiori talenti in circolazione, non sempre vincente in competizioni come Champions League e Coppa Uefa (adesso Europa League). I mondiali 2010 però sembrano segnare il riscatto per la Bundesliga, la massima serie del calcio tedesco.

La Germania di Joachim Löw sta impressionando tutti, dopo aver realizzato una quaterna di reti prima negli ottavi contro l'Inghilterra e poi successivamente nei quarti contro l'Argentina. Ebbene tutti i convocati della selezione teutonica giocano in patria, la maggioranza nel Bayern Monaco, arrivato fino alla finale di Champions a Madrid (persa poi contro l'Inter). Tanti i talenti che si stanno mettendo in mostra, a cominciare da Mesut Özil, centrocampista guizzante che milita nel Werder Brema, passando per Boateng dell'Amburgo e l'ottimo portiere Neuer dello Schalke O4 (la nuova squadra di Raul), fino ad arrivare al trio offensivo composto da Klose, Müller e Podolski (i primi due sempre del club bavarese, l'altro gioca nel Colonia).

Ma attenzione, se consideriamo anche un'altra delle nazionali qualificata alle semifinali, l'Olanda che ha eliminato il Brasile, ci accorgiamo che due pezzi inamovibili dello scacchiere arancione sono Robben e van Bommel. Guarda caso anche loro sono targati Bayern. Aggiungiamoci pure Mathijsen (Amburgo), Boulahrouz (Stoccarda) e Elia (Amburgo), così il quadro è completo.

E la nostra serie A? Ne restano cinque. Due olandesi (Sneijder e Huntelaar) e tre uruguaiani (Muslera, Gargano e Cavani), che tra l'alro si sfideranno in semifinale. Davvero poco, specie dopo una competizione nella quale l'Italia (composta anche essa esclusivamente da calciatori che militano nel nostro paese) ha fallito miseramente. Forse è il caso di capire che effettivamente i buoni talenti si possono coltivare in casa ed a volte non c'è bisogno di guardare soltanto all'estero. Un pizzico di coraggio in più che non guasterebbe.

Jacopo Giove

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