Benitez, Sarri e poi Ancelotti, e la capacità di restare immune ai cambiamenti e sapersi adattare a tutti i sistemi di gioco proposti. Questa, la storia di José Maria Callejon, di ruolo esterno destro offensivo, attaccante centrale, seconda punta ma anche, all’occorrenza, centrocampista di destra, indifferentemente a quattro o a cinque.

E, pure, automa, stakanov azzurro fino all’arrivo della nuova gestione ancelottiana che, in poco tempo, ha saputo ridisegnare i compiti ed il minutaggio del nativo di Montril. Meno minuti, qualche metro più indietro in campo, qualche turno di riposo in più e ancora tanta, tanta qualità sul rettangolo verde. Le statistiche, lo condannerebbero: 0 gol, 13 presenze e solo 1.001’ di gioco ma gli studiosi del gioco lo esaltano. I numeri, infatti, non spiegano la sua importanza nell’economia generale di squadra e nei nuovi meccanismi tattici di mister Ancelotti.

Esterno di centrocampo, il #7 è prezioso anche con Ancelotti

Nuova stagione, nuova gestione, nuovi compiti per Calleti che, come detto, grazie al suo camaleontismo, non subisce l’effetto dei cambiamenti ma anzi resta al centro di ogni singolo progetto tecnico passato per Napoli dal lontano 2013 ad oggi. Nel mezzo, 270 gare ufficiali, oltre 21mila minuti di impiego, 74 reti e ben 73 assist. E poi una trasformazione, l’ennesima della sua straordinaria carriera, che ha avuto il solo torto di svilupparsi nell’era della grande Spagna, e quindi senza troppe soddisfazioni con la Roja (solo 5 caps con le Furie Rosse), che lo conduce un po’ più indietro rispetto all’usuale posizione di esterno alto in un più globale 4-3-3.

In avvio di annata è continuità col recente passato e poi, proprio qualche settimana dopo, la ‘riforma’ ancelottiana: 4-4-2 e Callejon esterno a centrocampo. Arriva la Champions, più precisamente il Liverpool al ‘San Paolo’, ed il tuttofare iberico trasloca ancora: stavolta largo a destra ma in una mediana a cinque.

Trasloca ma non perde di efficacia e seppur meno pericoloso davanti alla porta avversaria, anche per la più ampia distanza da percorrere per arrivare nella 16 metri rivale, difende, aiuta i suoi, mette insieme diagonali perfette e, pure, attacca, invade il primo quarto nemico e mette a segno assist: ben 8. Insomma, la trasformazione è perfetta e il classe ‘87 risponde, come al solito, al meglio, ritorna al passato, quello remoto della cantera madrilena, e ritrova la destra (a centrocampo) e quel feeling con la corsia, forse, mai per davvero perso. Meno attaccante sì, più difensore ma sempre con grande quantità, qualità e voglia. Quella dei grandi, dei top player che esaltano il pubblico per generosità, cuore, determinazione e professionalità.

Gioca meno non segna ma Callejon è sempre al top. Già 8 gli assist

La sua evoluzione agli ordini di Ancelotti però, non si limita solo alla posizione in campo ma anche ad una sua diversa gestione nel corso di questo avvio di stagione. Ed i numeri, che ora sì tornano utilissimi, ci raccontano di un Callejon diverso, più umano e meno automa. Un Callejon non più costretto a scendere sempre in campo e a non subire gli effetti delle rotazioni, con uno spagnolo, ora, più riposato e, dunque, all’alba delle 32 primavere, prontissimo per l’uso, specie nelle gare di cartello.

Ben 485 minuti di gioco e cinque gare in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso con sì sette gol in meno, figli anche della nuova posizione sul rettangolo verde, ma anche due passaggi vincenti in più con i suoi proverbiali movimenti a ombrello, a tagliare dietro le linee nemiche, marchio di fabbrica ancora utile e, dunque, proficuo con tanti suggerimenti al centro per i vari Mertens e Insigne. Insomma, lo spagnolo c’è e si rivela essere, pur con una forma nuova, prezioso ed imprescindibile anche con Re Carlo.