A volte ritornano. O forse non se n'era mai andato. Può essere il titolo della stagione di Sergej Milinkovic-Savic, che con la sua rete ha spianato la strada alla settima Coppa Italia della storia della Lazio nella finale con l'Atalanta e ha fatto tornare il sorriso ad un popolo che lo ha contestato duramente durante l'anno ma, si sa, le vittorie hanno il potere di far cambiare tutto in un batter di ciglia o con uno stacco di testa. Il centrocampista serbo è entrato a pochi minuti dalla fine e ha messo la sua firma su una gara non semplice da sbloccare: il numero 21 è salito in cielo è indirizzato il pallone alle spalle di Gollini. 1-0 e Olimpico biancoceleste è in delirio.

Questa rete ha fatto passare in secondo piano tutti i dissapori di una stagione sottotono rispetto alla scorsa, di questo ne parlano i numeri e le prestazioni, ma troppe volte le critiche nei confronti del centrocampista laziale sono state feroci e a tratti assolutamente ingiustificate: se togliamo la spiacevole situazione del calcio a Stepinski di un mese fa, è evidente che Sergej ha fatto meno dell'anno scorso ma non per questo meritava uno striscione razzista nei pressi dello stadio Olimpico perché i tifosi lo accusavano di avere la testa lontano da Roma oppure essere il capo espiatorio di prestazioni deludenti da parte di tutta la squadra.

Ieri sera il Sergente è tornato a far esultare i suoi tifosi e la sua corsa sotto la Nord sembrava un mix di gioia e rabbia: festeggiare il momento ma farsi scivolare addosso una stagione iniziata nel segno del mercato, dove era stato accostato a tutte le big d'Europa seconda dei giorni, e che sembrava potersi concludere con l'infortunio nella semifinale di ritorno a Milano. Non è andata così, o forse non doveva andare così.

Una parabola che ha visto questo ragazzo classe 1995 finire sul banco degli imputati diverse volte ma nella notte più importante per la stagione della sua squadra ha fatto a modo suo e ha avuto ragione Simone Inzaghi a buttarlo dentro a pochi minuti dalla fine. Dopo mesi a parlare di valutazioni spropositate e di un ragazzo sopravvalutato, da oggi si ripartirà con gli encomi e con la solita giostra sul valore del cartellino di un calciatore che se sta bene, sia fisicamente che a livello mentale, può essere davvero uno dei centrocampisti più importanti d'Europa ma deve ancora trovare il giusto equilibrio per mostrarsi al meglio. Parafrasando Guerre Stellari potremmo chiederci se Sergej riuscirà a riportare "equilibrio nella Forza" e a diventare il "Prescelto" ma questo lo sapremo nei prossimi mesi e dipenderà solo ed esclusivamente da lui.