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15 Maggio 2015
21:29

Calcio femminile, in campo con 15 minuti di ritardo per protestare contro Belloli

Dopo le frasi offensive attribuite a Belloli, che però smentisce tutto, l’AIC ed il movimento femminile chiedono tutela per le proprie tesserate.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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calcio femminile

Non accenna a placarsi la protesta del calcio femminile italiano dopo le parole di Felice Belloli, presidente della LND, riportate in un verbale del 5 marzo scorso nel quale avrebbe detto "Basta dare soldi a queste quattro lesbiche". Nonostante la smentita ufficiale rilasciata all'ANSA, nella quale Belloli ha negato di aver pronunciato questo parole, il mondo del calcio in rosa si è mobilitato per fare quadrato alle proprie tesserate. Anche l'AIC è scesa in campo, annunciando che le gare di domani inizieranno con 15 minuti di ritardo per "protesta nei confronti di un persistente atteggiamento discriminatorio e denigratorio nei confronti delle tesserate".

I campionati di Serie A e di Serie B sono terminati la scorsa settimana, ma domani scenderanno in campo ben sei squadre tra playout salvezza (derby romagnolo a Milano Marittima tra la Riviera di Romagna ed il San Zaccaria) e semifinali di coppa Italia (altro derby, tutto lombardo, tra Brescia e Mozzanica da una parte e sfida tra le friulane del Tavagnacco e le laziali della Res dall'altra parte del tabellone). Gare che sarebbero dovute iniziare rispettivamente alle 15 (il playout) ed alle 16 (la Coppa Italia), ma che invece slitteranno di quindici minuti. "Si rende necessaria una riflessione sull'adeguatezza dei dirigenti preposti alla tutela del movimento", ha spiegato ancora l'AIC. Ma per domani sono attese anche altre forme di protesta da parte di tifosi e calciatrici: probabile una contestazione verso il presidente Belloli che, da parte sua, continua a negare di aver mai pronunciato quelle parole, sfidando anche gli altri presenti alla riunione del 5 marzo (tra cui 6 presidenti di squadre femminile) a dimostrare che lui le abbia effettivamente pronunciate. La Procura Federale continua ad indagare.

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