9 Dicembre 2014
14:32

Da Abramovich ad Al Thani: storia e geografia dei nuovi padroni del calcio

Tutto iniziò con Abramovich. In Francia si accende il duello a suon di miliardi tra lo sceicco Al Thani, proprietario del PSG, e Dmitri Rybolovlev, zar del Monaco. In Spagna, gli sceicchi del Qatar e Abu Dhabi sponsor di Barcellona e Real Madrid.

Una cordata russo-cipriota con interesse in ambito petrolifero di prepara a risollevare le sorti del Parma, acquistando la proprietà dalle mani di Ghirardi. E' l'ennesimo investimento di capitali stranieri nel mondo del calcio europeo. Segui i soldi. La mappa dei nuovi ricchi disegna la nuova geografia del pallone. Abbandonato l'euro-centrismo, il potere del calcio si muove verso oriente, e non è un caso se, dopo il Brasile, a ospitare i Mondiali saranno Russia e Qatar. Perché è da lì che arrivano i soldi.

Tutto cominciò con Abramovich – La conquista russa del calcio europeo inizia con Roman Abramovich, che in poco più di dieci anni ha speso quasi 800 milioni e quest'anno si è “disimpegnato”, ed è tutto dire, portando ai Blues Diego Costa, Filipe Luis, Cesc Fabregas, in una sessione di mercato a saldo zero per le cessioni di David Luiz e Lukaku e le casse ulteriormente alleggerite degli ingaggi pesanti di Torres e Eto'o. Ora a Londra si scontra con l'uzbeko Alisher Usmanov, una fottuna stimata in 60 miliardi di dollari, che ha acquisito il 40% delle azioni dell'Arsenal e aumentato gli investimenti del 45%. Abramovich, entrato nel ramo petrolifero durante la politica di perestrojka di Gorbacev, è arrivato ad acquistare il Chelsea nel 2002 grazie alla cessione del colosso Sibneft, inglobato per 13 miliardi di dollari in Gazprom, che ha spinto la presenza russa in Europa a un livello più alto diventando sponsor ufficiale della Champions League.

Gazprom e Stella Rossa – Gazprom, che sponsorizza già Schalke 04 e Chelsea, nel 2010 ha firmato un contratto di partnership con la Stella Rossa di Belgrado, salita da 2 a 5 milioni l'anno e celebrata con la visita di Putin allo stadio Crvena Zvezda. Dal prossimo 19 ottobre, data del 70mo anniversario della liberazione di Belgrado da parte dell’Armata Rossa, Putin tornerà a Belgrado per aprire una nuova era. Gazprom, controllata al 50,01% del governo russo, diventerà infatti proprietaria dell'unica squadra della ex Jugoslavia capace di conquistare la Coppa dei Campioni. L'ingresso dei russi, che hanno promesso 40 milioni al governo serbo, proprietario del club, altrettanti per ripianare i debiti e altri 20 alla città per acquistare i terreni dello stadio, servirà anche a rinforzare la posizione della Serbia nella costruzione del gasdotto South Stream.

Francia, terra di conquista – Si è arricchito con idrocarburi e finanza anche l'azero Hafiz Mammadov, convinto a comprare il Lens a un tavolo del casinò di Cannes dall’ex presidente Gervais Martel. Legatissimo al presidente azero Aliyev, sponsorizza Atletico Madrid e Porto con il marchio Azerbaijan land of fire, ma si è visto respingere la proposta di acquisto dello Sheffield Wednesday, e ha già i conti sotto osservazione al Lens: dovrà pagare 4 milioni entro ottobre e altri 14 a gennaio 2015.

L'oligarca nel Principato – Ha stretto i cordoni della borsa anche Dmitri Rybolovlev, proprietario di due terzi del Monaco, che ha acquistato la squadra nel 2011 per la cifra simbolica di un euro, con i biancorossi al penultimo posto in Ligue 2. Un estate fa Rybolovlev ha investito 166 milioni di euro e strappato Falcao all'Atletico Madrid. Quest'anno ha ceduto il colombiano in prestito al Manchester United e ha ridotto gli investimenti al calciomercato a 8 milioni. Anche per colpa della ex moglie Elena, e del “divorzio più caro della storia”, come l'ha definito Forbes, che gli è costato 3,6 miliardi di dollari. Proprietario, tra le altre cose, dell'isola di Skorpios, già appartenuta agli Onassis, di una villa alle Hawaii da 15 milioni e una a Saint-tropez con spiaggia privata, a Montecarlo abita in un penthouse da 2000 metri quadri e tiene ormeggiato il suo yacht da 67 metri che batte bandiera delle Cayman. Ha fatto fortuna acquistando a prezzo stracciato la Uralkali, una società che produce fertilizzanti a base di potassio estratto dalle miniere degli Urali, comprando le azioni dagli operai in cambio di vodka e Lada. Finito in carcere per 10 mesi con l'accusa di aver ordinato l'omicidio del proprietario di un'azienda chimica concorrente, ne esce pagando una cauzione da 150 euro prima di essere scagionato perché un testimone chiave si ritira. Apre a Ginevra una società di trading e inizia a finanziare la Fondazione (controllata direttamente dal presidente russo) che sostiene gli sport olimpici, in cui è coinvolto anche Abramovich. Tra il 2011 e il 2011 cede le azioni del gruppo Uralkali per 5,3 miliardi di dollari: tra gli acquirenti anche Suleiman Kerimov, patron dell’Anzhi FC. Rybolovlev ha pagato 50 milioni per i privilegi fiscali di cui gode la squadra rispetto alle rivali francesi, dopo un accordo con la lega molto contestato dallo sceicco Al Thani, l'emiro proprietario del PSG, mentre suo padre si è comprato pure lui un'isola sullo Ionio, vicina a quella di Rybolovlev.

