La Milano rossonerazzurra non c'è più, quella capace di alzare al cielo 10 Coppe dei Campioni in 60 anni, quella dei club più titolati al mondo e quella dei Triplete, quella che si poteva vantare – era il 2007 non cent'anni fa – di festeggiare contemporaneamente una lo scudetto, l'altra la Champions League, rubandosi la scena a colpi di trofei, mentre per gli altri non restava che l'invidia e le briciole. Ne è rimasta la cenere mischiata a polvere. Una discesa costante verso l'apatia, l'esclusione dalle Coppe, un disamore infine ratificato da dirigenze straniere, con le storiche famiglie dei nostri storici imprenditori che hanno alzato (Moratti verso Thohir) o stanno alzando bandier bianca (Berlusconi verso Mr Pink).

Un derby provinciale

Questa è la Milano attuale, non più da bere ma da contestare, dove da una sponda del Naviglio i tifosi si barricano dietro lo sciopero in curva al grido di #SavetheMilan e sull'altra in contempornea arriva forte il messaggio di insofferenza tra un #mazzarrivattene a un #mancinivattene. E in tutto questo, c'è da giocarsi un derby, una stracittadinaa che non ha alcun senso: che si vinca o che si perda, tutto resterà come prima. Un po' peggio per i vinti, un po' meglio per i vincitori ma nulla cambierà. Perché ad aprile sia Milan che Inter sono fuori da tutto e si fronteggiano da un paio di anni ad oggi non più rubandosi la scena a suon di vittorie ma tra chi conquista una stagione in più fuori dalle Coppe.

Pazza Inter a pezzi

L'eterna pazza Inter a pezzi dallo storico maggio 2010. In poco meno di cinque anni, ad Appiano sono riusciti a disintegrare tutto ciò che si era riusciti a mettere in piedi sulla scia di Calciopoli, approfittando delle disavventure juventine e delle altre squadre dilaniate dalle penalizzazioni. Audaci – come vuole la Fortuna – prima con Mancini che ha posto le basi, poi con Mourinho architetto dell'acme; pavidi nello smantellare gli eroi del Triplete, sballottarsi tra improbabili allenatori, perdendo il perdibile. E riavvolgendo il nastro fino al ritorno di Mancini. Che deve ricostruire, dal fondo.

Dal Triplete a Jonathan

Una squadra tecnicamente povera, tatticamente inadatta che si affida ai singoli perché il collettivo è mediocre. Carrizo, Campagnaro, Andreolli, Jonathan, Nagatomo, Kuzmanovic, Obi, Podolski, tutti giocatori che non avrebbero potuto vestire la maglia nerazzurra ma di cui oggi si vorrebbe il colpo in più, quello risolutore che non hanno nel loro dna. Da loro, Mancini ripartirà, vendendoli. E con loro ci sarà anche posto per qualche presunto top-player come Handanovic, Kovacic, Icardi. Che scenderanno intanto a giocarsi il derby, nella speranza di raccogliere almeno 90 minuti di gloria, nolenti o volenti viste le ultime defezioni tra infortuni e squalifiche

Un Diavolo dalle corna spuntate

L'ex club più titolato che ostenta con malcelato orgoglio l'effige dell Champions sulla spalla, più per ricordarlo ai propri tifosi e a se stessi, sembra più attento alle evoluzioni che possono prendere le fronde dirigenziali che a darsi (e dare) spiegazione del perché di giocatori presunti fuoriclasse e che vestendo il rossonero si sono trasformati in Pollicino. Destro, El Shaarawy, Cerci, Honda: vecchie e nuove conoscenze ai margini del progetto tecnico dove si sta navigando a vista da tanto, troppo tempo. Figlio della scelta di far sedere sua Maestà Superpippo troppo presto, utilizzato più che per convinzione per necessità di allontanare un altro ex figliol prodigo, Clarence Seedorf.

Da Van Basten a van Ginkel

Oggi più nero che rosso appare il presente e il prossimo futuro: un progetto tecnico non si ha, i punti interrogativi sono più delle certezze. A partire dalla panchina dove un giorno sì e uno anche Inzaghi è chiamato all'ultima spiaggia, dove si susseguono in una novena infinitaa papabili sostituti in base ai quali cambiano voci e prospettive di mercato. Intanto, si scende in campo con De Jong e Mexes, Abate e Van Ginkel, Muntari, Poli. Una banda di ragazzi che probabilmente non ha futuro perché la nebulosa tecnica non prevede nessuno dei su citati malgrado non si abbiano ad oggi altre strade percorribili.