Sappiamo ciò che ha detto dopo la partita, ma non si è ancora capito con precisione quali siano state le parole che abbiano convinto l'arbitro a estrarre dal taschino il cartellino rosso. A neanche ventiquattr'ore dall'eliminazione della Juventus dalla Champions League, a tener banco è infatti ancora il comportamento di Gigi Buffon dopo l'assegnazione del rigore che ha mandato in frantumi il sogno bianconero.

Chi lo conosce sa che difficilmente perde le staffe in questo modo. Chi ha giocato a calcio, invece, sa bene che reazioni di questo tipo possono capitare anche al giocatore più corretto ed educato. Nonostante le riprese televisive, non è però ancora chiaro cosa Buffon abbia detto (probabilmente in inglese) al direttore di gara. Ciò che invece salta all'occhio, grazie ad una inquadratura più stretta, è il suo insulto in italiano ("Ma vai a cacare") rivelato dal labiale inequivocabile.

La pressione psicologica

Se qualcuno è rimasto colpito dall'atteggiamento aggressivo e dalle parole di Gigi Buffon, peraltro comprensibile vista la modalità con la quale la Juventus è uscita di scena, forse non sa che fu proprio il capitano della Juventus a chiedere in passato ai suoi compagni una maggiore pressione psicologica sugli arbitri: cosa che, tra l'altro, è sempre stata contestata alla squadra bianconera sin dai tempi del famoso scandalo di Calciopoli e durante la gestione di Antonio Conte.

"Quando vedo che facciamo gol e vedo 18 giocatori avversari andare a protestare e da noi non va nessuno, beh, la cosa mi fa un po' incavolare – dichiarò Buffon alla "Gazzetta dello Sport" – Mi fa molto piacere l’educazione dei miei compagni, ed è anche la mia, però è anche un qualcosa che da un altro punto di vista accetto meno volentieri. Sempre con rispetto ed educazione, ma ogni tanto occorre farsi sentire".