Il Napoli sta provando a buttarsi alle spalle questo periodo nero in termini di gioco e risultati pensando al futuro e a quella che sarà la formazione che si confronterà con la Juventus, e per la decima volta di fila, in giro per il vecchio continente. Nel mirino, molti giocatori dal giusto identikit: giovani di belle speranze, con un pedigree internazionale accennato ma rilevante e un ingaggio ancora alla portata. L’immagine perfetta di Hirving Lozano del Psv Eindhoven capace, dopo i fasti del Pachuca e quelli, almeno individuali, con la Tricolor, di confermarsi anche in Europa e guadagnarsi la stima di molti club: Manchester United e, su tutti, Napoli. Ecco, in sintesi, la sua storia e la sua evoluzione sui terreni di gioco dei due mondi: quello centroamericano e europeo.

Dal Pachuca alla Tricolor al Psv, sempre con i gol pesanti nel destino

Hirving Rodrigo Lozano Bahena nasce a Città del Messico il 30 luglio 1995 e sin da bambino nutre una viscerale passione per il calcio che lo convince, fin dalla tenera età, a compiere qualsiasi sacrificio pur di raggiungere il proprio sogno: quello di giocare a pallone e, un giorno, per la sua nazionale. Un sogno, divenuto realtà ma che parte da lontano. Nel 2006, a 11 anni, Hirving lascia la città natia e la famiglia per trasferirsi fra le fila del Pachuca nel centro dello stato di Hidalgo, distante dalla capitale 100 km scarsi. Qui, frequenta la scuola del club e sempre in questo contesto nasce il suo soprannome: El Chucky. Ovvero: il nome della bambola assassina dell’omonimo film di Don Mancini. Hirving, a cui piacciono tali pellicole, si nasconde sotto i letti dei compagni di dormitorio per poi spuntare fuori e far sobbalzare in aria gli ignari amici. Che, dopo questi episodi, fra l’altro molto frequenti, lo chiamano così: El Chucky. Più tardi, questo soprannome si rivelerà azzeccato per il timore che crea nei difensori avversari. Ma torniamo alle origini e riduciamo a icona questo aneddoto. Lozano, è un ragazzino irrequieto e rischia più e più volte di essere cacciato via dalla scuola interna al club ma due figure come la piccola Anita, che Hirving sposerà dopo qualche anno, e il tecnico Enrique Meza Enriquez, che siederà sulla panchina dei Tuzos negli anni della sua crescita, 2006-2009, e in quelli dei suoi esordi, 2013-2014, gli regalano tranquillità, serenità e le motivazioni per diventare un autentico professionista.

Sogno che si realizza il 9 febbraio del 2014 contro l’America. È il minuto 83’ e la partita si trascina stancamente sullo 0-0. Serve verve, estro, fantasia e un cambio di passo. Meza si volta e vede quel suo allievo pronto. Lozano, con i tre numeri sulla schiena, che in Messico identificano un giocatore proveniente dalle giovanili e non ancora fattivamente e stabilmente in rosa, si avvicina al rettangolo verde, entra per poi realizzare, cinque giri di orologio dopo, il gol del definitivo 1-0. Si presenta così alla nazione e alla Liga MX in un match sempre difficile, dando avvia alla sua inarrestabile ascesa. L’anno dopo è campione nordamericano Under 20 con la Tricolor con tanto di titolo di capocannoniere, partecipa con gol al mondiale Under 20 dello stesso anno per poi esordire con la nazionale maggiore nel 2016 in una amichevole contro il Senegal.

Nella sua seconda presenza con la maglia del suo Paese, tanto per confermare la sua abilità nel siglare gol pesanti, mette a referto la rete della qualificazione dei suoi per il mondiale in Russia del 2018. Poi, affronta la Copa America del Centenario, chiusa ai quarti, del 2016. Col club, in questo triennio precedente al suo arrivo in Europa: 43 segnature in 149 presenze, il Clausura 2016 e una Champions League nordamericana con il premio di ‘pichichi' e Mvp del torneo. È la svolta. In Olanda il Psv si convince a fare un investimento importante pagando il ragazzo ben 8 milioni di euro, circa 16 di dollari, facendo diventare El Chucky il calciatore messicano più pagato della storia.

