Per la panchina della Juventus il cambio di paradigma che scaturirà dal dopo-Allegri sembra ormai scritto. È già infatti nelle voci ricorrenti che pongono Guardiola in cima alle preferenze di Paratici, seguito da Sarri e, più distanziato, da Pochettino. Punti in comune dei tre: la ricerca della vittoria attraverso il gioco. Insomma un potenziale salto della barricata per i bianconeri che li porterebbe allo storico passaggio dalla schiera dei "risultatisti" a quella dei "giochisti". Un'altra via sembra possibile, insomma, per provare a raggiungere la Champions dopo i ricorrenti tentativi portati avanti da Allegri.

Ma al netto delle presunte preferenze, al momento il nome più accreditato e raggiungibile sembra essere quello di Maurizio Sarri. L'ex tecnico del Napoli ora al Chelsea, atteso dalla finale di Europa League del 29 maggio (derby di Londra con l'Arsenal), sembra aver convinto i vertici di Madama grazie alla sua visione tattica, alla serietà e al culto del lavoro che lo hanno premiato nella lunga gavetta e soprattutto in virtù dell'opportunità derivante dalla sua idea di calcio di rilanciare alcuni elementi che, fosse rimasto Allegri, sarebbero stati destinati alla partenza.

Piano B ma profilo molto apprezzato

Dietro il sogno Guardiola (sul cui addio si sono registrate le ripetute le smentite del Manchester City), Sarri si propone dunque come profilo raggiungibile, concreto e soprattutto apprezzato da quadri dirigenziali (Nedved in testa), giocatori (tra gli altri Rugani, plasmato proprio dal tecnico toscano a Empoli) e anche da una parte dei tifosi. A proposito di quest'ultimi, in particolare, non è mai mancata una fazione che, negli anni, ha sollevato dubbi (e anche critiche spesso ingenerose) sull'efficacia del gioco juventino, attribuendo proprio alla qualità vista a sprazzi il mancato raggiungimento degli ambiti traguardi europei. Un aspetto sul quale Sarri sembra offrire ampie garanzie e rispetto al quale, però, è ugualmente comprensibile anche il senso di smarrimento che altri supporter bianconeri hanno manifestato proprio per effetto del possibile cambio radicale di mentalità.

Higuain, Pjanic e gli altri big di nuovo in auge

Ma come anticipato, l'arrivo di Sarri porterebbe con sé anche il ritorno in prima fila di giocatori che, a valle degli iniziali piani di conferma di Allegri, sembravano ai saluti. Sintomatico che, proprio in concomitanza con il rincorrersi di voci sull'arrivo dell'ex Napoli, Dybala abbia manifestato apertamente la volontà di restare a Torino. Facile immaginare per lui un percorso simile a quello che aveva portato Insigne a diventare un cecchino infallibile sotto porta (anche 18 gol per lui). A far compagnia all'argentino potrebbe essere anche il connazionale Higuain, pupillo di Sarri che farebbe valere il contratto ancora in essere tra il Pipita e la Juventus. Per non parlare poi di Pjanic, che nei piani del tecnico si troverebbe a ricoprire il ruolo dell'altro pupillo Jorginho, il già citato Rugani e l'esterno d'attacco Douglas Costa, da sempre molto apprezzato ma reduce da un'annata decisamente negativa.

La Juventus di Sarri

Come giocherebbe quindi la Juventus con Sarri? I moduli di riferimento del tecnico sono due: il 4-3-1-2 che risale ai tempi di Empoli, in cui l'arrivo di Saponara a gennaio pose il sigillo sulla salvezza dei toscani, e il 4-3-3 marchio di fabbrica del periodo napoletano che ha in Mertens l'esponente più efficace, vista la sua trasformazione in bomber. Sulla difesa a 4, dunque, non si deroga: il tandem Chiellini e Bonucci sarà la base di partenza, con Rugani pronto a guadagnarsi spazi importanti. In mediana Pjanic agirebbe da schermo, con Emre Can a vestire i panni dell'Allan napoletano e Ramsey da Hamsik/Zielinski. In attacco Cristano Ronaldo e Dybala esterni con Higuain a riempire l'area.