I miliardi del Qatar – Nella culla della civiltà mondiale c'è tutto il senso del nuovo mondo calcistico. Parigi e la Francia sono diventati la privilegiata terra di conquista degli emirati del Qatar. L'attuale emiro, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, controlla il Qatar Sports Investments (QSI), che ha comprato il Paris Saint-Germain. Il presidente del PSG, Nasser Al-Khelaifi, è anche il presidente di beIn Media Group, declinazione del network di Al Jazeera Sports, entrato nel mercato televisivo europeo nel 2012 con il lancio di beIn Sports. L'acquisizione del PSG viene celebrata con un pranzo ufficiale insieme all'allora premier Sarkozy e a Michel Platini, che ha avuto un peso rilevante nell'assegnazione dei Mondiali 2022 al Qatar, un risultato figlio di una capillare campagna di corruzione che conferma come il calcio sia ancora una imprescindibile leva per il potere e per il consenso. Platini è però in conflitto di interessi perché il figlio Laurent è responsabile europeo di un nuovo marchio qatariota di abbigliamento sportivo, Burrda Sport, creato nel 2007 e di proprietà del solito sceicco Al Thani, che ha contratti di sponsorizzazioni con le nazionali del Belgio e della Tunisia, con l'Al Sadd, il Nizza e importanti squadre di rugby, come i Northampton Saints, i Llanelli Scarlets del Galles, il Biarritz e il RC Toulon (vincitore della Heineken Cup).

Hard e soft power – Burrda è espressione del lato “soft” del potere qatariota, che si estrinseca soprattutto nell'accademia Aspire, che ha due sedi, in Senegal e a Doha, e osserva centinaia di migliaia di giovani in Africa, in Vietnam, in Paraguay e Thailandia. I giovani più promettenti vengono ora dirottati in Belgio, al KAS Eupen, squadra di seconda divisione che i qatarioti hanno acquistato per consentire ai ragazzi dell'accademia di fare esperienza.

Duello spagnolo – Nella politica di espansione qatariota e araba si ritrova anche un tentativo di una nuova reconquista della Spagna, dopo la cacciata dei Mori dai regni andalusi. Prima, nel 2011, la Qatar Foundation ha versato 150 milioni di euro per diventare il primo sponsor di sempre sulle maglie del Barcellona. L'accordo quinquennale si allarga, dopo due anni, e diventa un contratto quadro: per ulteriori 96 milioni Qatar Airways mette il suo nome anche sulla facciata e sui seggiolini del Camp Nou e avrà uno spazio nel museo della squadra. La risposta è arrivata dall'IPIC, International Petroleum Investment Company, il fondo di investimento controllato dall’emirato di Abu Dhabi, che ha offerto 25 milioni a stagione fino al 2034 per i “naming rights” del Santiago Bernabeu. Lo stadio del Real Madrid, che a Abu Dhabi ha aperto un'accademia e ha già un contratto di sponsorizzazione delle maglie con la compagnia Emirates, potrebbe insomma chiamarsi “Abu Dhabi Stadium” o, come spiega Marca, “Abu Dhabi Bernabeu”, almeno all'inizio.

City of Mansour – Da Abu Dhabi arriva anche lo sceicco Mansour, uno dei 5 figli dell'uomo che ha inventato gli Emirati Arabi Uniti. Da quando ha acquistato il Manchester City nel 2008 per 237 milioni di euro, con un patrimonio stimato in 1000 miliardi di dollari, è un personaggio chiave di un paese che racchiude il 9% delle riserve mondiali di petrolio. Condannato dalla Uefa a pagare 60 milioni per aver infranto le norme sul fair play finanziario, ha stipulato un accordo di sponsorizzazione per lo stadio dei Citizens da 400 milioni in 10 anni con la Etihad, la compagnia aerea di proprietà della famiglia. Ha speso un miliardo o giù di lì in campagne acquisti e investito 150 milioni in una futuristica cittadella dello sport che, in quanto investimento sul settore giovanile, è detraibile dai passivi. A Manchester è arrivato grazie ai consigli di Amanda Staveley, fra le donne più potenti della Gran Bretagna, che ha intascato 10 milioni di sterline per la commissione. E da Manchester è partito per la conquista del mondo. Ha iscritto nel bilancio 30 milioni di utili per la vendita della proprietà intellettuale del nome City a parti terze, il New York City, la seconda squadra della Grande Mela che debutterà nel 2015 con David Villa in attacco, e gli ex Melbourne Hearts. E chi c'è dietro queste due squadre? Sempre lui, lo sceicco Mansour. La strada ormai è tracciata. Dove porterà? La risposta è semplice: segui i soldi.

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