Ma il ragazzo non si scompone, anzi. Debutta in Confederations Cup con la sua nazionale e segna, contro la Russia, il gol da più lontano di testa in competizioni Fifa: 18 metri. Una rete pesante, l’ennesima della sua breve carriera, che manda il collettivo del Ct Osorio in semifinale con la Germania. Semifinale persa e che conduce poi alla finalina col Portogallo. Il primo anno in Olanda è un manuale di adattamento al nuovo contesto.

Malgrado un Paese, una lingua, usi e costumi differenti, El Chucky parla la lingua internazionale del calcio, l’esperanto del football divenendo il terzo giocatore nella storia dei biancorossi di Eindhoven a segnare sei o più gol nelle prime sei sfide di Eredivisie. È il preludio di una annata incredibile. Chiusa, poi, con 19 marcature e 11 assist in 39 match. L’anno dopo, arriva la rassegna iridata e anche lì, all’esordio con in campioni del mondo della Germania, El Chucky spaventa tutti, segna il gol partita e si annuncia anche al grande, grandissimo pubblico. Il resto, vale a dire l’ultima stagione, è storia nota con Lozano capace di tirare la volata per il titolo allo straordinario Ajax di Ten Hag e in grado di mettere a referto 21 gol e 12 passaggi vincenti in 40 incontri complessivi. Prima del terribile incidente del 25 aprile scorso contro il Willem II che gli costa l’addio anticipato all'annata 2018/19 per via di un intervento killer dell’esterno olandese Dankerlui: fortunatamente, senza conseguenze ai legamenti del ginocchio destro.

Caratteristiche tecniche: esterno d’attacco che vede la porta (eccome)

El Chucky è un soprannome, come dicevamo sopra e riaprendo l'icona in sospeso, assolutamente azzeccato. Non tanto per il carattere del ragazzo, o per la sua passione per i film horror, ma soprattutto per la sua enorme pericolosità in zona gol. Dalle parti dei terzini. Tanto da meritarsi, in patria come in Olanda, il secondo epiteto di ‘ala assassina’. Già perché grazie alla sua velocità, estro, qualità nel saltare l’uomo, creare superiorità numerica, inserirsi e chiudere per conto suo l’azione, con un destro assolutamente educato, Lozano è il prototipo dell’esterno offensivo moderno e che, al momento, rientra nei canoni del Napoli. Giovane, classe ‘95, con un ingaggio non ancora fuori budget e con margini di miglioramento, infortunio a parte, davvero enormi. Il colpo dell’anno? Chissà, di certo lui non si spaventa, anzi, è abituato a spaventare. Sul terreno di gioco e non solo.

Valore di mercato: 40 milioni di euro

Secondo le ultime rilevazioni, Lozano dovrebbe costare caro al Napoli. Che però, potrebbe giocarsi le sue carte col suo agente Mino Raiola. Il caso Insigne, scoppiato e fatto deflagrare da Ancelotti nel corso della gara di ritorno dei quarti di finale di Europa League, col #24 azzurro sostituito a mezz’ora dalla fine ad eliminazione acquisita, a giocare a favore dei campani. In caso di cessione del #24 azzurro, ipotesi comunque remota, Raiola convincerebbe il club olandese ad attenuare le sue richieste per Lozano, fra i 40 e i 50 milioni, in cambio dello stesso trattamento per Insigne da parte di De Laurentiis. Sconto più sconto e avvicendamento di mercato. In caso contrario, invece, i cordoni della borsa dei campani dovrebbero allargarsi di parecchio con, al di là delle pretese dei Boeren, una valutazione che si aggira intorno ai 40 milioni di euro. Valutazione, che potrebbe però vedersi deflazionata dopo il Ko fisico di una settimana fa. E che, dunque, potrebbe giovare alla casse partenopee.

Come giocherebbe nel Napoli

L’idea di Ancelotti è quella di schierare El Chucky largo a sinistra nel suo consueto 4-4-2 in modo da sfruttare le sue galoppate, le sue scorribande sulle corsie laterali ma anche estro, velocità e tiro nell’atto di convergere al centro e virare sul suo destro. Una scelta perfetta per le qualità del ragazzo ma che potrebbe essere anche differente. Lozano, uomo offensivo che deve ancora imparare tanto in fase di non possesso, potrebbe esser spostato a destra, in luogo di Callejon, ma pure in attacco nel ruolo di Insigne. In tandem con lo scugnizzo napoletano o al suo posto con i due ragazzi, prima eventualmente di condividere la stessa maglia, uniti dallo stesso agente: l’osso duro Mino Raiola.